Table of Contents Table of Contents
Previous Page  1412 / 1801 Next Page
Information
Show Menu
Previous Page 1412 / 1801 Next Page
Page Background

Cominciavo a sentirmi meschino e inetto. Trassi un tirati

sospiro, come per denunciare la miti vecchiezza, strinsi la

cintura deli impermeabile e.

/tasso /tasso, ci avviammo,

l.ti

lasciavo /tarlare. l.'accomlisceiidevo. Uro distratto. Ella

mi diceva, inebbriandomi oscuramente :

Se trascorri l'in ­

verno a Mancaiieri vengo a trovarti tutti i giorni. Ecco il

trenino, la caffettiera! Pazzie. Margol. Mi vedo più correre

per giungere in tempo alla stazione.

-

'

Varati! si offuscava, si dissolveva. I treni passavano

lanciando fischi e sbuffi che spaventavano le palline e le

mucche, pascolanti tranquille nei loro prati. I contadini, con

tutto il volto nell'ultimo sole, nei cenci rossi, azzurri, eretti

sui carri del fieno, appoggiati agli steccati, in riva ai ru­

scelli. immobili, diventavano eterni in quei momenti. L i con­

templavo come terrecotte, i.a sera si riempiva delle esalazioni

ilei fiori, della benzina bruciata, del triste odore dei tram.

Il braccio di Margot era

rosi

lieve...

Bah. ci siamo lasciati con il ben noto arrivederci.

Domani sera purtroppo dovrò andare con lei. (.io non ha

alcuna imi>ortanza.

•

tppena si allontana di due passi è come se un altro

mondo l'assorbisse.

Ieri sera me ne sono subito scordato. I miei pensieri si

sono intorpiditi nell'onda del crepuscolo fino a quando la

notte, fredda e tagliente, non li ha ridestati. Allora ho srntito

la pietra sotto i miei piedi, come camminando scalzo, e

la mano, che appoggiavo ai muri, non poteva spingersi

più in là. oltre quella materia dura, scabrosa, affondare.

Sono andato a cena. \on ho più pensato. Ilo dormito e

un altro giorno è trascorso, \itii ho più pensato fino a un

momento fa. Urlando, sentendoti sonare il campanello di

casa mia...

».

Orlando tace, a capo chino, passandosi la mano sulla fronte

come /ter scacciarsi le nebbie.

«

Per D io! - Ja Alessio fra sè e sè. - Per quanto le esi­

genze sceniche mi abbiano costretto a manipolare la materia

vissuta e sofferta, tuttavia c'è della stoffa, in me. direbbe

qutdcuno. Molta nebbia, ma uriche poesia... Ah. Ah! E

soffro anche, soffro davvero. Ma in che moilo cretino!

Quasi quasi Orlando è meno cretino di me ecc. ecc. (i soliti

monologhi, li fanno tutti: a scriverli non si lasciano più

capire, come i sogni)

».

Orlando assume un as/tetto dubbioso, ('.he Alessio lo

truffi? Trop/te parole, troppo contorno.

« Ma...

»

riesce apjtetta

a mormorare

abbozzando un

sorrisetto stento, levando il capo e una mano fino all'altezza

giusta [ter... vedersela davanti liscia e rosea: non capirci

nulla, di che quella stia a fare o significhi: doverla abban­

donare al suo iteso. come una brutta conchiglia che si lasci

ricadere in mare.

Il meglio era starsene

zitto:

invece [ter puntiglio continuò

il suo ma con un gorgoglio inarticolato che alla fine si

spense.

ilessio non vi badava: assorto, concesse quella jmusa

u sè più che all'interlocutore.

Quanto a me. poi. ligio alla consegna, tiravo le somme:

la confessione aveva liberalo Orlarulo. o ben altro, dissan­

guato addirittura. L acera stremato.

La forza. Cimpeto datogli dalla coljta. se li era portati

ria la remissione, tanto ch'egli non avera più il coraggio di

azzardare una critica.

Da ciò e dal tono autoritario assunto ora da Alessio

traevo questa sentenza:

Cercate dentro di voi Iu forza purificatrice delle colpe, se

non volete cadere nelle mani di un tiranno ».

Tuttavia, sembrandomi che. fra i due. soffrisse crmlel-

mente Alessio, la mollificai in:

■

Beato il pellegrino quando, stanco di portare la bisaccia,

sa togliersela con candore dalle spalle per affibbiarla al

compagno di viaggio

».

La pena del Piccolo Alessio era di quelle che non sanno

dove scaricarsi. Talvolta egli si confidava:

«

Sono un albero

divorato dalle termiti. A che punto mi trovo? C'è ancora

ila rodere? l n giorno non rimarrà ili me che un velo di

corteccia, che un moscerino sventato volando urterà, man­

dandolo in polvere

».

*

* •

Camminavamo. Alessio nel mezzo, attraverso l'enorme

piazza sino al fiume.

<•Questo è il ponte, e questo l'argine dove venivamo a

passeggiare.

«

Qui. tra queste pietre, quando ha piovuto, l'acqua si

raccoglie in una pozza. Dopo ogni pioggia vi correvamo

ansiosi. Dora ed io. attratti dal miracolo delle nostre fi­

gure capovolte: entro quella pozzti noi due eravamo uniti,

felici, con qualche stella intorno al culto... Naturalmente

era un sogno inutile e sciocco.

■

Per Dio. Quella ragazza è una autentica

/>...

Lo sajtete?

chiese con improvviso tormento.

Ed a questo punto avvenne una mutazione poiché infine

eravamo tornati in campo umano

(!).

con pieno compiaci­

mento di Orlando, il quale spalancò la bocca, gli occhi, si

fermò, si voltò, prese l'amico sotto braccio, interloquendo

aninìato: « Lo sapevo!

A *

ero sicuro! Ricordi? Non te

l'ho sempre detto? I orrei che tu ricordassi. Si vedeva

lontano un chilometro, ma tu. prima di darmi retta, sì! ci

mole la prova dei fatti

».

E non c'è più verso di fermarlo. Alza la voce, gesticola,

va maledettamente fuori del seminato, con fare da tribuno,

da arringatore.

•

La società le riduce tutte ad un punto, oggi, le donne.

Prostitute !

».

lo

sto sulle spine per Alessio, ma invano: il pulcino

continua senza pietà, con occhi lucidi di intolleranza, da

poi che i Druidi si sono risvegliati in lui. e chiedono il

rogo.

•

Dora! Senti che nome. Spularle in faccia. Picchiala,

prendila a calci

».

« Oggi

non si può - interrompe Alessio irritalo. - Non i

in carattere coi-tempi •>.

Orlandolo guarda con occhi di chi non capisce, incalzando:

«

L'umore è sempre una tragedia

».

«

Sempre? - lo rimbecca Alessio.

-

Sentimi. L'altro giorno

finito il pranzo, me ne staro al sole sulla terrazza, su una co­

moda pvl:rona viennese

(che ti farò prorare)... Ah. giusto:

arerò il corpo al sole e leggero,proteggendo il mio Nietzsche

con un o.nbrellone da spiaggia. Non poteva esservi ambiente

e momento più propizi

a

godere

di

quegli aforismi,

dorè si

parla

di

uomini tra ic i.

U h

passo, poi

,

n

on so p ii davo.