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un’imposizione cui non aveva intenzione di sottostare, o se la decisione di ribel-
larsi sia maturata col tempo. Certo un momento di svolta nella sua vita fu la cata-
strofe che travolse la madre nel 1680, quando Eugenio aveva sedici anni: Olimpia
Mancini, coinvolta nell’affare dei veleni, minacciata d’un processo e fors’anche
della pena capitale, fuggì precipitosamente da Parigi e riparò all’estero, nei Paesi
Bassi austriaci, dove avrebbe trascorso quasi tutto il resto d’una lunga vita. Senza
indulgere in speculazioni psicologiche, è un fatto che con la rovina della madre
Eugenio si ritrovava ancora più a corto di risorse, e virtualmente privo d’una posi-
zione sociale. Tirò avanti ancora tre anni prima di trovare la determinazione per
cambiare il suo destino: il 26 febbraio 1683 smise l’abito talare, si vestì «in abito
secolare... protestando che non lo cambierebbe», come riferisce l’ambasciatore
sabaudo a Parigi, conte Ferrero della Marmora, e cercò di convincere la nonna,
da cui dipendeva finanziariamente, ad accettare la sua decisione. Avutone un
Monsieur le Prince Eugene de Savoye
, incisione in
rame (ASCT,
Nuove acquisizioni
).




