limi indifferente fattore delle attività economiche na
zionali. L'impiego del capitale di circa un miliardo
dà una rendita iti carne, latte e lana per circa 710
milioni.
L i situazione potrebbe ancora essere migliorata.
S ri
riguardi della produzione della lana si lamenta
ini «deficit» che annualmente grava sul bilancio com
merciale della Nazione in diretta relazione del dimi
nuire del patrimonio ovino. Nel 1918 si producevano
IS milioni di chilogrammi di lana in sudicio, ed
attualmente se ne producono solamente 1.5 milioni
e mezzo. Di questi il
<»0
per cento è di qualità che
serve all'industria e il restante è lana da materassi
•i da tappeti. Per risolvere il problema della lana molto
è stato fatto: non dobbiamo dimenticare le recenti
brillanti affermazioni del genio italiano con la creazione
di lana ottenuta dalla lavorazione dei residui del
latte.
Ma ecco che una parte della lana più ruvida, meno
apprezzata, quella che si usa per la fabbricazione
ilei tappeti e dei materassi può trasformarsi in una
preziosa pelliccia. La lana delle pecore sarde offre
queste caratteristiche a cui aggiunge resistenza ed
elasticità e più si avvicina a quella di razza karacul;
inoltre vi è analogia fra l’ambiente di origine della
karacul e la Sardegna. L'esperienza che il prof.Campus
continua con l'incrocio di arieti e pecore karacul con
le pecore dell'isola, ha già dato ottimi risultati anche
per effetto di una intelligente selezione. L'incrocio
continuato con queste pecore e arieti karacul potrebbe
portare un nuovo cespite di reddito all'allevamento
ovino della Sardegna. Naturalmente gli agnelli de
stinati alla produzione delle pellicce vanno sacri
ficati nei primissimi giorni di vita; ma in compenso
si avrebbe a disposizione tutto il latte delle pecore.
Questo sacrificio è indisj>cnsabile perchè l’agnello
karacul conserva solamente per pochi giorni i brillanti
caratteri della pelliccia che la fanno tanto ricercata.
Se l'agnello cresce, scompaiono con la lucentezza «lei
pelo
i famosi riccioli. L'agnello non può quindi vivere
più
di una settimana. Dunque sacrificio indispen-
>ibile per dare maggior risalto con una pelliccia di
karacul alle grazie delle nostre belle signore, e per
dare nuovo incremento alla industria della pellic
ceria.
La fotografìa che pubblichiamo dà una chiara
idea dei risultati ottenuti dal prof. Campus con questi
incroci.
Ma in questo vecchio e pur sempre giovanissimo
l'tituto quanti altri interessantissimi problemi ven
dono
risolti. È qui che vengono esaminati i cibi,
le carni ritenute non idonee ad essere ingerite; è
di qui che escono i sanitari che controllano le carni
da m&cello; è in questa fucina che si preparano
tanti futuri dottori in medicina veterinaria la cui
opera è ogni giorno più ricercata. Eppure
se sono
arcinoti tutti i laboratori delle diverse Facoltà che
si allineano di fronte al Parco e nel Castello del
Valentino, e quelle che hanno trovato sede negli
«•(litici dell’Ospedale di San Giovanni alle Molinette;
non altrettanto può dirsi per la Facoltà di Medicina
veterinaria i cui fabbricati sorgono in via Nizza e
completano quella « città degli studi
»
sorta nella
popolare zona che sfocia alla Barriera di Nizza.
Tuttavia nel grande quadro degli studi la medicina
veterinaria ha tenuto in ogni tempo un posto premi
nente. Ed oggi poi che con la conquista dell'!inpero
sterminate terre dcll'Africa si sono aggiunte al terri
torio nazionale — ed i problemi dell’agricoltura si
sono fatti più complessi ed impellenti portando con
sè quelli ad essa indissolubilmente legati della Zootec
nia — gli studi di medicina veterinaria si rendono
ancor più necessari, urgenti.
Naturalmente non si è atteso negli ambienti degli
appassionati cultori che alla Facoltà dedicano la loro
scienza e la loro esperienza che il trasferimento dei
problemi italiani sul piano imperiale ponesse urgente lo
studio delle nuove necessità. Nella ricerca di affer
mazioni autarchiche in un particolare settore si era
già proceduto con preveggente sensibilità così come
stanno a mostrare le ricerche e gli esperim
cui
abbiamo parlato. Ma non qui si arrestano le bene
merenze dell'istituzione che da tanti decenni opera
silenziosamente senza neppur far pesare la sua
maturità che costituisce un magnifico titolo poiché
anche in questo campo Torino vanta un primato.
La prima scuola di medicina veterinaria in Pie
monte ed in Italia, vi è stata fondata da Carlo Ema
nuele I I I lf
>8
anni or sono. Ma essa ha avuto una
vita tormentata, agitatissima. Fu dapprima scuola,
poi aggregata alle altre Facoltà universitarie, quindi
ridivenne scuola, istituto superiori* ed infine da alcuni
anni è nuovamente, giustamente e definitivamente
rientrata nel grembo dell'Ateneo. Essa fu successi
vamente alle dipendenze del Ministero dell'Agri-
coltura, «Iella Guerra, della Marina-Agricoltura e
Commercio, della Pubblica Istruzione ed ora, come
tutte le altre Facoltà e discipline scolastiche, dipende
dal Ministero dell'Educazione Nazionale.
La singolarità della sua storia meriterebbe di
essere dettagliatamente conosciuta come meritereb
bero di esserlo ampliamento gli scienziati che in questo
Istituto hanno onorata l'Italia e portata la fama dei
loro studi all’estero. Poiché nè il tempo nè lo spazio
lo permettono ci limiteremo ad accennare sommaria
mente alla vita errante che essa ebbe prima di conso
lidarsi definitivamente.
11 primo direttore nominato da Carlo Emanuele I I I
fu il prof. Carlo Giovanni Brugnone, una illustre
competenza nel campo della Veterinaria. L a sede era
allora alla Venaria Reale; poi passò alla Mandria di
Chivasso, quindi nel 1800 si allogò al Cartello del




