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due punti: la cessione di territorio concordata nel trattato di alleanza e le priorità
da seguire nella futura condotta della guerra. Mano a mano che tali divergenze si
acuivano, Vittorio Amedeo si avvicinava alle potenze marittime, e specialmente
all’Inghilterra; contava infatti che queste avrebbero fatto pressioni sull’imperato-
re per l’adempiere ciò che riteneva fosse previsto nel trattato. In parallelo, egli
sosteneva il progetto, promosso dal governo inglese, di un’invasione della Fran-
cia meridionale, contro la richiesta dell’imperatore che la priorità fosse data alla
guerra in Italia, in particolar modo alla conquista di Napoli.
Per Marlborough, la vittoria a Torino apriva la strada all’attacco a Tolone, a lungo
progettato
89
. Appena la notizia di tale vittoria giunse a Londra, il governo inglese
pose la spedizione a Tolone in cima alle proprie priorità per la successiva campa-
gna nel Mediterraneo. In una lettera al suo ambasciatore a Londra del 15 novem-
bre 1706 Vittorio Amedeo si dichiarava pronto a unirsi all’impresa, ma allo stes-
so tempo attirava l’attenzione su un problema che lo preoccupava sempre più: il
rifiuto dell’imperatore di cedergli il Vigevanasco. Sottolineava che era interesse
dell’Inghilterra rafforzare lo stato sabaudo, così da costituire una barriera contro
la Francia, facendo in modo che potesse ottenere i territori promessigli dall’im-
peratore nel 1703
90
. La disputa crebbe rapidamente d’intensità. All’inizio del
1707 Vittorio Amedeo chiese che l’imperatore gli cedesse le terre gonzaghesche
del Monferrato, come previsto dal trattato. Giuseppe dapprima rifiutò ma poi, un
anno dopo, si decise a cederle
91
. Nel frattempo stava sorgendo una nuova dispu-
ta a proposito dei feudi imperiali delle Langhe che il duca reclamava, ma che l’im-
peratore non voleva cedere. Le relazioni fra i due stati, nominalmente alleati, si
stavano rapidamente deteriorando fino al punto di trasformarsi in aperta ostilità,
tanto che nel 1710 le potenze marittime dovettero intervenire come mediatrici
92
.
Fu questo il principale esito della vittoria di Torino: l’ambizione di Vittorio Ame-
deo di espandersi verso est in Lombardia – obiettivo secolare della politica sabau-
da – si era scontrato frontalmente con i progetti di Giuseppe I di consolidare il
proprio dominio sul Reichsitalien e sul gioiello della corona, il ducato di Milano.
Per l’imperatore, ciò rappresentava la principale ricompensa per la vittoria di
Torino ed era riluttante a cedere alcunché di questi guadagni al duca di Savoia
che considerava, giustamente, una minaccia alla supremazia della casa d’Asburgo
nell’Italia settentrionale appena affermata. Il principe Eugenio condivideva l’opi-
nione dell’imperatore che Vittorio Amedeo era un pericoloso rivale dell’egemo-
nia imperiale sul Reichsitalien ed era contrario a ogni concessione territoriale a
vantaggio dei Savoia
93
. Ma le ambizioni territoriali dell’imperatore andavano oltre
l’Italia settentrionale e il consolidamento del controllo asburgico sul Reichsita-
lien. Volgendo a proprio profitto la vittoria di Torino, egli intendeva far seguire
alla conquista della Lombardia quella di Napoli, che anche la casa d’Asburgo
reclamava come parte dei domini imperiali in Italia
94
.
Il duca di Marlborough e il principe Eugenio, in Jean
Dumont,
Histoire militaire du prince Eugène de
Savoye, du prince et duc de Marlborough [...]
(BCT,
413 D 3, vol. III, dopo p. 210b).
89
Marlborough a Hensius, 27 settembre 1706, in B.
VAN
’
T
H
OFF
(a cura di),
The Correspondence 1701-1711
cit.,
p. 270. Si veda Brianzone a Vittorio Amedeo, 1 ottobre 1706, in
CGP
, V, pp. 581-583. La lettera di congratulazio-
ni della regina Anna a Vittorio Amedeo, 28 settembre 1706, trasmetteva il medesimo messaggio; si veda B
EATRI
-
CE
C. B
ROWN
(a cura di),
The Letters and Diplomatic Instructions of Queen Anne
, London: Cassell, 1935, p. 201.
90
Vittorio Amedeo a Brianzone, 15 novembre 1706, in
CGP
, V, pp. 496-499. Giuseppe I rifiutava anche di com-
pensare Vittorio Amedeo per il pagamento delle truppe imperiali in Piemonte a partire dal 1703, che egli doveva
pagare secondo i termini del trattato. Si veda C. I
NGRAO
,
In Quest and in Crisis
cit., p. 89.
91
Ferdinando-Carlo II di Mantova fu dichiarato vassallo disobbediente dell’imperatore il 30 maggio 1708, sancen-
do la confisca delle terre che permise il passaggio delle terre gonzaghesche del Monferrato a Vittorio Amedeo.
92
Su questa disputa e sui tentativi di mediazione anglo-olandesi, si veda G
IOVANNI
T
ABACCO
,
Lo Stato sabaudo nel
Sacro Romano Impero
, Torino: Paravia, 1939, p. 146 e sgg.; D. C
ARUTTI
,
Storia della diplomazia della Corte di
Savoia
cit., III, pp. 373-390.
93
Sulla politica di Giuseppe si veda K.O.
VON
A
RETIN
,
Das alte Reich
cit., II, p. 196 e sgg., e M. B
RAUBACH
,
Prinz
Eugen von Savoyen
cit., II, p. 168 e sgg.
94
Tecnicamente Napoli era parte dell’eredità spagnola reclamata dall’arciduca Carlo, ma secondo i termini dei
patti familiari segreti del 1703 essa non apparteneva a lui, bensì a Giuseppe.




