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trionale del Po. Anch’essi si dirigevano alla massima velocità verso Torino per

rafforzare gli assedianti e tentare di prendere la città prima che Eugenio potesse

soccorrerla. Il 27 agosto la loro avanguardia entrò in contatto con l’esercito asse-

diante, comandato di nuovo da La Feuillade. Il giorno seguente il principe Euge-

nio riunì le proprie truppe alla piccola armata di Vittorio Amedeo a Carmagnola.

I due principi sabaudi lavoravano ora in stretta cooperazione per sconfiggere il

nemico comune. Questa armonia si sarebbe presto dissolta, però, una volta otte-

nuta la vittoria.

L’assedio di Torino entrò nella fase culminante. Da metà agosto il bombarda-

mento francese della cittadella e dell’opera a corno raddoppiò d’intensità. Gli

assedianti sapevano che l’esercito del principe Eugenio si stava avvicinando velo-

cemente ed erano intenzionati a prendere la città prima che questi potesse soc-

correrla. Rafforzati dall’arrivo delle truppe al comando di Orléans e Marsin, lan-

ciarono un disperato assalto la notte del 28 agosto, che i difensori respinsero con

grande difficoltà grazie a un durissimo contrattacco il giorno seguente. Attacca-

rono di nuovo, senza successo, il 31 agosto. I difensori fecero buon uso delle

contromine per fermare questi attacchi e fu durante questa accesa guerra sotter-

ranea che Pietro Micca si sacrificò per evitare che un reparto di granatieri fran-

cesi penetrasse nelle gallerie sotto la cittadella. Gli attaccanti subirono perdite

molto ingenti. Il 1° settembre i comandanti francesi decisero di non poter

rischiare ulteriori assalti; dovevano prepararsi per l’attacco che sapevano sareb-

be presto giunto, ora che il principe Eugenio e Vittorio Amedeo avevano unito

le forze. In un consiglio di guerra, Orléans sostenne l’ipotesi di attaccare subito

il nemico; la vittoria avrebbe inevitabilmente condotto alla caduta di Torino.

Facendo riferimento a un ordine segreto di Luigi XIV, invece, Marsin rifiutò di

arrischiare una battaglia. Gli assedianti restarono perciò sulla difensiva, sempre

continuando a bombardare la cittadella.

Il 2 settembre il principe e il duca osservarono le linee d’assedio borboniche dalle

alture di Superga e formularono i piani d’attacco. Decisero di dirigere l’assalto

Giuseppe Pietro Bagetti,

Battaglia di Torino

, tempera

su cartone (Torino, Palazzo Reale).