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V r T U X X 0 A T O R I X 0

K lo f jio d e l t e m p o in c le m e n t e

J ra fimo

Torino

sarà

piò quasi frettila! Ma

Ira

tanti che se ne dolgono noi non ci uniremo al

corti; e lieti accoglieremo /tersimi la piopgia. chiara

annunciatrice tlei primi blandi rifiorì. La stagione di

mezzo invochiamo di cuore più lunpa del consueti»;

perciò anche invochiamo sin d'ora che l'inverno non

riesca a prevalere su tutti i Santi. /tosti alle spalle

di Ottobre

/ter difenderlit dai fieli improvvisi.

Venfia dunque una stagione di mezzo lunghissima

e miracolosa; non sia questione di due o tre setti­

mane al p iù; insomma dal caldo al freildo non si

/tassi in un baleno. Ci sia riconosciuto il diritto del­

l'intervallo; che non soltanto nelle commeilie è una

cosa dolcissima e cara. A teatro c’è fiente di buon

fiusto che ritorna, di sera in sera, /ter la fiioia di

quei quindici o venti minuti trascorsi in lieti con­

versari col sijtario calato. Su cento che protestano

contro la piprizia delle Comftapnie, uno ce n'è che

in quella mafiica trefiua trova e fiusta il senso non

solo della commedia, ma della vita. E su mille, o

centomila, che si lagnano di quest'aria fiià così fresca

e lefifiera. e guardano malinconici i termosifani,

noi quieti vorremmo (liniere la prozia insolita di un

lunghissimo autunno: la stupitine di mezzo che con­

sente le pioie e i ftensieri estremi.

Quali siano queste pioie. e questi /tensieri. noi

/terò non diremmo, anche se a ciò iHtssedessimo la

necessaria maestria. Nel libro della vita non si /tuì

sepnare la ripa che più conta, come si usa col dito

aiutare pii scolari improvvidi alla ricerca del /tara-

dipma obliato. I paradipmi non esistono nemmeno

più: or ecco, a

«

rosa rosae ». pur mentre i bimbi

riprendono a studiare, si sostituiscono i rosai; ve­

dete. questi dolci rosai autunnali. Tutto esce dai

libri, ed entra nella vita; cioè a dire in noi. Tutto.

Perciò anche

•—

come si diceva

—

i

/tensieri estremi

c le estreme pioie. Forse li lasciami a mezz'aria le

rondini, prima di andarsene; come avviene anche

apli uomini di lasciare fuppendo. con un sorriso so­

speso. qualcosa di /terfetto che era in loro, ma che

con la loro presenza nascondevano invece di rive­

lare.

Vedete: tutto è mutevole, eperciò tutto si afferra.

Anche le foglie cominciano a cadere, e sono nostre

più di quando erano attaccate al ramo. Stinti nostre,

in questi bei viali torinesi,

/tersimi se certe /tlncide

tnrrelte se le /tortami via; e mai nessuno a mnppio

avrebbe pensntn che nella loro fine ci sarebbe stata

tanta sepreta musica. Quanto vento ci volle, per

poter /testare sotto i nostri piali t/ueslo pin ti d'oro

che ap/tena peme!

F le prime /teiliete, che dolci mlori! Ver carità,

restino piH'he. Mentre durava il caldo /tacevano una

vanità, una sciocca esibizione di ricchezza; e poi

col pelo avranno l'as/H‘tto misero di un indumento

necessario. Ora è tutta un'altra cosa; /tare che le

donne vivano in una continua estiltazione /poetica:

nel loro raccolto te/nre matura forse quella sostanza

inconoscibile che i poeti usavano chiamare il miele

dell'equinozio.

.•!

tratti si spande e dilapa.

F tutto è nostro, /niichè tutto è mutevole. Il temp •

non meno dei luophi. Mutevole abbiamo st rino

—

<i/

badi

—

e non pià variabile: /tercliè non si fwnsi

al barometro con il suo vuoto d'aria, invece che

all'animo con le sue /tiene. Qui è il sepreto di que­

sto nostrit elopio del tempo inclemente: e il lettore

che ci si itrovi sarà poi esultante di aver lasciato i

bollettini meteorolopici

/ter una sia pur labile fe­

licità.

Del resto, tutte le felicità sono labili: e se questa

nostra autunnale durerà due mesi

—

come qui si

fa voto

-—•

finiremo ben dirci fortunati. Altri ab­

biano il caldo, e noi la pioia. Altri ammirino le ron­

dini. e noi l'ombra dei loro voli /terduti. Altri ve­

dano le donne abbronzate resistere al sole, e noi la

calda /latina solare disfarsi e calere, non si sa se in

un brivido o in un profumo. Autunno. Se prima

lodavamo i rosai, ora vopliamo lodare anche gli

asfalti. Sui ftrimi indugiano l'aurora e il tramonto,

ma sui secondi le prime luci elettriche gettano delle

dolcezze attonite, vaphe fantasie che rendono a un

tratto concordi sensi eil anima. Allora, una settem­

brina smorta di freddo, e immota al suolo, con i

suoi itelali trasparenti sembra un'ape dalle ali innu­

merevoli; e la coglieresti

fter

offrirla a una donna

che

fiosso

, simbolo chiaro e segreto del miele equi

•

nuziale.

CIONOCCA

SS