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vrappone con troppa intensità su le atmosfere, pii

nom ini eil i climi che esamina, tuttavia da questa

necessità d'ordine reattivo a testi tradizionali o con­

temporanei d'avanguardia sgorga la pagina sua

più autentica. Scrittore, per servirei delle parole

di un noto critico, « clic dalla spontanea cospira-

/.ione delle sue pagine nate in tempi e da spunti

diversi >.i trova es.-ere tutto inteso a degradare lo

spensierato figurino dell'artista che apre la bocca

e canta, per proporre l'esempio (leH'uomo consa­

pevole. dell'uomo in piedi clic esprime, sia pure

con fatica, la propria interezza morale ».

Huindi potremo perdonare alla natura di questo

-aggista clic dai suoi m iti fam iliari non esclude

<|iiello di Narciso: anzi opera col sentimento di in-

M-rivere le proprie scoperte entro le linee prestabi­

lite e categoriche della dem iurgia: che è come dire

del proprio temperamento, della propria storia in ­

tima. dei propri moti psicologici, che in fin fine

e-pungono quelli logici per aprirsi la via al canto

fermo c liberato: per cui proprio qu i è da ricer­

care il famoso distacco, la catarsi, la serenità rag­

giunta. la magicità di F ilipp o Burzio. riformatore

e restauratore in nome della poesia camuffata da

demiurgia. del momento contemplativo dal quale

ha origine pure il momento attivistico, per cui

l’uomo può ritrovare il vero sè stesso pure attra­

verso alla prassi più violenta e più meccanica.

I na volta >u questa direzione non solo epli lancia

frequenti appelli al suo maestro Rousseau, la cui

fisionomia etili cerca di rinverdire con una inter­

pretazione squisitamente moderna, ma è sufficiente

che un biologo di grande classe come Carrel butti

fuori un libro dal titolo suggestivo come « I/U om o

questo sconosciuto » che subito, noncurante delle

ingenuità teoriche, tipiche di questi grandi medici,

eirli pur ritrovando con un'asserzione forse un po'

troppo decisa le linee maestre dei vari Huxley,

Ramuz. Ropz e (’.arrel in Bergson, psicologo gran­

dissimo forse più che filosofo — almeno alla luce

del significato che alla parola filosofia si diede in

Italia in questi ultim i trent'anni — svisceri e cerchi

di mettere in luce quelle scoperte morali e psicolo­

giche tanti» più ardue di quelle biologiche: la cita­

zione gli serve allora a testimoniare delFunità di

orizzonti spirituali pur attraverso motivazioni cosi

varie: « . . . Notre rivilisation se développa. pendant

le

mnven

àge. gràce à des groupements

de

ce

genre.

Tei*.

par

exemple. les ordres monastiques. les or-

dre* de rhevalerie et les corporations d'artisans. Ne

«eron-nous pas capables de ré|»eter. sous une forme

differente, ce

qu’ont

fait

les

moines.

le chevaliers et

lc« artisans

du

moyen

àge?... C'est surtout par

une

rèzle

intellectuelle

morale

et religieuse, et par le

refus

d'adopter les nupurs de la foule.

que

nous se-

rons

capables de nous reconstruire... Une minorile

3'cétique et mystique acquerrait rapidement un

pouvoir irrénistible

sur

la majorité joui»»eu*e et

aveuglée. Aucun des dogmes de la soeiété moderne

n'est inéhranlahle : ni les usines gigantesques. ni

les oftices

huildinfis

qui montent jusqu'au ciel, ni

les grandes villes meurtricres, ni la morale indus-

trielle, ni la mistique de la production, ne sont né­

cessaire* à notre progrès... ».

Idee e propositi che naturalmente vanno interpre­

tati non tanto in una direzione teoretica che sa­

remmo fuori strada, ma piuttosto in quel partico­

lare tono di un — mi si perdoni il bisticcio —

attivismo contemplativo nell'orbita di idee-forza.

Sensibile e pronto come sempre a captare quelle

voci anzi persino gli echi più flebili che attraverso

il mondo si alzino preoccupati della eticità della

vita dell'uomo intesa naturalmente quest'ultima nel

suo più largo significato e non nella direzione di

una normatività formale, non sfuggirà al nostro un

atteggiamento di pensiero e di prassi come quello

di Rvola e della sua « Rivolta contro il mondo mo­

derno » di cui qualcuno potrebbe parlare come di

un quaresimalista di gran classe: no, s'affretta a

dire nella sua messa a punto il Burzio. « non cre­

diate si tratti di mera

religiosità

o di flebile /egif-

timismo

chè il pensiero dell'Evola vuol essere invece

l'eco di cose immensamente più profonde ed an­

tiche ». Ma con tutto il rispetto che possiamo avere

per l'Evola che i suoi classici se li è letti e meditati

sul serio — e ne diede ampie prove per il passato

— la schematizzazione che egli fa attraverso la

storia del suo concetto di decadenza in sostituzione

di quello di progresso non pare al nostro demiurgo,

permeato di un'eccessiva tonalità misticheggiante e

psicologica?

Su questi dubbi ed incertezze conchiuderemo il

nostro discorso: equilibrio, armonia, contempera­

mento, Goethe: ecco i centri del discorso di Burzio

cui qualcuno potrebbe rimproverare assenza di

cuore sturmista, ma s'ingannerehlte chè a tanto

equilibrio e saggezza di vita non si giunge se non

attraverso la morsa martellante del più spasmodico

problem ismo: teoria e pratica si distinguono ma

pur devono unificarsi: e non era forse un intellet­

tualista scorato che aveva letto tutti i libri quel

capo nazi che dichiarava: « V a le più un membro

delle sezioni d*Assalto di cento bestie intellettuali! ».

Difetto degli uom ini, ma non fatalità delle cose,

soggiunge Burzio! Con la dem iurgia noi vorremmo

appunto creare dei tipi d 'u om in i in cui tali facoltà

si equilibrassero ed i funesti

refoulements

psicana-

liti diventassero pertanto inefficienti.

Ma.

aggiun­

giamo noi.

a

patto che psicologia costruttiva e lirica

si identifichino: ma questo

avviene sempre?

Cessato l'incanto magico delFippogrifo,

riuscirà

il

semplice cavallo a condurci alla mèta che tanto ago-

gnamo e per cui

qualche

volta ci sorprendiamo ad

urlare nel profondo del nostro cuore l'ingiuria

pseudo-liberatrice del capo nati?

«M O «A lto»