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Crediamo quindi opportuno port:>r«* oggi sul tap­

pato il problema industriale torinese attraverso un

nuovo programma regolatore dello sviluppo lutino.

Al elle è necessario elie una pronta coll<ihorti:ioin

oggi si inizi tra i vari ulliei teeniei edili e «rii organismi

'indaeali industriali, Cr«*«l«> questo un nuovo segno

noli solo di quella eollabora/ione elle il Fascismo

invoca a base dei suoi principi, ma pure di una nuova

attività mr/mi'titirn tra la «lasse clic dà lavoro e enti

produttori di servizi.

Per

:<>nn in>lustrini)

timi si vuol significare acccntla­

mento in un'unica re-rione delle varie aziende, come

avviene per ragioni varie di convenienza per la

cit/l Immurili

o per certi servizi municipali: non si

vuole una città industriale, quasi fosse una città

giardino; una razionalizzazione intesa in questo senso

sarebbe fuori luogo e degna di mi idealismo astratto

dal quale noi per abito mentale siamo ben lontani.

A parte che un simile piano sarebbe un suicidio ila!

punto di vista della difesa

militare.il

raggruppamento

industriale clic noi qui esaminiamo riguarda la possi­

bilità di una redistribuzione delle aziende stesse lungo

il perimetro cittadino, là dove l'edilizia non lia an­

cora invaso i campi a favore sia delle aziende nuove

quanto di quelle che avranno bisogno di abban­

donare le zone ormai troppo centrali.

L'accaparramenti» di queste zolle periferiche vuol

«lire abbandono di un dato criterio urbanistico e

regolatore in qm llr m /ioni, ma vuol dire pure sicurezza,

«li stabilità. conv«-nieliza «li sito, per parte dell'indu­

striale. Far sviare parzialmente la tendenza del­

l'edilizia non vuol «lire abbandonare i programmi di

sviluppo, significa invece armonizzare

1

«* esigenze «lei

cittadino che abita case, veste panni, si alza presto

al mattino per andare nelle azieixle a lavorare, con

quelle «l«*ll'iinliistria. K

«1

allora sorge spontanea l'o­

biezione che per raggiunger»* questo tiih* non è sutli-

ciente nilixtribit irt «pieste aziende, metliaiite un piano

regolatone industriale, ina necessita pur»* redistri­

buirle milioni irtininitr, ossia far in mod«* «he «incile

certt* condizioni «li convenienza a cui alludevamo al

principio di queste note siano r«*alizzate allineile il

distretti» industriale di Torino si avvii sempre più

a diventar»* un centro untumie «li industri»* tale clic

abbia in s • i mezzi non solo p«*r conservare

1

»* posi­

zioni storieann*nte conquistate, ma anche per fa­

vorirne il progresso futuro, coinè «•«•litro «li attrazione.

Orl>«*n«*. questa redistribuzione «‘comunica non può

attuarsi s»* non ricorrendo a <iu«*i m«*zzi che ridu-

cano il rosta medio delle aziende n»*l loro compie.**» o

comunque creino condizioni di prefrribilità industriale

nei confronti «li altre r«*gioiii, non potemlosi parlare,

p«*r la posizione g«*ografica «Iella città, lontana dalle

grandi r.uliali internazionali, di una preferihilità «li

natura commemale.

11

«lislocare. secomh» un piano

a Imi!i>t *riuliHzn, le aziende alla |M*rif«*ria significa

distribuire e organizzare i servizi pnbbli«-i in mo«lo

«la favorir»» al massimo «|U»*st«* aziende »t»*sse.

ANTONIO FOSSATI

S P O R T

I

a stagione ciclistica internazionale, iniziatasi con

* la Milano-Saurcmo »• la Parigi-Houbaix »* prose­

guita con i diri d'Italia, «li (ìermania, della Francia e

della Svizzera, »'* culminata coi campionati tl«*l inon­

do. svoltisi a Copenaghen, nell'ultima settimana «li

ag«»sto.

Dei cinque titoli «li campione «lei mondo in palio,

fra s tr ila e pista, uno s»do »'* stato vinto dall'Italia:

il (‘ampionato «l»*i dilettanti su strada. Poco se si

consid(*ra che l'Italia ha una tra«lizi»me brillant»* «la

«lifemlere eli»* la pone «piasi al «li sopra «li tutti* le

nazioni più agguerrite in fatto «li ciclismo.

I titoli sono stati vinti «la: professionisti su strada:

M«*ul«*mb»*rg (Belgio); dil«*ttanti su strada: Leoni

(Italia); «lietro motori: Lohmaun ((ìermania); velo­

cità dilettanti: Yan d«*r Vjiv»*r (Olanda); velocità

professnmisti: S<*h«*rens (Belgio).

L’Italia era rappr»*s»*ntata in tutte le cinque spe­

cialità, p»*r le «piali, eccettuata la velo»*ità professio­

nisti, si nutrivano seri»* speranze di vittoria; in special

modo i titoli su strada erano «pn*lli acni maggiormente

si guanlava perche l'Italia, dal giorno dell’istituzione,

n<* aveva vinti in maggior num«*ro, dimostrando una

netta superiorità. Alla prova «lei fatti abbiamo vinto

soltanto nella prova ilei dilettanti restando damorosa-

m«*nt«* battuti in <pi<*!la riservata ai professionisti.

>ulla «piale converge il maggiore interesse «lei tecnici,

degli sportivi e anche deU'imlustria. (’om'è noto la

s«|u:Mlra «lei professionisti italiani era fortuita da

Di Pa«*o, Bini, Bossi «* Moretti. Fra stato escluso

all'ultimo mom«*nto Favalli, che aveva vinto la prova

di selezione «limostratnlosi il migliore fra tutti. La

gara «*bb«* a disputarsi su di un circuito stradale non

«l«‘l tutto piano, su «li una distanza complessiva «li

«•irca .{00 chilometri. Dopo pochi chilometri i nostri

Bini «* Di l’ileo scomparirono fiaccati dal ritmo con­

vulso «Iella battaglia. A metà percorso circa scompa­

riva an«*li«* Hossi; runico italiano invece <-h«* aveva

«limostrato «li camminare forte e «li pot«*r dire la sua

parola tin sul traguardi». Moretti, venne tolto brusca-

mente «li gara per una ca«luta. Morale: non uno «l<*i

quattro italiani terminò la corsa. Siam» pure «‘«ungesse

tutte le attenuanti al bravo Moretti, ma gli altri!

Bini e Di Paci» accamparono scuse magre, che si

tradmevam» in piccoli incidenti «li macchina. In verità

erano l«»ro che

1

n»n camminavano «* non le macchine

che si erano avariate. E poi «pi«*l ritirarsi prima «li

aver dato fomlo a ogni più ri|H»sta energia «'*l'antitesi

«Iella divisa ch«* ogni s|n>rtiv«» «leve avere, (juamlo si

v«*st«* la maglia azzurra si deve sentire tutta la res|n»n-

sabilita che ne deriva: non sentirla significa uon |n»s-

s«*«ler«‘ nulla «li quanto caratterizza l'atleta. Nemmeno

Bossi si è salvato dalla «lisfatta, ma ha però lottato

sino allo *trem«» delle forze. Il pn»fes*ionismo italiano