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S A <i<iE Z Z A DI DI R ZIO

Q

uanto, or non è molto, avemmo occasione ili *«>-

stenere che la \era forma metrica del nostro

tempo

è

l'elzeviro e nel sappio doverci ricercare

allora ci «cappò «letto il nome «li Occhi

1»* nature

poetiche più autentiche e maggiormente dotate del

mondo letterari»! «lei lustro tempo, trova una «‘«in­

ferma plaii'ihile «■prohaute in quest'ultimo viiluine

di Filippo Rurzio:

(Om in i. Parsi. Itivi'

(Bompiani.

Milano. 1*>37-W ).

Tra poesia e 'toria. tra fantasia e pensiero è il «•ani­

mino di Burzi«>: «‘«)sì il (lecchi si espresse nei ri­

guardi dell‘« Inverno ». opera precedente del no*

stro uscita un paio d'anni «»r sono: e la frase ehhe

fortuna, in «pianto sintetizzò pur nella stia generi­

cità la personalità di ipiest«) singolarissimo tra i

nostri scrittori.

Su l’« Inverno » s'appunti'» «•«»n un interesse a»sai

vivace la critica, ed anzi il Falqui or non è limito,

su una delle più intelligenti rivinte letterarie «lei

nostro Paese. tentò di ve«h*re chiaro nella natura

poliedrica «li «pteMo ingegno. !Ne risulti') un articolo

originale e caii'tico *cnza duhhio che s«*ompose con

mi metodo inceppati) però dai limiti «l'un forma­

lismo astratto, con molta acutezza e duttilità, lo «tile

«lei nostro, ma nonostante il tono «‘stremamente fur-

Iicsj-o

e sostenuto, il secondo termine «li «piella -iu­

te*'! cui ogni scrithire «-he non *ia meni stilista o

grosso contenutista aspira. pa«sò in seconda linea:

si guardò alla prosa del nostri) scrittore «masi come

ad un fiore che non dia profumo e che si possa

«piindi classificare e -cbematizzare con l'impassilii-

lità del hotanico. Anzi, la natura maliziosa ed am-

mitrante del Fahpii si trovò a silo agio dinanzi ad

una prosa «’he definì composita : «ia per il periodare

tutto ad aggiunte e sovrapposizioni, sia per il c«m-

tinuo accostamento di vocaboli nel massimo delfe-

spressione. sia per la sopravveniente incertezza di

un impasti» sintattico in cui l'accanimento della

punteggiatura che aveva caratterizzato le prose pre­

cedenti. andava scemando: e parlando del laborioso

impasto «tiliMico del Rurzio fece il nome ili Gadda

e di Sbarbaro come di un'e«asperazione tutta intei*

lettuali'tica. Pagine come si può vedere «l'impegno,

ma analitiche aH‘e*trem«) tant«» che 'fugai all'oc-

chio pungente del critico l'ultimo capitolo del libro:

«i Cimitero ». in cui tutte le obbiezioni ed i problemi

e le ri*erve si scioglievano e di questo scrittore così

discusso — che la sua natura di psicologo e di filo-

sofo. di scienziato e di artista è difficile a mettersi

a fuoco — il temperamento lirico pigliava il soprav­

vento sulle altre qualità in un canto sostenuto di

un timbro assai intenso e queU'aura poetica che

per il Faltpii rimaneva un'aspirazione più ancora

«•he tenue realizzazione, era senz'altro raggiunta.

Ora per «picst'ulfuiio libro, la \abitazione si pre­

senta un poco «liversa «•In'* assieme a pagine «•«mie:

« Il Ke Vittorio ». (« Leri

».

« Le due Carlotte ».

« La vita di Corte ». « Elogio dell impiegato» che

rientrano nell'orbita dell'ti Inverno» sia collie tono

che ciime intenzione, ci troviamo dinanzi al vero

e proprio saggi*) che piglia lo spunti) dall ultimo

volume che circola tra i cenacoli ristretti e lo tra­

scrive: trascrizione libera eppure abbastanza esalta:

libera nel senso che da pagine, diciamo così, per

«piartctto si passa a delle pagine per un teatro più

ampio e più largo: s'aggiunge che da queste pagine

sempre preziose e filtrate fa «piasi sempre capolino

il demitirg«i. creatura ammiccante e niutev«>le quan*

t'altra mai. sempre pronta ad infierire contro I atti*

vistilo fino a sè stesso e particolarmente propenso ad

una peculiare contemplazione. Qui i rapporti fra

Teoria e Pratica «‘ili. per esempio, un Santino Cara­

mella dedica una monografia laterziana comlucendo

con crociato) rigore una battaglia a fondo che lascia

però in fin fine delusi, vengono ripresi e trattati

con faciline si «lei culturista ù

/ f i

/*ige. ma anche

con la «loli-ezza e la sensuosità «lei p«)eta che crea

un mito per gli uomini ansiosi.

Ora «la Spengler a Kovserling e«l Alain, da Cecchi

al Rttrge-e di un Ottocento europeo. a«l

im i

giorna­

lista curi«»««i ed attrezzato come il Giusso. come e

dove pt)»sianio inserire il saggi-ta Rurzio «'he ris«dve

i propri postulati teoretici in valori autentici di

p«)esia e «piindi ritorna nel su«) sforzo verso la

prassi, in «pieH'atmosfera te«>retica «la cui era par­

tito? F. forse, «iiianthi parliamo di centri intellet-

tualistici che tendono al canto, come semeiotica di

un processo, noi «iamo lontani dal vero, e non do­

vremmo piuttosto parlare di una particolare sensi­

bilità che investe e sussume il testo teoretico sin

dalle prime parole per rielaborarlo verso una

pseuilo aspirazione pratica che genera il canto?

Que«ti e«l altri sono-gli interrogativi «-he pervadono

la coscienza crilica del lettore il «male, superando

naturalmente qualsiasi schematizzazione d'origine

crociana, voglia giungere a mettere a fuoco la na­

tura poetica e psicologica del Rurzio. Che le «ue

letture le più disparate, siano leopardi. Stendhal,

Nietzsche, o Richelieti. Frasmo. Rimhaud. Mao-

metto o S. Filippo, vivono sempre in funzione di

un mondo lieti particolare e determinato, il quale

da un punto di vi*ta strettamente critico si so*

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