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senza

due fra i principali attori, anzi senza il protago-

ni'la, Battali, come avrebbe fatto lo spettacolo a

reggersi ancora? Ter tino poi, le speranze erano belle

che

perdute, Cn'automobilc stava già trasportando

liini

all'ospedale. Ma le pressioni, le insistenze e le

preghiere di tutto quel piccolo inondo che vive a lato

delle

corse, fermo accanto al campione, fecero sì che

(Urtali, almeno, risalisse sul suo cavallo d’acciaio,

rimasto incolume. Prime pedalate incerte, primi inco­

raggiamenti degli « utliciali » del seguito. Tutto un

fianco, braccio compreso, sanguinavano ancora. K

ballali, come per scusarsi che non poteva correre più

forte, mostrava le ferite. Molto più avanti il gruppo

«li testa filava via veloce, come se avesse voluto dare

il colpo di grazia all'infortunato che si dibatteva fra il

dolore materiale e morale. Quaranta chilometri dopo

l'incidente: Alba. Il pubblico enorme che attende il

passaggio dei corridori è già informato dell'accaduto

dalle

vetture radiofoniche e dai giornalisti in agguato,

coi cronometri alla mano. Ecco i primi. Applausi

timidi, scattare di lancette. Al pubblico, a quanto

sembra, importa poco sapere quali sono gli uomini

clic formano l'avanguardia. Sa soltanto che sono in

vantaggio rispetto ai «te n o r i» per infortunio di

questi. Non è dunque un merito... farsi belli con le

disgrazie altrui. Cosi pare infatti ragionare la folla

clic scruta il fondo della strada, interroga i giornalisti,

vorrebbe, se potesse, arrestare la marcia lenta ina

inesorabile di tutte le lancette cronometriche. Le

cifre del distacco vengono gridate ad alta voce, mentre

è un nervoso annotare degli « inviati ». Sono giù

trascorsi 3 minuti e i rimanenti vengono scanditi

dal

pubblico e dagli « utliciali » come fa l'arbitro nei

combattimenti di pugilato. «Quattro, cinque, sci,

sette,

otto... » liartali non

è

ancora in vista. Final­

mente liartali sbuca in fondo al viale. Procede veloce,

senza berretto, ha una smorfia che gli contrae il volto.

Dolore per le feritef No. Piuttosto dolore per il ri­

tardo. Non vorrebbe che la sua maglia tricolore pas­

sasse

ultima. E fa segni giustificativi, (ili sportivi

ed anche i profani intuiscono il dramma del « trico­

lore ». Applausi, incitamenti, auguri lo accompagnano

durante tutto lo stretto corridoio di popolo, tino alle

ultime case dell’abitato.

È lontano l’eco della folla. La corsa riprende

sulla strada assolata che attraversa le feraci terre

delle Langhe, ricche di vigneti dai l>ei grappoli

maturi. Ogni tanto una macchina si stacca dal

gruppo, corre a raggiungere i primi, si apposta e

da bordo si fanno scattare i cronometri. «

11

distacco è

diminuito», si sente gridare quando passa l’insegui­

tore. « Forza Partali! » E liartali va avanti, sempre

più forte, azionando un rapporto la cui moltiplica

pare una padella tanto più grande nel confronto del

pignone. Ogni tanto, nelle svolte della strada tor­

tuosa ed a continue montagne russe, liartali s'im­

batte con corridori staccati, per non avere saputo

reggere all'andatura dei primi. Segno, questo, che

in testa non si molla. Come sono raggiunti, gli staccati,

liartali li rimonta con estrema facilità. E l’insegni-

mento continua incessante per chilometri e chilo­

metri, fra paesi e cittadine, rotto soltanto a tratti

dagli incitamenti della folla. Siamo in vista di

Alessandria. 11 distacco fra liartali e i fuggitivi è

ridotto in circa 100 chilometri da

8

* IO" a

\'

IO". La

grande impresa, che Ita destato in tutti ammirazione

infinita per il « tricolore », è pressoché portata a ter­

mine.

11

ricongiungimento avviene infatti poco dopo.

Prima constatazione: la media generale è stata di

quasi .'io chilometri all'ora. Quella di liartali, con lo

svantaggio di «piasi 0 minuti, di oltre 10. Cifre sol­

tanto, ma che eloquenza contenuta in esse! È però

scritto nel libro del destino che liartali debba an­

cora e molto sacrificarsi se vuole cogliere la vit­

toria. Filtrando nel viale umano attraverso il quale

si percorre Alessandria, che al passaggio dei corridori

dev'essere scesa tutta nelle strade, fuggono ti corri­

dori. Nel trambusto che succede ad ogni rifornimento,

approfittano gli audaci per guadagnare tempo. Ad

Asti quel sestetto ha circa 5 minuti di vantaggio sul

grosso guidato da Partali. « liartali non potrà più

raggiungerli, questa volta » dicono i competenti.

Finale di corsa. Abitati rurali che si susseguono,

piccoli centri con la popolazione schierata; auto­

mobili, motociclette, biciclette che hanno recato

migliaia di sportivi torinesi. Sommità di Cocconato,

punto strategico della corsa, a 50 chilometri dall'ar­

rivo. Non c’è angolo dell'abitato in

• •*ti si

accalchi la marea umana. Fin sui tetti si scorgono

grappoli umani. Lo spettacolo è meraviglioso.

Che grande regista l'ha preparato! Giungono i corri­

dori frazionati, con a capo Maraltelli che ha staccato

i compagni di fuga ed ora tenta da solo di andarsene

verso l'agognata vittoria. Dopo Marabelli, a distanze

varianti giungono altri

1

atleti, col quinto, oh, stu­

pore! è liartali. La sua maglia tricolore è sbrindel­

lata come un glorioso vecchio drappo reggimentale,

causa la caduta.

11

volto dà ora l'impressione della

volontà d’acciaio. S'incrociano le prime scommesse.

« Partali riuscirà a raggiungere i fuggitivi e vincere

ancora! » È pazzesco scommettere. Fra lui e Maraltelli

intercorrono

8

minuti. E mancano meno di 50 chi­

lometri al traguardo. Moriondo: 40 chilometri dal­

l'arrivo. Maraltelli è sempre solo; ma a meno ili 3

minuti vi è Partali. La folla, che formerà sino al­

l'arrivo uno stretto corridoio, urla parole incitatrici.

Chieri: ’JO chilometri dalla mèta. liartali ha raggiunto

Maraltelli, trascinandosi dietro L’ altri corridori.

Sono in tutto quattro, all'avanguardia. Salita della

Rezza. Avrà fiato e resistenza il campione per reggere

ancora alla tremenda fatica che sfortuna e avver­

sari gli hanno imposto? Pare inverosimile, ma liartali

resisterà; anzi farà di più. Alle prime rampe s'alza sul

sellino come per prendere fiato; quindi scatta come una

catapulta. Uno, due, tre avversari perdono terreno nei

suoi confronti. È solo. Vola verso la vittoria. La folla,

spettatrice questa volta, è in delirio. Ultim i chilometri,

entrata al Motovelodromo, apoteosi. Con quattro

parole il campione suggella la spettacolosa sua im­

presa: « La maglia tricolore non ha fatto brutta fi­

gura». Atleti del tempo fascista.

SILVIO VAIUTTO