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p,irera

tanto scritto per me. che ho dovuto rileggerlo parecchie

ralle

(aggiungi ch'ero intorpidito da un generoso pranzetto).

( hit a Ir perorazioni di José nel finale della

Carmen,

la ilme dice: -

Io, io

ti ho uccisa

,

mia Carmen adorata! -

Il rba d'un José. Come essere all'altezza di un superuomo

tifila tua fatta? A me non resta, ormai, che lo slancio di

leggerti

».

Caduta ogni baldanza, come il riccio d'una castagna

d'autunno

,

sul rollo d'Orlando si dipinge la desolazione.

Ma allora... - sembra dire - che fare?

».

Alessio gli legge

il pensiero, lo sparenta:

«

Queste cose si fanno da si, mio

pm

it o

Orlanduccio

».

A l che Orlando:

«

Siamo dei disgra-

ziati, ecco tutto

»,

conclusione che gli sembra sufficiente.

Ma Alessio non ama correre agli estremi:

u

Già. nel mio caso la soluzione è l'amore cristiano

».

«

Puoi?

».

»

l oglio, fortissimamente roglio, alla

/teggio mi farò

legare alla sedia

».

riandò non ha udito. Il tema del­

l'amore cristiano l'ha conquistato

rapidamente. Ora sta accumu­

lando pressione come una mac­

china a rapore. Tra poco si

metterà in moto.

persone della

nuora tragedia gli correranno in­

contro. reloci. gli si affolleranno

dat anti. E Dora, di dot e sbucherà?

Curioso. il Piccolo Alessio accelera i preparatit i di scena.

Potrei non amarla? Una creatura ricca di sentimento

e prodiga di si. delle sue carni, che getta così, con disprezzo,

quasi con angoscia, è lecito non amarla? Dimmi, dimmi.

I lecito a un'altra creatura?

».

Orlando se ne parte carico di patos

...

No. No, Fai bene. Anzi devi, deri. Lei infine è una rit­

tima. Sono tutte ritiime dell'ingordigia degli uomini, di

quei porci, che Dio li maledica.

l i

maledico!

I V

maledico

tulli! » urla ai passanti sparentati.

<I

’izio d'educazione » rincalza Alessio.

Le classi meno abbienti... Orbene, la borghesia con i suoi

ci liegi, le sue istituzioni organizzate... Tu non conosci la

vita dei salotti. Bisogna viverci. Quale scrittore moderno

si è astenuto dall'evocare quegli ambienti anemici? Eppure,

cn ili a me, nessuno li ha capiti. Invece di denigrarli, io

sarei capace di farne un poema come

TOdissra *.

Orlando scrolla le spalle

rosi

forte da buttarmi contro il

a:uro:

>

Una gran massa d'ipocriti, di maledetti. Ma non ere-

t*ino di farm i paura!

».

Ipocriti? Macchi, macchi. D i' piuttosto sapienti. B i-

'

sna conoscerlo, il

ciclo vitali*

di quelle ragazze cariche di

s

ildi. Quante cose ti hanno da insegnare, mio povero Or­

milo! A l loro confronto, le creature orfane come la mia

i>oruccia muovono davvero a pietà: dilapidano tutto,

fugano sempre di persona, appunto perchi non hanno di

otto alcuna impalcatura

».

Orlando comincia a seccarsi:

«

Piantala ora. Non fare il saltimbanco

».

Alessio lo accarezza ruvido:

«

T i

voglio bene. Orlando,

con

antico. Guai se non avesti

il

tuo com/arto. Ma i presumibile ch'io abbia superato

l'adolescenza da un jtezzo, ossia, come dice Guido

,

raggiunta

la

serenità.

«

Non la merito,forse? l edi, non so resistere alla tenta­

zione di giocure intorno ai miei sentimenti. Un diverti­

mento innocente. D'altronde la serenità assomiglia un poco ad

una morte entro la

rifa,

o se vuoi, ad una anticipazione della

morte. Quando viene troppo presto, ci scherzi

».

Alessio ha sorriso, ma i triste. Ila spalancato gli occhi

chiari verso il cielo.

Come una flottiglia di piccolo cabotaggio il nostro ter­

zetto s'inoltra in un budello nero della periferia.

Pochi raggi di luce, filtrando dalle impannate chiuse

delle botteghe, disegnano delle croci. Qualche moccioso deve

aver accecato con un sasso l'unico lampione della via. È

una via triste, mai percorsa. Le nubi nel cielo si accavallano,

come bianchi puledri schiumosi. Stiamo ferm i. Alessio pare

incantato.

«

Oh, muoriti!

»

gli grido ridendo.

Egli ci mette le bracciu attorno al collo, accomunandomi

[ter la prima volta ad Orlando. C'incamminiamo avvolti

in un'aria nuova di simpatia. Stiamo per sognare la favola

dell'amicizia.

Giunti ad una piazza a giardino, circondata da edifici

austeri, ognuno di noi sente che potrebbe parlare per l'altro.

«

Pensiamo a Dora

»

mormora Alessio.

«

È lei che a preparato questo clima. La sentite presente ?

».

Ed io :

«

A quella creatura non si può voler male

».

Alessio guarda il cielo:

«

Dora soffre. È sperduta. Non

sa dove afferrarsi, ma i troppo fiera per accogliermi. N i

io [tosso aiutarla: non le sono andato incontro con la voce

della natura; ero tutto pieno di logica, di progetti, quadrato,

come dice lei

».

•

• •

Il

nostro terzetto pareva l'esercito della salvezza, e at­

traversammo la piazza a tamburi battenti. All'imbocio del

corso ci fermammo davanti alla Pasticceria Italia.

«

Dobbiamo fa r festa

»

disse Orlando. Infatti l'entusiasmo

cresceva in noi.

Egli entrò a comperare torrone, biscotti, paste con la

crema. Spartimmo equamente le provviste ponendo in

tasca ciascuno la propria parte.

Ogni volta che Orlando metteva in bocca un biscotto pa­

reva che ricevesse la comunione. Alessio naturalmente

fingeva di prender parte a quel rituale, lodando il cioccolato

perchi era di puro latte

, i

biscotti perchi erano freschi, le

paste perchi erano genuine.

Confusamente, ci apparivano deschi da prima comunione

preparati con le tazze di cioccolato

,

e un odore di pane appena

tolto dal forno; pranzi sacerdotali; bicchierotti di vino che

rinfrancano, rianimano lo zelo religioso, e dònno l'eloquenza

ai veri apologisti della Chiesa; agnelli pasquali dalla lana

arruffata e grum i di sangue sulla gola.

A

poco apoca

mi sentivo

immergere anch'io in qmeM’ourm

di

ristoro

ieff*«Mima,

di

imbandigioni, in quelToétn d'in­

censo, d'arrosto

•

barolo

,

e cominciavo a desiderata con i

misi amici una bella otteria che

d

ospitasse.