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Essa servirebbe ad ogni preliminare studio neces­

sario per rilevare non solo la posizione di ogni singola

azienda e complèsso di aziende, densità della popola-

ziime industriale ed operaia, dislocamento di essa,

ma anche il processo di accentramento o decentra­

mento, le condizioni «lei servizi e delle regioni in cui le

aziende sono situate, le condizioni e possibilità dei

trasporti, i rapporti di colleganza fra le diverse aziende,

le condizioni edilizie, la conformazione sociale «Ielle

diverse zone operaie, commerciali, bancarie, ecc. La

carta, o le carte dovranno costruirsi, sia tenendo pre­

sente esigenze statiche, (pianto dinamiche della pro­

duzione e delle condizioni sovraclcncatc.

Contemporanea alla costruzione di detta carta o di

dette carte, che potrebbero, anzi dovrebbero essere

affidate aU'ot'imo servizio di statistica del nostro

('ululine che tante benemerenze si è già acquistato

in questo settore, si dovrebbe pensare aU'istituzionc

di servizi statistici atti a perfezionare, preparare,

rilevare tutti quegli indici che si dimostrassero ne­

cessari all'esatta conoscenza della situazione indu­

striale Torinese; è ovvio ehe tale ufficio potrebbe ren­

dere ottimi servizi anche di carattere sindacale e

corporativo agli industriali stessi.

Conosciuta esattamente la situazione industriale,

conosciute cioè le condizioni del nostro mercato, il

variare di esse nel tempo, i rapporti tra industria e

commercio, le condizioni particolareggiate delle varie

attività cittiwline, la qualità delle produzioni, le do­

mande dei vari prodotti, che possono variare nel tempo

con conseguenze sui costi e su l'offerta, nota l'esistenza

di produzioni complementari e ausiliarie, la loro qualità,

condizioni e mercato, i prezzi dei singoli prodotti, il

movimento del comportamento ferroviario e quello

stradale, che oggi assume un'importanza sempremag-

giore ecc. ecc. allora si potrà procedere ad un piano

ben più ampio e più organico.

Il piano regolatore industriale, di cui se non erro

un

giorno già se ne parlò al Consiglio provinciale

dell'economia, che io stilliti non meno importante di

un

piano regolatore edilizio, deve raggiungere il fine

•li porre lt* industrie presenti e quelle future che voles­

sero collocarsi nella città in una condizione tli «o t­

timo » tli produzione c ili costi. Quindi non va inteso

questo programma nel senso tli trovare fattori atti a

ridurre in generate i costi tli produzione e i prezzi

«nule migliorare le possibilità tli vendita e di esporta­

zione; questi stmo problemi ili ordine generale che

riguardano tutto il pstese, Torino compreso; qui si

vuol invece rifeiirsi a tutti quegli stutli e quei pro­

grammi necessari etl atti a sriluppare le condizioni

<j"i naturali della città. favorendo la rodiin unzione dello

*' iluppo produttivo tradizionale, mediante quegli accor­

aimenti, quei mezzi diretti a migliorare Ir (in d izio ni

d'ambiente in cui le no*tre aziende ni trorano, per far

*ì <he il distretto generi una naturale e spontanea forza

di attrazione rt r»o quelle aziende e attirila che nel

juturo credessero opportuno stabilirsi nel no*tnt d i­

stretto.

Un piano regolatore industriale dovrà naturalmente

tener presente tutte quelle condizioni le quali possano

comunque ridurre il costo di produzione o quanto

meno far preferire la nostra città ad altri centri.

Purtroppo si deve oggi notare che il piano regolatore

edilizio non ha tenuto in sufficiente conto le esigenze

future dell'industria Torinese. Basta aprire una carta

di Torino per vedere come certe zone periferiche

siano oggi chiuse alle possibilità di sfogo delle nostre

imprese; l'edilizia ha soffocato fra impossibili stret­

toie l'ampliamento aziendale. Prendiamo ad esempio

Borgo S. Paolo; qui ogni ulteriore possibilità industriale

cozza contro esigenze edilizie e se una piccola o media

azienda potesse sorgere nella regione risicherebbe

ili trovarsi o presto o tardi affogata tra le case come

succede per molte aziende oggi comprese nel perimetro

edilizio vero e proprio e che un giorno erano fuori

abitato, con pregiudizi, noie reciproche, all'ordine del

giorno purtroppo, per le esigenze rumorose della fab­

brica e quelle tranquille dei cittadini. Così tutta la

zona tra Borgata Pozzo Strada e Borgo S. Paolo è

tagliata fuori ila ogni possibilità tli ubicazione di

aziende industriali come pure la regione periferica a

nord-est.

Della regione a sud-est non è il caso tli parlare sotto

il punto di vista nostro essendo interrotta dalla re­

gione collinare che d'altra parte, giova ricordare, data

la continuazione delle Langhe, non è di per se stessa

neppur favorevole alle comunicazioni con le regioni

al ili là e ligure in particolar modo. Abbiamo sot-

t'occhio una carta dello sviluppo della città secondo

il piano regolatore attuale inserita in uno studio su lo

sviluppo edilizio ilei prof. (ìrihaudi comparso nella

Rivista Municipale Torino dal quale è rilevabile im­

mediatamente la difficoltà dell'espansione di qualsiasi

attività industriale entro il perimetro ilei piano rego­

latore. Rileva l’A. di questo studio che forse «nessuna

grande città d'Italia ha una così vasta superficie ilei

suo territorio coperta di costruzioni come Torino

almeno nella parte piana »; orbene se ciò ha un valore

tlal punto tli vista edilizio e serve a continuare la retti­

lineità tradizionale delle vie, rappresenta viceversa

un non piccolo ostacolo per lo sviluppo tli

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futuro

piano industriale per il (piale disgraziatamente il

piano edilizio non ha tenuto in debito conto le esi­

genze di Torino come centro industriale. Via via ehe

gli stabili vengano a sistemarsi sul piano regolatore

tolgono ogni possibilità di vita a larghi complessi

aziendali, sopratutto qualora si volessero estendere

verso la zona di maggior estensione ossia verso la

zona a sud (regione Lingotto-Nichelino) ed a sud-

ovest (regione (irugliasco, Pozzo Strada-Rivoli). E

se è vero che in questi centri e specialmente a noni

la città si allarga con la costruzione di molti stabili­

menti industriali è vero altresì che tali stabilimenti

sono destinati a restare iugolfati presto o tardi dalle

banche edilizie tlella città in cammino, così come av­

venne disgraziatamente per il Mattatoio, e zone an­

nesse per le carceri, le officine ferroviarie oggi confuse

tra la nuova edilizia mentre un giorno erano alla peri­

feria, all'apice del Borgo

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. Paolo.

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