Cominciavo a sentirmi meschino e inetto. Trassi un tirati
sospiro, come per denunciare la miti vecchiezza, strinsi la
cintura deli impermeabile e.
/tasso /tasso, ci avviammo,
l.tilasciavo /tarlare. l.'accomlisceiidevo. Uro distratto. Ella
mi diceva, inebbriandomi oscuramente :
Se trascorri l'in
verno a Mancaiieri vengo a trovarti tutti i giorni. Ecco il
trenino, la caffettiera! Pazzie. Margol. Mi vedo più correre
per giungere in tempo alla stazione.
-
'
Varati! si offuscava, si dissolveva. I treni passavano
lanciando fischi e sbuffi che spaventavano le palline e le
mucche, pascolanti tranquille nei loro prati. I contadini, con
tutto il volto nell'ultimo sole, nei cenci rossi, azzurri, eretti
sui carri del fieno, appoggiati agli steccati, in riva ai ru
scelli. immobili, diventavano eterni in quei momenti. L i con
templavo come terrecotte, i.a sera si riempiva delle esalazioni
ilei fiori, della benzina bruciata, del triste odore dei tram.
Il braccio di Margot era
rosi
lieve...
Bah. ci siamo lasciati con il ben noto arrivederci.
Domani sera purtroppo dovrò andare con lei. (.io non ha
alcuna imi>ortanza.
•
tppena si allontana di due passi è come se un altro
mondo l'assorbisse.
Ieri sera me ne sono subito scordato. I miei pensieri si
sono intorpiditi nell'onda del crepuscolo fino a quando la
notte, fredda e tagliente, non li ha ridestati. Allora ho srntito
la pietra sotto i miei piedi, come camminando scalzo, e
la mano, che appoggiavo ai muri, non poteva spingersi
più in là. oltre quella materia dura, scabrosa, affondare.
Sono andato a cena. \on ho più pensato. Ilo dormito e
un altro giorno è trascorso, \itii ho più pensato fino a un
momento fa. Urlando, sentendoti sonare il campanello di
casa mia...
».
Orlando tace, a capo chino, passandosi la mano sulla fronte
come /ter scacciarsi le nebbie.
«
Per D io! - Ja Alessio fra sè e sè. - Per quanto le esi
genze sceniche mi abbiano costretto a manipolare la materia
vissuta e sofferta, tuttavia c'è della stoffa, in me. direbbe
qutdcuno. Molta nebbia, ma uriche poesia... Ah. Ah! E
soffro anche, soffro davvero. Ma in che moilo cretino!
Quasi quasi Orlando è meno cretino di me ecc. ecc. (i soliti
monologhi, li fanno tutti: a scriverli non si lasciano più
capire, come i sogni)
».
Orlando assume un as/tetto dubbioso, ('.he Alessio lo
truffi? Trop/te parole, troppo contorno.
« Ma...
»
riesce apjtetta
a mormorare
abbozzando un
sorrisetto stento, levando il capo e una mano fino all'altezza
giusta [ter... vedersela davanti liscia e rosea: non capirci
nulla, di che quella stia a fare o significhi: doverla abban
donare al suo iteso. come una brutta conchiglia che si lasci
ricadere in mare.
Il meglio era starsene
zitto:
invece [ter puntiglio continuò
il suo ma con un gorgoglio inarticolato che alla fine si
spense.
ilessio non vi badava: assorto, concesse quella jmusa
u sè più che all'interlocutore.
Quanto a me. poi. ligio alla consegna, tiravo le somme:
la confessione aveva liberalo Orlarulo. o ben altro, dissan
guato addirittura. L acera stremato.
La forza. Cimpeto datogli dalla coljta. se li era portati
ria la remissione, tanto ch'egli non avera più il coraggio di
azzardare una critica.
Da ciò e dal tono autoritario assunto ora da Alessio
traevo questa sentenza:
Cercate dentro di voi Iu forza purificatrice delle colpe, se
non volete cadere nelle mani di un tiranno ».
Tuttavia, sembrandomi che. fra i due. soffrisse crmlel-
mente Alessio, la mollificai in:
■
Beato il pellegrino quando, stanco di portare la bisaccia,
sa togliersela con candore dalle spalle per affibbiarla al
compagno di viaggio
».
La pena del Piccolo Alessio era di quelle che non sanno
dove scaricarsi. Talvolta egli si confidava:
«
Sono un albero
divorato dalle termiti. A che punto mi trovo? C'è ancora
ila rodere? l n giorno non rimarrà ili me che un velo di
corteccia, che un moscerino sventato volando urterà, man
dandolo in polvere
».
*
* •
Camminavamo. Alessio nel mezzo, attraverso l'enorme
piazza sino al fiume.
<•Questo è il ponte, e questo l'argine dove venivamo a
passeggiare.
«
Qui. tra queste pietre, quando ha piovuto, l'acqua si
raccoglie in una pozza. Dopo ogni pioggia vi correvamo
ansiosi. Dora ed io. attratti dal miracolo delle nostre fi
gure capovolte: entro quella pozzti noi due eravamo uniti,
felici, con qualche stella intorno al culto... Naturalmente
era un sogno inutile e sciocco.
■
Per Dio. Quella ragazza è una autentica
/>...
Lo sajtete?
chiese con improvviso tormento.
Ed a questo punto avvenne una mutazione poiché infine
eravamo tornati in campo umano
(!).
con pieno compiaci
mento di Orlando, il quale spalancò la bocca, gli occhi, si
fermò, si voltò, prese l'amico sotto braccio, interloquendo
aninìato: « Lo sapevo!
A *
ero sicuro! Ricordi? Non te
l'ho sempre detto? I orrei che tu ricordassi. Si vedeva
lontano un chilometro, ma tu. prima di darmi retta, sì! ci
mole la prova dei fatti
».
E non c'è più verso di fermarlo. Alza la voce, gesticola,
va maledettamente fuori del seminato, con fare da tribuno,
da arringatore.
•
La società le riduce tutte ad un punto, oggi, le donne.
Prostitute !
».
lo
sto sulle spine per Alessio, ma invano: il pulcino
continua senza pietà, con occhi lucidi di intolleranza, da
poi che i Druidi si sono risvegliati in lui. e chiedono il
rogo.
•
Dora! Senti che nome. Spularle in faccia. Picchiala,
prendila a calci
».
« Oggi
non si può - interrompe Alessio irritalo. - Non i
in carattere coi-tempi •>.
Orlandolo guarda con occhi di chi non capisce, incalzando:
«
L'umore è sempre una tragedia
».
«
Sempre? - lo rimbecca Alessio.
-
Sentimi. L'altro giorno
finito il pranzo, me ne staro al sole sulla terrazza, su una co
moda pvl:rona viennese
(che ti farò prorare)... Ah. giusto:
arerò il corpo al sole e leggero,proteggendo il mio Nietzsche
con un o.nbrellone da spiaggia. Non poteva esservi ambiente
e momento più propizi
a
godere
di
quegli aforismi,
dorè si
parla
di
uomini tra ic i.
U h
passo, poi
,
n
on so p ii davo.




