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scuola di V ercelli, spesso, e a torto, un po’ trascu­

rato; e uno dei suoi quadri più noti: « Gesù fra i

Dottori ». conservato presso il Museo C ivico di Arte

Antica iu Torino.

Il ('.risto giovinetto, in una posa aggraziata e sciolta

nonostante l'assurdità formale della sceneggiatura

tutta di maniera (il trono, la politura fìssa della

Madonna, la disposizione architettonica delle fi­

gure). nonostante questo dà già il segno di una

Migrazione sostanziale dalle strettoie di una forma

esp ressi a chiusa. Sono le figure statiche di un

primo (Quattrocento lombardo e francese, su cui è

passato il soffio \ i\ideatore del Rinascimento.

Non è qui il luogo per appunti di carattere più

strettamente tecnico (come l'uso degli ori e dei

rossi, il tipo di illuminazione esclusi»amente fro n ­

tale). ma quello che particolarmente ci interessa è

il risultato complessivo delle singole impressioni,

che possono nascere, per esempio, dall'osservazione

dell'atteggiamento dei due dot

tori a sinistra in alto, o se »

vuole, anche dei due a destri

iu basso, i due episodi più vivi

e riusciti, nella scioltezza del

movimento in accordo coll'in-

leres-e dell'espressione.

Quella però che impressioni

di più è la figura della Ma*

donna, vero momento lirico

del quadro, in cui nonostante

l'atteggiamento un po' statico,

traspare dal viso una riverenza

rassegnata ma intenta, per cui

non tanto qui si \ede la madre

del ('.risto, quanto la giovane

donna di Galilea meravigliata

dell'altezza del suo destino.

Intimità e raccoglimento, nes­

suna esigenza di architetture

abbaglianti: piuttosto desiderio

di approfondire sentimenti che

nascono da una s i t u a z i o n e

densa di pensiero.

Invece il suo discepolo, D efen­

dente Ferrari, si tiene su un

tono che v uol essere molto più

i m p o n e n t e . Ricordiamo una

delle sue più celebri composi­

zioni:

« L o sposalizio della

Vergine ».

I

personaggi

pati a piedi del quadro: il

solo sfondo occupa due terzi

del complesso. Una gran nave

centrale parte da un arco isto­

riato. a tutto sesto, e giunge

fino alla parete di fondo, traforata a giorno con bi­

fore e una finestra tonda. La luce del fondo, di ca­

rattere leonardesco, è ancora rinforzata da illumi­

nazione laterale che viene dalle navi minori, per

bifore invisibili nel quadro. La grande navata, priva

di figure notevoli, dà maggior risalto al gruppo ante­

riore. le cui figure sono ammorbidite da una mezza

luce anteriore.

La sapienza tecnica della disposizione è evidente,

ma si dimostra anche rischiosa, perchè esaurisce la

inventività «fell'artista, limitandola ad una molto

equilibrala esposizione, ricca di quella

onlonnance

che era tanto cara ai nostri padri. Infatti la sta­

ticità delle figure è impressionante: è difficile ve*

dere uno schieramento più scolastico di questo.

Per fortuna, con attenta osservazione, scopriamo

due particolari che valgono tutto il quadro, due

figure che non partecipano del fatalismo delle altre.

Vediamo il sacerdote che si trova

alla

sinistra, per

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