50
dalla Francia. Ciò era quanto apparentemente intendeva fare il duca d’Orléans;
se non fosse stato ferito e reso inabile durante la battaglia, avrebbe ordinato alle
truppe di ritirarsi verso est
85
. In effetti, nonostante la grave sconfitta intorno alle
mura di Torino, non tutto era perduto per l’esercito franco-spagnolo in Italia.
Un’armata borbonica integra occupava ancora il ducato di Milano e guarnigioni
borboniche controllavano le fortezze in Lombardia, a Mantova e negli stati circo-
stanti. L’8 settembre, giorno successivo alla battaglia di Torino, a Castiglione delle
Stiviere il generale francese Médavi sgominò un contingente di soldati dell’Assia
in marcia per raggiungere l’esercito del principe Eugenio in Piemonte. Battere le
forze borboniche in Lombardia, soprattutto se fossero state rinforzate dalle
migliaia di soldati in fuga da Torino, avrebbe richiesto almeno un altro anno di
campagna da parte degli eserciti imperiale e sabaudo e durante tale intervallo di
tempo Luigi XIV, volendo, avrebbe potuto inviare una nuova armata per appog-
giare le sue truppe.
Dopo la sconfitta di Torino, invece, Luigi XIV decise di rinunciare alla partita e
abbandonò il teatro italiano. Aveva bisogno dei contingenti dispiegati in Italia per
difendere il confine settentrionale pericolosamente esposto dopo Ramillies e ripri-
stinare l’incerta posizione di Filippo V in Spagna. Alla fine di giugno 1706 l’eserci-
to dell’arciduca Carlo aveva occupato Madrid e Saragozza. Filippo V riconquistò
presto la capitale, ma Carlo stava rafforzando il proprio dominio nella Spagna
orientale e avrebbe potuto invadere la Castiglia in ogni momento attraversando la
frontiera portoghese. Perciò Luigi XIV non tentò di ricostruire il suo esercito in
Italia. Riordinò le truppe nei quartieri invernali nei dintorni di Susa – ancora nelle
sue mani – o le disperse nel Delfinato. La primavera successiva molti di essi avreb-
bero marciato alla volta della Spagna per risollevarvi le sorti delle monarchie bor-
boniche. Anche Médavi fu richiamato dalla Lombardia
86
. L’esercito borbonico e le
guarnigioni dell’Italia settentrionale furono abbandonati al loro destino e il princi-
pe Eugenio e Vittorio Amedeo non persero tempo ad attaccarli. A Verrua, Chivas-
so, Vercelli e Ivrea le popolazioni locali insorsero e all’approssimarsi delle truppe
di Vittorio Amedeo cacciarono le guarnigioni francesi. Pinerolo e Asti caddero in
rapida sequenza. Quindi Vittorio Amedeo si unì al principe Eugenio nella conqui-
sta della Lombardia. Alla fine di settembre raggiunsero Milano. I magistrati conse-
gnarono loro la città, mentre la guarnigione borbonica si asserragliava nel castello
dove resistette per diversi mesi. Prima della fine dell’anno tutto il Piemonte, eccet-
to Susa, era stato riconquistato e la maggior parte della Lombardia e del ducato di
Mantova era caduta in mano degli alleati
87
. Il processo fu completato dalla resa
della guarnigione di Milano e sancito da un armistizio che garantiva l’evacuazione
delle residue forze borboniche nell’Italia settentrionale, il 13 marzo 1707
88
.
In realtà queste vittorie non potevano nascondere le profonde divisioni che ave-
vano cominciato a manifestarsi fra Vittorio Amedeo e l’imperatore, ma anche con
il cugino principe Eugenio, per il quale la lealtà familiare in quanto principe
sabaudo contava molto meno di quella verso la casa d’Asburgo. Ora che il comu-
ne nemico era stato sconfitto, le tensioni fra i due, latenti fin dalla firma dell’al-
leanza nel 1703, vennero alla luce. Le differenze vertevano in particolar modo su
85
L’8 settembre giunse a Pinerolo, «molto irritato di non aver realizzato il piano di conquistare il castello di Mon-
calieri e aprirsi un varco per poter ritornare a Valenza o ad Alessandria»: L
OUIS
S
AINT DE
S
AINT
-S
IMON DE
R
OU
-
VROY
,
Mémoires
, a cura di Arthur de Boislisle, 23 voll., Paris: Hachette, 1879-1919, XIV, p. 59. Si veda J.-J. P
ELET
,
F.-E.
DE
V
AULT
,
Mémoires militaires relatifs à la succession d’Espagne sous Louis XIV
cit., VI, pp. 116-118.
86
A. S
ALUZZO DI
M
ONESIGLIO
,
Histoire militaire du Piémont
cit., V, p. 214. Però Médavi potè tornare in Francia
solo dopo la conclusione dell’armistizio con il principe Eugenio il 13 marzo 1707.
87
D. C
ARUTTI
,
Storia del regno di Vittorio Amedeo II
cit., pp. 334-335.
88
In C. S
OLARO DELLA
M
ARGARITA
(a cura di),
Traités publics de la Royale Maison de Savoie avec les puissances
étrangères depuis la paix de Cateau-Cambrésis jusqu’à nos jours
cit., II, pp. 249-269. L’accordo prevedeva anche l’e-
vacuazione delle truppe borboniche dai ducati di Mantova e Mirandola.




