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Scheda: Luogo - Tipo: Edifici monumentali

Villa della Regina, già Vigna del Cardinal Maurizio di Savoia

Tra le residenze della corona di delitie, la “vigna” (residenza collinare caratterizzata da un’area a vigneto) è dalla prima metà del Settecento dimora preferita di molte consorti dei sovrani sabaudi. La prima è Anna d’Orleans, moglie di Vittorio Amedeo II, da cui la denominazione “Villa della Regina”. Il complesso, esito della progettazione congiunta di villa e giardino, si distingue per lo scenografico teatro d’acque (sistema di fontane e grotte).


Lat: 45.058069644098396 Long: 7.708330750465393

Costruzione: 1615

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    Il complesso collinare, costituito da edificio aulico, rustici, giardini e pertinenze agricole, viene fatto realizzare a partire dal 1615 dal cardinale Maurizio di Savoia (1593-1657), secondogenito del duca Carlo Emanuele I (1562-1630) e ambasciatore presso la Santa Sede. Il progetto, attribuito all’architetto e ingegnere militare Ascanio Vitozzi (1539-1615), si rifà al modello delle ville romane e coinvolge in forma unitaria fabbrica principale e giardini: la villa, baricentrica rispetto ai limiti della proprietà, si colloca sul prolungamento ideale di quello che nel secondo Seicento sarà l’asse portante dell’ampliamento orientale di Torino (attuale via Po). L’asse attraversa idealmente il salone d’onore fino ad attestarsi sul “belvedere” posto in cima all’esedra terrazzata del giardino retrostante la villa.

    L’edificio è ampliato alla morte del cardinal Maurizio da sua moglie, la principessa Ludovica, con la costruzione di quattro padiglioni angolari. A fine Seicento diventa dimora preferita di Anna d’Orleans (1669-1728), moglie di Vittorio Amedeo II (1666-1732), da cui il nome “Villa della Regina”. In seguito all’acquisizione del titolo regio da parte dei Savoia (1713) villa e giardino vengono coinvolti in un processo di ridefinizione aulica affidato al Primo Architetto di S. M. Filippo Juvarra, i cui progetti vengono attuati e portati a termine dopo la sua partenza per Madrid dal suo allievo e collaboratore Giovanni Pietro Baroni di Tavigliano (1705-1769): le principali architetture decorative del giardino sono soggette ad abbellimenti o rifacimenti (il “belvedere”, il padiglione dei Solinghi e la “Rotonda”, rimasta incompiuta) e viene valorizzato il secondo piano dell’edificio con la realizzazione di terrazze di collegamento con il giardino superiore. Tra il 1760 e il 1780 vengono ampliati ed edificati nuovi spazi di servizio (le scuderie, il corpo di guardia e il Palazzo Chiablese, poi demolito nel secondo dopoguerra). L’unitarietà fra edifici, giardini e parti produttive della “vigna”, progettata a inizio Seicento, viene tuttavia rispettata da tutti gli interventi attuati successivamente. Nel 1865 la Villa viene destinata da Vittorio Emanuele II (1820-1878) all’Istituto Nazionale per le Figlie dei Militari e adibita a collegio femminile. Dopo la soppressione dell’ente nel 1975, l’edificio e il parco cadono in uno stato di totale abbandono. Solo recenti restauri (1994-2005) ne hanno consentito il recupero e la riapertura al pubblico.

     

    Cronologia

    1657, ampliamento della villa e dei giardini;

    dal 1730, ridefinizione degli spazi di villa e giardini su progetto di Filippo Juvarra;

    1760-1780, ampliamento e costruzione di nuovi edifici di servizio (scuderie, corpo di guardia e il Palazzo Chiablese);

    1865, cessione all’Istituto Nazionale per le Figlie dei Militari;

    1942, gravi danni dovuti ai bombardamenti;

    1994-2005, restauro del complesso.

    Note

    Da Politecnico di Torino Dipartimento Casa-Città, Beni culturali ambientali nel Comune di Torino, Società degli Ingegneri e degli Architetti in Torino, Torino 1984:
    VILLA DELLA REGINA, GIA VIGNA DEL CARDINAL MAURIZIO
    Via Villa della Regina

    Villa
    Edificio di valore storico-artistico costituisce esempio emblematico di residenza ducale: è polo fondamentale dell'ecosistema collinare. Fondamentale risulta la presenza del giardino storico.
    La vigna del principe cardinal Maurizio di Savoia fu edificata su progetto di Ascanio Vittozzi. Dall'incisione del Theatrum Sabaudiae risulta un preciso riscontro con l'immagine secentesca della "vigna". Alla prima metà del Settecento risale una ristrutturazione del complesso e del giardino, seguendo in parte le ipotesi formulaIe da Filippo Juvarra. I progetti di rifacimento della facciata sono attribuiti a Ignazio Agliaudi, alias Giovanni Pietro Baroni di Tavigliano. In questo periodo fu anche rinnovato l'apparato decorativo. Nel 1786 fu costruita "una fabbrica rustica in aggiunta [...]" su progetto di Felice Moraris (ora demolita). Il giardino rimane unico esempio riconoscibile di impianto sei-settecentesco "all'italiana", realizzato su conca collinare degradante e terrazzata.

    Carta topografica della Caccia [1762]; A. GROSSI, 1791, pp. 141-144; PLAN GEOM?TRIQUE [?]. 1805; [Catasto RABBINI], 1866, fol. XXIII; E. OLIVERO, 1942; V. MOCCAGATTA. 1949; A. PEDRINI, 1965, pp. 124-125; E. GRIBAUDI ROSSI, 1975, pp. 325-329.
    Tavola: 50

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