Tutto rio per accennare, ed ancora di scorcio, ad
un altro ramo della sua Arte e della sua Attivila.
E per quanto si riferisce poi alla
sua
opera di
pittore da cavalletto liasti ricordare che Giovanni
Salvestrini. torinese ormai di adozione, dal 1912 ad
oggi fu presente sempre a tutte le esposizioni to
rinesi di Arte pur avendo saltuariamente esposto
pure alla Promotrice di Genova ed alla Società Fran
cesco
Francia di Bologna particolarmente ed in
molte altre città.
Alle nostre esposizioni defili Amici delFArte,
dove nell'aiinn IM I allestì pure una Personale che
ebbe il più entusiastico successo di pubblico e di
critica, partecipò sempre con opere varie di archi
tettura. di decorazione, di paesano e di figura: alle
altre mostre invece partecipò sempre unicamente
con opere di pittura, prediligendo come tecnica l'ac
quarello di cui si dimostra profondissimo conosci
tore.
Le sue opere, eccezion fatta, evidentemente, dei
paesaggi, sono visioni architettoniche nelle quali
emergono e grandeggiano il suo gusto inventivo ed
una seria e profonda conoscenza dell'architettura
che Fgli «a rinchiudere ed esaltare in un'atmosfera
di poesia e di romanticismo veramente suggestiva.
I
suoi quadri non sono affatto delle semplici,
anche
se
bellissime, riproduzioni artistiche e cioè
una raffigurazione documentaria come i ben noti
paesaggi dei Canaletto, di Migliata e di altri gran
dissimi; ma sono ambienti, visioni, interni, compo
sizioni di totale sua immaginazione che fanno bensì
rivivere epoche varie nei loro aspetti più fedeli e
più caratteristici; ma tutto ciò attraverso non sol
tanto la sua sensibilità ma secondo il suo spirito
inventivo ed in un ambiente ed in condizioni di vita
del tutto speciali.
Egli si rivela sempre maestro nel fissare gli at
timi tipici del movimento, nel contrappcsare le forze
che si esprimono in azioni, nel disporre e dosare le
luci e le ombre.
Le sue visioni che sono perciò un qualcosa di più
di semplici composizioni architettoniche assurgono
talvolta ad un così elevato senso artistico e di poesia
che le linee qua*i scompaiono per la nobiltà e gran
diosità
dell'insieme, sicché non vi rimane in esse e
di
e«se
che lo spirito evaporato dall'anima dell'ar
tista.
Nè tali «uè composizioni sono realizzate mai da un
comtMlo e più facile punto di veduta o con la com
piacente presenza di una com«»da luce.
In un certo senso esse potrebbero essere avvici
nate alle composizioni scenografiche dei Bibbiena
0 del Piranesi; ma nel Salvestrini la fantasia sce
nografica è più frenata dalla preoccupazione della
statica costruttiva ed il mistero ideale di collega
mento fra la realtà e la fantasia è sempre magistral
mente operato dal pennello che l'artista attraverso
la sua sensibilità conduce a creare quegli ideali
effetti di luce e di colore per merito dei quali lo
spirito rimane attonito e suggestionato.
Questo tecnico dell'acquarello ha saputo e potuto
raggiungere un'abilità artistica fors'auco insupe
rabile ed una aristocrazia di toni veramente squi
sita ed infatti nelle sue opere si notano un gusto e
delle armonie di colori non tanto facilmente rag
giungibili.
I suoi quadri lasciano chiaramente comprendere
come Egli abbia potuto raggiungere una sicurezza
ehe si potrebbe ben chiamare perfezione solo attra
verso una serie di lunghi, pazienti e geniali studi
che fanno pensare di Lui oltreché all'artista amante
delle luci, delle ombre e dei colori, anche ad un ap
passionato delle più elette forme architettoniche
dei secoli scorsi.
Giovanni Salvestrini predilige evidentemente
l'architettura romanica, il gotico ed il rinascimento,
1 più fecondi ed i più ricchi, le sorgenti, dirò così,
di tutti gli stili; sebbene sia in Lui la possibilità
facile e piena di comprensione e di elaborazione
delle forme degli altri stili non esclusa l'architettura
moderna che certamente attraverso la sua partico
lare sensibilità ed il suo senso di creazione verrebbe
ad acquistare una ben gradevole e veramente nuova
espressione.
Chi scrive ricorda che ncH'anno 1923 il poeta
Marinetti — allora non ancora Accademico d'Italia
visitando la mostra degli Amici delFArte, indu
giatosi
alquanto davanti al quadro « Leggenda me-
dioevale » qui riprodotta, l'additava con particolare
soddisfazione allo stuolo degli artisti che lo circon
dava definendo tale opera — forse per dire sol
tanto che non era affatto di linguaggio comune —
« squisitamente futurista ». Definizione testuale che
molti amici artisti come me certamente ricordano.
Per la cronaca lo stesso quadro aveva Fonore di
attirare pure la particolare attenzione di S. A. R. il
Principe di Piemonte che ebbe vivissime parole di
congratulazione per FAutore.
Agli assidui delle mostre di arte gli acquarelli di
Giovanni Salvestrini sono ormai ricercati e risul
tano inconfondibili.
Le sue luci, i suoi toni in minore che spesso
stanno in una ristrettissima gamma coloristica, la
sua originalità di visione, la tecnica perfetta, la




