SJORI
A
n i a - s c o
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vetri della aratiti? finestra ili carina aiutano Cesco a pen
sare. specie (pianilo sono un poco appannati, come ora.
sui primi d’ottobre, e le rose al di là appaiono incerte epal
lide: il nasogià sifa rosso per il freddo contatto. Lo spianato
della cittadella è scarso di castagni frondosi, spesso vi s'ac
quattano sene e soldati: peccato che Clara brontoli e si segni
ed ingiunga confastidiosa voce di non badare alle brutte cose,
(.he ci sia di brutto laggiù (.esco non ha mai capito e certo
pensa che la vecchia governante sia un po’ pazza. Del resto
ciò era chiaro fin du quando aggrondata raccontava la morte
ili papà. Di papà veramente chi si ricorda. Il cavallo a
dondolo, ecco, ha regalato a (.esco. Ma di lui non resta
nient'altro. se non una vaga rimembranza in certe aule
bianchissime, la visione si fa a poco a poco più nitida in
quel nitore, suore inesistenti sfuggono lungo corridoi vuoti.
rosi leggere e pallide. Papà intravisto appena nel tempo,
tutto pallore, chi attorno sorride pare abbia una matta
voglia di piangere, molto molto sole di tra le persiane chiuse,
certe spade lucidissime abbarbagliano nel turbinio acce
cante del pulviscolo acceso. Oppure quell'altro giorno che
tornano tutti a Ceretta in villa, la macchina si sconquassa
contro il numero tredici: dallu parte di papà: illeso: donne
intorno a gridare gessumaria. portate un cuore alla Conso
lata ; il gatto il gallo in fuga nel trambusto. Cesco dietro a
gran corsa, con soffocante affanno.
Il campanello sorprende le visioni e le dilegua. Cesco
prova un incosciente malessere, il bacio di Clara al suo pas
saggio sarà anche questa sera inevitabile: eccola in agguato.
La sala
è
immersa d'ombre che salgono da tutte le parti:
appena entrato. Cesco stenta a distinguere Amalia rincan
tucciata. La figlia della portinaia vien su tutte le sere; si
prepara il teatrino, fantocci, scene, quinte e tutto. Amalia
si siede presso l'estremità del tavolo laggiù in ombra e
('.esco spera di non essere visto in quel buio, durante lo
spettacolo, i burattini parranno quasi vivi, (.erte volte Amalia
prende su qualche [tersonaggio. Già ha guastato tutta la
gorgera a Pulcinella. E poi. stupida, rompere il naso a Ba
lanzone! Questo, Cesco, le vorrebbe dire, ma come si fa.
Se si offende quella è capace di non farsi più vedere. \on
che Cesco abbia bisogno proprio di lei; gli basta ci sia gente
allo spettacolo. È ella secca secca, naso lungo: spesso ha
gli occhi rossi. Quando se n avveda. Cesco chiede con scarso
interesse cos'è stato. Sempre la stessa musica, il babbo tor
nato briaco, sberle alla mamma. La mamma apftarecchiando
tavola [ter quei due bocconi piange di nascosto: Amalia sta
zitta, un giorno non sarà più cosi : accarezza micio, quando la
mano si posa sull'attaccatura della coda, questa s'indurisce
e s'inarca. Ma lascia stare Pulcinella! ('.osi bianco e tu
hai le mani sporche di grasso e di gatto. Cesco ha un bel
sfoggiare certi musacci; quella non capisce niente.
Talora entra il nonno. £ bravissimo a metter su spettacoli
in quattro e quattr'olto. Si capisce, scrive per gli attori.
Ora raccoglie i fili nelle agili mani magre, balzan fuori le
persone che dormono in ogni burattino. Amalia non minaccia
più di addormentarsi. Pensa che c'è una bella differenza
dalla solita storia di Cmcm: • È già tornato il neutro raro
ir'
amico? » chiede sempre Arlecchino con voce di sonno.
« Ci vuole ancora mezz'ora •>rispoiule a memoria il guer
riero. La vocetta si fa acuta solo sulle zeta. A Cesco dà sui
nervi che quella sciocca dell'Amalia chieda, a quel punto,
con un mezzo sbadiglio: « Ma il guerriero cosa c'entra? ».
Quando dice così, pare la voce le esca dal naso. C'entra
e come. Dove lo vorrebbe il guerriero, lei. Se nella scatola
10hanno messo, segno è che ci sta benissimo con tutti gli altri,
('.he ridere poi. quando il nonno rivolge qualche gentile
parola alla bimba, oh non perchè lei sia graziosa, ma solo
per toglierla da quelgoffo impaccio chela presenza del vecchio
le procura. Invece si fa tutta rossa come un gambero.
Pulcinella dalla voce bella, chiacchiera sempre pieno di
allegria; Pierrot sa piangere in modo commovente solo con
11 nonno, strascicando con desolazione la sgangherata
chitarra. E Balanzone è tronfio, più piccolo a causa di quella
vociolina chioccia. Pantalon De' Bisognosi è odioso per certe
inflessioni nasali; la mascherina pare più nera ed ossuta,
le gambuzze macre stecchite, un po' gobbino com'è.
Cosicché alla fine, rimettendo in scatola i personaggi,
Cesco butta Pantalone in un angolo magari con una scopala,
e di Pierrot vorrebbe rabberciare le sbrindellale corde alla
chitarra, fa un nodino. zin. salta tutto via come prima.
.Arlecchino ha la giacca scolorita, la blesa loquela è perè
tanto vivace da donare miracolosi colori.
Ma una notte, quando già si dorme in pace, toma il
nonno sconvolto e sfinito, t'abbandona sulla poltrona delTin
gresso. mamma grida. Clara corre fuori per il telefono,
mezza restita appena com'è. torna in un battibaleno sbuf




