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CESARE RICCARDI DI LANTOSCA

L vco che il discendere aa magnanimi lombi non è un

motivo sufficiente per ottenere piena ed intera la consi­

derazione dei buoni. Sarai nobile se sarai virtuoso, disse

infatti il padre venerato dell'Azegho al figlio Massimo.

E cosa vana gloriarsi delle imprese luminose degli avi

per chi derivi da illustre prosapia se chi si loda di tali {atti

nulla ha al suo attivo da con­

trapporre aile memorande

imprese dei consanguinei im­

mortali. Se s/ ha la fortuna

di poter unire la gloria delle

proprie eroiche gesta a quelle

degli antenati si arriva ad

una tal quale perfezione ch'ò

giusto riconoscere come pro­

fittevole al sommo ed encomia­

bile particolarmente. Il gene­

rale Cesare Riccardi Conte di

Lantosca è appunto un valo­

roso di tal natura. Alla fama

purissima della propria aristo­

cratica progenie aggiunge la

sua personale, non piccola né

lieve. Nacque in Onegha il

15 aprile 1788 dal conte Tom­

maso della patrizia famiglia

Ricccrdi di Lantosca e dalla

contessa Giulia Chabord de

Saint Maurice, appartenente

ad uno dei più nobili casati

della seducentissima Savoia.

Sortiva egli, narra un suo

degno biografo, da natura le

disposizioni più atte alla car­

riera militare: costituzione fi­

sica assai robusta, altezza e

prestanza della persona, agi­

lità di muscolatura, tempera­

mento sanguigno-biliare, capigliatura bionda, ingegno svelto

e vivace, contegno dignitoso, e squisitamente gentile, ca­

rattere fermo ed improntato alla più balda virilità. Sino al

1806 sotto la guida esperta di istitutori provetti, passo

l'infanzia e l'adolescenza immerso negli studi profondi

e negli esercizi cavallereschi. Le discipline matematiche

attiravano in modo speciale la sua intelligenza sveghatis-

sima. Pieno l’animo delle maraviglie napoleoniche, le quaii

suggestionavano l'animo degli entusiasti, non potendo più

oltre reprimere l'ardore giovanile, che tutto lo conturbava

e lo rapiva, corse il 15 marzo 1806 ad arruolarsi tra \

veliti del primo reggimento di granatieri a piedi della Guardia

Imperiale. Il concetto che di lui si fecero i superiori fu ot­

timo addirittura. Con brevetto 29 maggio 1809 lo si nominava

sottotenente nel secondo reggimento dei tirailleurs. Con

brevetto 25 giugno 1810 passo tenente e con brevetto

8 aprile 1813 capitano. Lo stesso imperatore Napoleone

in persona lo decorava di propria mano dell'ordine della

Legion d'Onore dopo la battaglia di Wagram e con brevetto

datato da Parigi 16 agosto 1813 venne d'ordine imperiale

iscritto tra i legionari di quell'ordine stesso. Dai documenti

stona di Givet 4 giugno 1815 risulta che Cesare Riccardi

conte di Lantosca prese parte prodissima a ben nove cruen­

tissime campagne, a quelle di Prussia e di Polonia negli

anni 1806 e 1807, a quella

di Spagna nel 1808, a quella

d'Austna nel 1809. a quelle

altre tre di Spagna negli anni

1810,1811e 1812, a quella di

Sassonia nel 1813 ed a quella

memorabilissima di Waterloo

nel 1815. Tramontata la stella

del primo Bonaparte e can­

giati conseguentemente i de­

stini d'Europa, egli entrò nel­

l'esercito del re di Sardegna

col grado di luogotenente pro­

mosso poco dopo capitano

nei cacciatori di Nizza. Il

re Carlo Alberto lo promosse

tenente colonnello nel 1831

nella brigata Savona, poi co­

lonnello nel 13" reggimento

Pmerolo decorandolo nel set­

tembre 1834 della croce dei

santi Maurizio e Lazzaro. Fu

promosso nel 1839 maggior

generale e nominato contem­

poraneamente aiutante di

campo di Sua Maesta. Atto

squisitamente cortese, il re gli

inviò in dono la sciarpa di

aiutante di campo proprio

mentre egli, alla testa del suo

reggimento, stava per entrare

nella capitale e sfilare al co­

spetto del monarca. Nel febbraio 1848 Cesare Riccardi di

Lantosca fu nominato governatore di Ventinugha. Sposo

dilettissimo della contessa San Giusto di Teulada, in

quel di Sardegna, ebbe un figlio, Enrico, che pur egli

intraprese la carriera delle armi sulle orme del glorio­

sissimo genitore, divenendo, come colonnello di cavalleria,

ufficiale d'ordinanza Jdel re Vittorio Emanuele II. Tradi­

zionali m quella maravighosa famiglia gli atti più pro­

nunziati di eroismo, di abnegazione, di disinteresse. Spegne-

vasi il prode generale Cesare Riccardi di Lantosca, serena­

mente, il 13 maggio del 1853. Solennissime le esequie si

svolsero all'eroico estinto. La spoglia mortale fu deposta

nella parrocchiale di san Michele in Borgo, dove fu inumata

degnamente e composta nella tomba gentilizia di famiglia.

Nobile e duratura, esclama il Contrucci, solamente l'epi­

grafe che l'uomo iscrive a se stesso per l'altezza delle

opere e con la santità della vita.

NINO O'ALTHAN

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