fastidio i due castagni sullo spiazzo al cancello. Gettano
ombra e intiSichiscono l'erba. O ben sa lui che all'ordine
ili sbatterli giù là moglie bercia e i contadini grillano al
sacrilegio, i castagni sono i tutelari dell'antica casa. Ma
cosi c'è gusto, h. una mattina tori tori ton. accette brillano
nel sole, per secchi colpi cadonofraschefrusciando ai tronchi,
xmle si raccoglie, che va ai campi, e mormora, con biechi
miti. Giuseppe si limita a sputare ed a protestare se i
rumi ben tondi eil eguali sono malamente affastellati. I uole
lui fasci legati a modo, che si possan presentare bene ai
compratori. Per buona sorte la (.tura e la moglie si destano
ni colpi e s'a()acciano tra sorprese e costernate. Lui le va os-
striando di sottecche e trionfa di quell’inatteso timoroso
silenzio, (.erto la moglie non vuole dar spettacolo. Sa
pere che soffre è di sollievo, una vittoria nella guerra
ilichiarata al passato. Passeri conturbali svolazzano in
ansia. E mentre (ìiusepjH*tira calci ai nidi che gli rengon
tra i piedi, e contempla non senza divertirsi l'agitazione
degli esiliati, un'elementare analogia, accessibile anche a
lui. lo conduce a pensare ad un maggiore esilio, che
comporti la distruzione del malsano regno d'ombre e di
nenie c di affettarci coltivati con goffa incomprensibile
religione. Certo egli si è sentito fino ad ora estraneo nelle
polverose stanzacce ottocento di via Bertola. vecchio tempio
ilei fasti e nefasti della nobile famiglia del sopravvissuto,
itile essa è restata, anche con l'avvento di Giusep/te. la
presenza del vecchio moribondo si avverte ancora pre/io-
U
nte, dai ritratti alle pareti della camera non tocca, dalle
tropfte fotografie di ultori ed attrici, di letterati e di artisti
non avari di dediche, tutta gente chiusa a chi è venuto su
I fra coloro che lavorano di mano e a gomitate si èfatto strada
rubacchiando alla poveraglia.
C.hènon basta cavar dagli
impicci cotesta razza di s/tellala nobiltà decaduta; presto o
lardi ti si farà sentire che il tuo danaro non vale una goccia
di quel prezioso sangue, che sei tollerato, che respiri un'aria
non tua e la appesti. Peggio se si fingano umiltà e reverenza,
poiché non è difficile capire che esse hanno ratiice nel ti
more. un timore che conosce oilio e disprezzo.
Quando un certo giorno il vecchio chiederà alla povera
donna notizie del bimbo, e. invano tentando quella di mutar
rotta all'incerto dire, insiste e lo chiama /ter nome, a mezza
mre. (.esco. ('.esco, dolciastro e commosso quasi natural
mente, la misera riuscirà a stento a placarlo con la pro
messa di condurgli domani il piccolo. Ma rientrata nella
nlla senza i castagni custodi, e appare ora come spoglia
d'una naturale ricchezza di verde e di sussurri, a poco a
poco l'ansia sranisce. tl logico sperare che l'annebbiata
niente del padre avrà ormai scordato quell'inatteso desiderio.
Uh il vecchio vaga spinto da una folle necessità; i guardiani
h> ritroveranno a sera alta accosto al cancello, le mani
strette alle sbarre che non hanno concesso la fuga; povero
*risto tornerà docile e sorridente nell"ultima prigione.
(.esco fter una confusa pietà di lui e di si. s'èfatto smunto
f i assente. Ora è al balcone, quello che dà sui distesi prati
sireni, fiso allo stradale bianco, alTinfinito muro di sei-
•uggia edera della casa dispersa. Il trionfante tramonto
accende il coro delle montagne lontanate nello sfondo di
corrusche nubi, ma poi si fanno fredde le delicate rette per
magici inconsistenti colori di cose intoccabili ed astratte,
e le ombre accorrono affollanti dalle bassure inradendo la
rrnata luce violacea, man mano la sommergono quali
silenziosa marea. Il bimbo sente le. ansie del mutare neces
sario. la madre nell'ombra dell'aula immensa sorprende le
pene della creatura dominala dall'allucinazione di una mat
tina fuori del tempo, che violentissimo sole assorderà /ter
sempre. Ora il vecchio padre dorme, pensa la donna. E
strani sogni lo portano chi sa dove.
La notte, il martello alla porta della vuota villa batte
cupo, desta echi e luci giù per le scale anguste. Sul primo
pianerottolo veglia nella sua nicchia una madonna in manto
azzurro, dietro la pallida fiamma del cero.
Quando la tremebonda Giara scosta dubbiosa il battente,
l’infermiere annuncia, con la debita ambascia, la morte
del sopravvissuto.
Giusep/te indossa con grassa siuldisfazione i comodi
abili di padrone: ora passa /ter i poderi tronfio e stizzoso,
pronto a im/tegolarsi in qualunque litigiosa discussione da
cui uscire alzarulo il vociane e cristonando minaccioso.
Ma non sono poche ormai le sere che il villano, carezzando
quatto quatto il bel fianco della massaro, borbotta: « E sa
rebbe gran cosa se si decidessero a sbatter via 'ste terre
che vanno a male, tutt'erbaccia e sterpaglia. Quando
son nostre, vedi che grano. E poi s'acquista la Rossa del
Tonio, che ce la dà per poco spennato com'è: quella tien
bene l'aratro ». La massaro pensa che il tuo uomo ha rii
gione. e lui intanto s'è fatto più addosso e la stuzzica con le
forti munì grosse e terrose, tasta con i piedi i sacchetti di
buona moneta riversi nel pieno della materassa.
La mattina il padrone vedrà il rustico al lavoro nel campi-
cello oltre il muro a buchi, gli si fa presso, chiede: « Che ne
/terisi di queste terre che ci sudi? ». l'altro alza il groppone
madido, pianta la zappa nella zolla fumante un po' nera,
e. tersa la fronte: « Malo affare, risponde,faticare per altri ».
E ci ha riso, ma sott’itcchio badava all’effetto di ste sue
parole calcolate. Meno male (buon segno), il padrone ri
dacchia anche lui, scotemlo la testa, poi: « Che mi dai? ».
Il villano si sputa in mano e riprende l'arnese luccicante.
Se ne riparla, ve'.
A settembre, che già i cieli sono più vicini alle montagne,
e. talvolta, certi brividi crescono dai vigneti e dai campi, già
i primi cori si levano di tra i filari. i peschi nani fra le viti
onuste danno i frutti piccoli e asciutti, duri si fanno
sftaccare netti, casca il nocciolo senza rubare polpa, a
settembre che addolcisce il fuoco del primo mattino e mi
tiga i viola già tristi delle sere più alte, si compie solenne
l'abdicazione. Cesco non sa. quando salgono in macchina
con valigie e scatoloni, che è l'ultima volta. Ieri f autocarro
portò ria mobili e mobili, a detta del patrigno solo i più
belli, gli altri li ha comprati il rillano che una grande casa
ruota non /totrebbe tenersela. C'è entrato però, nel furgone
di rimorchio, anche il cassettone sgangherato, perchè nessun
santo toglierebbe il chiodo a Giuseppe che la nonna potrebbe
arerei nascosto di denaro, quello che non saltò fuori mai,
lattaria immancabile. Adesso le aule son fin troppo roste.
Il rustico passa e sputa, gli zoccoloni frastornano. Qui, dice
fermandosi un momento in contemplazione, ci facciamo la
stalla; già rede la Rossa nell'angolo, legata presso la man
giatoia, essa tolge la lesiona e muggisce. Lui calcala le
dimensioni della stanza a passi spropositati. Qui, pai, si
mette il lettone per la danna e per si. Ammicca.
Brindano alTaffare fatta. Giuseppe quand'esce dalla
goffa sala del successore è un po' brìUa. Ricorda bene tutti i




