ritratti in cornici di conchiglie torno torno /per le pareti.
E la massaro che s'è chinata per premier fiaschi dalla cre
denza. La ponna era stretta e si èfatta precisa la curva delle
natiche. Il villano brilla l’occhio che as/pettu il vinello.
Lungo la sconvolta viuzza fondi e serpeggianti solchi di
carri intralciano la corsa, la macchina barcolla e sobbalza,
ma ecco, apftena essa srolta cigolando nello stradale, si
slancia liberamente sul gran tapjteto di leggera polvere,
(.esco è tutt’occhi, ora ora a sinistra appare il biancore del
muretto preda della
j
vorace edera incipriata, (.esco
scruta
ed
esamina, fa sforzi fter inchiavare nella memoria i numeri
neri dei paracarri scialbali, i contorcimenti di quei deter
minati alberi, pensa che dovrà essere in grado di riconoscere
esattamente il luogo, ecco, il punto della lucertola schiacciata,
il cancello afterto aU'arsiccio fossato, fuggono. Il paesaggio
si fa sconosciuto /perciò ap/>are quasi ostile, prati diversi,
fiori diversi più sfacciati colori, case piccolette timidelle,
attonite alla via che scappa frettolosa, uomini sudati a
zafi/
hi
re in vasti campi scuri, cortili pieni di polli, pioppi
ventosi, fuggono: altre marchine rombano effimere attentan
dosi. desco socchiude gli occhi nell'aspra aria sibilante.
Presto autunno ingiallisce le foglie, s/topola gli alberi
dello spiazzo alla cittadella. La sera non più scamiciati
muschi zufolano o cantano con roche voci. La vecchia dei
disertati cessi a /pagamento sferrucchia china sulla porta
drlla casupola in legno scuro. Tutto diventa un po' stanco,
specie nella nenia dei pomeriggi, (ha poi una sconsolata
melanconia cresce attorno man mano che la madre apre erme
tici armadi inconosciti, spolvera e
mette
in mostra tazzine
a fiorami, piatti grandi appannati, saliere con angioletti
di vetro, posate senza denti, con ammaccature, o lorde di
vecchie chiazze: pone adagio ogni cosa in certi cassoni /tieni
di trucioli, ( laro tutta languida aiuta quel po'. Talvolta:
«
Signora mia. quurant'anni qui. quarant'anni
»,
mormora
con commozione, e non sa dir altro. La signora allora so
spende l’eguale fatica, si rat via i capelli scarruffati col dorso
della mano. Si siede stracca, spolvera la gonna alla [peggio;
soffia e /tosa una mano sul cuore. Tace.
I facchini portano via casse e balle. Intanto cascano i
tendaggi, gli stinti arazzi, i quadri. Le pareti escono a poco
a poco con certi scolorimenti delle tappezzerie, ('.esco osserva
gli uomini accaldati s/tostare enormi mobili, parevano gra
nitici alle />areti ed al pavimento. Il /patrigno va e viene
maledicendo assiduamente la malavoglia dei facchini. La
sala da pranzo si fa immensa, lefinestre troppo alte e nude.
Il salotto non ha più traccia ilei coro di donne in ballo strette
per mano, neanche della legnaiola in bronzo che si soffia
il caldo fiato scarso sulle /piccole mani. I pavimenti sono
malamente rigati.
I
unito l'amico odore di cera. Qua e là
ci s'inciampa in tap/peti e stuoie, mal avvolte. C.lara trovava
per legarli soltanto cordini corti, ap/pena appena, scarpe
scalcagnate, cianfrusaglie, trucioli. Hanno lasciato afterto
il fetido gabinetto della serva. Se (.esco vi passa accosto
pensa con ripugnante evidenza i dentacci gialli della vecchia
ed i porretti scuri in fila sul collo, nascosti dal goletto.
( erte volte gli capitano sottomano impalliditi ritratti di chi
sa quanti anni. I ita bambina senza nome nella memoria,
grande nastro chiaro 'Sulle chiome raccolte in trecciatine
odiose. Il bisnonno canonico, adagiato su una poltrona
colossale. Ir mani bianche posate con studio ad un librone,
il medio della destra fa da segno, un
nastro esce
di tra le
pagine. L'affossato volto d’una vecchiotta cieca, quasi una
maschera mortuaria.
Ed il /patrigno, ancor giovinotto. la paglietta tozza in
capo, l'un piede appoggialo su una roccia, dietro, il mare
qnunt’è largo. Finalmente papà, che dissimilefuccia
smunta,
seduto nel salotto, lì presso la legnaiola in bronzo soffia
sulle mani affusolate, un frugolo sgambetta fra le braccia
del babbo: proprio papà, sotto scritto: a ('.esco, papalino,
(.esco ricorda benissimo che il cavallo a dondolo regalato
da lui era tutto bianco con sella e briglie di cuoio vero.
Peccato che il /patrigno gli abbia preso e nascosto il dondolo
insieme al resto.
Giuseppe sfoggia una fastidiosa allegria nella casa
nuova. Ride e zufola continuamente, parla con tutta la voce,
dà ordini inesauribili alla C.lara. Oggi la mortifica /ter
ria
di certi piatti rotti durante il trasloco. C.lara è vecchia,
si
sa. E /poi lezioni non, glie ne hanno mai date neppure i
/padroni. Qui il patrigno dilata gli occhiacci e
«
Cristo,
urla, chi è il /padrone adesso
? »
Francamente poi ne ha
ab
bastanza di quella strega che rovina lo stomaco con le sue
pietanze d'inferno.’Sta sciattona la si tiene /per misericordia,
e ancora insulla. La Clara è scoppiata a piangere, lei per
misericordia non ci sta. Così
»i
è presa gli otto giorni.
Quando se ne va. il patrigno in gran confidenza rirela
a
Cesco che è una ladra. Si mangiava di nascosto tutto il
burro con lo zucchero, /perciò era sempre coti unta. Peri
Osco sa che un po'
bene
le volerà. Quasi piange. Poi
pensa
ai porretti sul collo ed ai dentacci. CÀara è s/tarila
rosi.
Più niente
nella
casa
nuora può
ricordare
f
altra,
nè
i
mobili




