fando. il vecchio è un tremito, arriva la ziona che ha l'asma,
manda alti stridi. Quel tafferuglio desta Cesco. Stralunato
si leva senza capirci nulla. Attraverso alla serratura il
minilo appoggiato allo schienale troppo imbottito, la mamma
om un bicchierino in mano, tutt'arruffata non sembra lei.
In ziona a mani giunte barbuglia « / ladri, com'è stato, i
ladri, com'è stato... ». Cresco penserebbe di sognare se non
fosse per quel freddo del pavimento eper la cera che attacca.
I)a quella notte il nonno ha una mano ed una gamba
morte. E poi. Dio mio. come balbetta. Non potrebbe più
reggere tutti i fili e dar voce alle marionette. Ma forse è
meglio così, ('.esco non può fare a meno di sentirsi più
tranquillo, un po' d'invidia la provava quando Amalia
era straordinariamente attenta agli spettacoli del vecchio.
Il Signor (ìiusepfie non è la prima volta che si fa vedere
in casa, ('.esco non può pensarlo senza che gli appaia la
sua grossa mano sudaticcia, con tutti quei peluzzi neri,
posata così goliosa sul braccio della mamma. La mamma
sta H. non dice niente; desco non può /tentarlo se non come
il sgnorgiuseppo. una definizione questa che gli s'attaglia
"rossa e contorta com'è; ora poi l'omone ha assunto un'aria
insopportabile di bonaria protezione: quando i medici pro
testano eparlano di conti da saldare, lui mette in mostra un
portafogliaccio rossiccio e sfacciato, ('.osi è diventato di
famiglia, la mamma ha detto che resterà sempre insieme a
laro, come papà, (.esco mangiava certi confetti che ha anche
il droghiere. Il pensiero di avere in casa quel messere gli ha
messo addosso una gran voglia di piangere, ap/toggiato alla
pancia dura di Clara; lei ravvia la testolina con la mano
chi■sa di sapone, la [ielle è scabra. Piegando il collo svela
una segreta schiera di porri'scuri nascosti nel goletto.
Che rabbia adesso che sgnorgiuseppo proclama con gli
orchi fuori delle orbile di averne abbastanza di mutande e
l>muoli smerdali. Il vecchio deve essere ritirato, non può
più vivere coi cristiani. Gli zii arrivano con l'automobile
nuova solo nelle grandi occasioni. Lei fa le scale sbuffando
dui fondo alla cima a causa dell'asma che un bel giorno te
la porta via. Molli abbracci e commossi. Si prepara un av
venimento. Bevono caffè in salotto; Clara servando piega
il capo per non rivelare la commozione. Poi vanno dal vecchio.
Lui, inerte la gamba, fatica ad uscire dal letto fetente. Lo
tiran su per le ascelle e le cosce, la figlia grassa soffia e
mugola: « Diobenedetto com'è magro! ». Le mani si ficcano
facile tra i pochi peli delle ascelle. Si sente l'osso.
Cesco è rimasto solo nel salotto. Il salotto ha tendaggi
polverosi allefinestre. E più alto che lungo. Al centro v'è un
tappeto smisurato, un poco arricciato agli orli, qua e là liso
e stinto. Sul tappeto un tavolinetto con gambe contorte, per
r-ggere la confusione di ninnoli gingilli cianfrusaglie fra
cui troneggia il raso strambo di porcellana, un coro di donne
lo circonda. Queste donne si stringon tutte la mano affuso
lata e minuta, bianca del pallore stesso ch'è diffuso sulle
h<ro lunghe resti a innumerevoli pieghe. Se Cesco fissa
queste donne ecco pian piano incominciano a muoversi
torno torno adagio; oltre il soffitto Margherita con gli oc
chiali suona il pianoforte, lefughe di note sbagliate eccitano
Irfigurette pallide.
Più le fissa. Cesto, più gli appare chiaro che qualeulto
porta ria il nonno; voci intermesse giungono dalla stanza
del malato: anche papà hanno portato ria a suo tempo;
t " questo Clara
rubra
giorno
diceva
lagrimando; « Morirà
come papà ». Ma il nonno non deve andarsene. Vero che
non deve andarsene? Le figurine pallide girano. È un as
sioma questo, che se lui se ne va non lo si vede più. Op
presso Cesco balza in piedi. Ha freddo e il gusto di caffè
è nauseante, l oci e passi s'appressano, Cesco ora pas
serà nell'entrata, si fermerà in un angolo buio, in cucina
Clara piange sconsolata, ecco il vecchino sostenuto alle
spalle, alle ascelle, alle braccia, dice la zia affannosa:
« Quarant'anni in 'sta casa, ('resù! », e con la mano libera
si terge una lagrima. Il patrigno infila un pastrano al
vecchio chè non si buschi altri malanni. Questi esce senza
parole, non s'è neppure accorto di Cesco. Lui penetra con
reterente timore nella camera del dipartito, puzza. Che
senso, rosi vacua, tutti quei bicchieri inutili sul comodino,
le coperte arrovesciate, le pianelle a casaccio sul tappeto,
il vaso da notte [ier terra. Resta /», Cesco, respirando a
fatica, un po' [ter il tanfo, un po' per la forte emozione.
Non s'avvede neppure della madre che è silenziosa sulla
porta, s'accosta e lo stringe di sorpresa al seno, e piangono
in raccoglimento, le comuni lagrime sono salate.
Alla prima caldura tutta la famiglia torna in villa.
La villa è cintata d'un muricciolo di nudi mattoni in
crociali in un ricamo di vuoti e di pieni, mattoni rosi
rossi e caldi che diresti il sole li abbia arrmentati. Dietro
la bianca casa padronale, le tubature dell'acqua sono accese
del primo minio, le persiane brillano di verde nuoto, è
una distesa sterpaglia. Là a Cesco piacciono gl'insegui
menti delle farfalle, le erbe solleticano le gambe. Da quando
poi di nascosto leggiucchia le settimanali dispense di
Buffalo-Bill e dei Tre Boys-Scout, tante volte immagina
si nascondano in quella piana di erbacce torme di selvaggi:
pare unagiungla e non èdifficilepopolarla. Talora lafinzione
è cosìforte che egli ha quasi la certezza sensibile della minace
presenza. Allora fugge indietro con una matta paura dei
calabroni e delle lucertole schizzanti a frotte. Certi giorni
poi resta intento a fissare le rosse formiche. Magari bagna
un [to' il terriccio con l'annaffiatoio. Allora i un catastro
fico scompiglio. Innumerabili escono le bestiole dalle buche
inatrertite. E chi di qua chi di là, con certi affaticanti
pezzetti di pane o qualcosa d'anche maggior impaccio.
Cesco ha insomma il suo mondo nella giungla domestica;
del resto non ne lo lasciano mai uscire, se non la domenica
con la serva per la messa. Nella chiesetta infantile Cesco
gira gli occhi su e giù, anche se Clara gli giunge le mani e
lo sollecita a pregare. Nella chiesetta infantile vi sono statue
di cera da per tutto, santi, madonne, cristi, con certi ange
lici sorrisi sulle labbra un po' rossastre, le candele lagri-
mano sopra gli altari. Ognuno che entra reca sole dalla
calda mattinata. Appena fuori Cesco trotterella per mano
alla Clara. Ma ora che quella s'è fermata a cianciare
con l'ansimante panettiera non rivista da chi sa quanto
tempo, si sono baciate con uno schiocco, lui pian piano se
la svigna, salta il fosso, cade al di là delle ripe, nelTerba
aspra e secca di rappresa mota, ed avanti nel prato.
Clara si volta e lo chiama. Lui cogliefiordalisi e papaveri.
Quella rassicurata si infervora nel cicalare con la gron
dante donnona. La strada provinciale è vicina. Quando
la scopre, lo stupito Cesco, i come so la inventaste. Propria
lei, quella per cui fuggono ventose le automobili. Ricorda
egli adesso che ci pasti vomendo in villa, che ci patti
ogni volta per andato o tornare. Questa verità wMrèiiK i
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