appare chiara per ria ilei lutipò lungo muro sbucciato da
cui scende copiosa edera incipriata: ri batte sempre un sole
leone, lucertole immense dormono indisturbate sulla ri
rida calce. Le lucertole hanno sempre fatto paura a Cesco.
S[tecie nella gititight. Ma chi le acchiappa là. cosi fugaci!
(Jui sarebbe tanto fucile. Dormono. Basterebbe allungare
un dito, ciac sulla coda, (.he schifo: meglio un sasso, un
grosso sasso che lui tirerà cosi, forte, da lontano. Prendo su
questo, pensa. Si fa più accosto. \el calore accecante del
gran sole tuttaria un bririilo gli serpe per le reni e le spalle.
Con ambo i braccìni fa forza. Puff. c'è. F caduta, la bestiola
rerde. scontorcendosi in una bara sanguigna. Cesco trema
tutto, come d'un delitto. I capelli gli spiorono negli occhi,
[ter quel chinarsi a prender la pietra. Ma non li
rart'ia.
che le mani gli pesano quasi fossero sudice del grere
sbarume. I olgendosi pensa che non è poi molto lontano da
(.laro. Il rertiginoso passare d una macchina lo agita.
Più niente, tutto canito nella scia affocata. La gola è secca:
si soffoca di sole e di polrere. Ma (.esco, cosi sconrolto.
non resiste alla tentazione di continuare fino in fondo la ri-
cognizione. Ci der'essere un cancello, eccolo, fra erbe rade e
biancastre; oltre, un grande /torco ombroso, uccelli zufo
lano allegretti. Per terra, ghiaia. Ombrelloni a colori.
Figurette sedute s/tarse parlottanti. I anno e tengono uo
mini in camice, infermiere con reli sul cafto. £ proprio
fra quei cerchi a destra sotto il pino, che ('.esco riconosce
il nonno. ('Ai si ftaralizza la lingua. correbbe chiamare,
una forza lo soggioga. Fd ecco CJara sbraitando salta
il fosso, benedicendo Dio e santi ad alte strida pesta e
sciupa schiere di jtapareri. solino polrere per lo stra
dale. è affannosa sul bimbo, cuore in gola. Lo schiaf
feggerebbe. se fosse suo figlio, pensa, tutta sudata. Dim-
prorriso sciolto dalla immobilità ('.esco inutilmente strilla e
fa gesti con le mani e richiami e si oppone con le poche
forze alla cerchia che. sollerandolo come può. gli fa saltare ad
ogni costo il fosso. Il nonno è come in una lontana retrina
fuori dell'aria e dei rumori.
Lungo la ria (.tara si arrede che ('.esco non le fterdonerà.
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orrebbe consolarlo, dirgli qualcosa, macché, un groppo,
desco è tutto tremore, ri/tensa che la Clara è rea di arer
finto la morte del nonno, e vorrebbe liberare la piccola mano
fredda dall'odioso contatto di quella adusta di vecchia fati
cante che la serra tenacemente. l)a quel momento si è fatto
taciturno. Ma il suo crescente silenzio e la nuova salvati-
chezza non stupiscono la madre poiché quella monotonia
di vita non potrebbe non sommergere ogni vivacità, inch'ella
è divenuta pallido fantasma nelle aule vacue della villa.
Se esca, vedrai la sua figuretta cupa avviata lungo la
straducola sperduta che conduce di nascosto alla casa
di cura, la quale ha un nome mastodontico e tragico. La
- Brrtalozzona ■>. Il marito quasi proibisce quelle visite
furtire, vorrebbe già aver seppellito il coso citrullo. Mei
rari momenti lucidi il disgraziato non fa di meglio che
confessare profonia avversione fter lui. o timori fter il
bamboccio, per la figlia e per chi sa altri ancora. Ciò il
bimbo non lo vedrà più. Sta bene che non ì suo. del Giu
seppe. ma egli lo ha come comprato con tutto il resto, dunque
dere farsi ubbidire. Tutti dorranno ubbidirlo. E. se non lo
legasse ancora la roIonia di quel condannato, ci correbbe
poco, baracca e burattini a questi villani carichi d'oro
che scoppiano i cuscini e i materassi, cotesta riila della
malora frutterebbe certo una sommetta. Danno un tremendo
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