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ppena Orlando fu entralo dal

nostro comune amico Alessio,

qualcuno gli gridò:

«

Faccia da

ftenilenziario, sei ancora rivo?

».

Seguì uno di quei malau­

gurati silenzi che crescono cre­

scono come una vescica, fino a

quando non sono fatti scoppiare.

Fu il Suola a dare in un uscitaccia di stomaco fragorosa

,

dopo la quale propose a tutti il cinèma, e se ne uscì

seguito

da M ie, Barbastup, Pontarelli detto Billia, e g li altri,

lasciando me con Alessio nelle peste.

Orlando appese Vimpermeabile con solennità, si avvi­

cinò a lunghi passi. • Sono qui per

annunciarv i -

sembrava

dire il suo volto - che oggi un nuovo

ciclo

della mia vita

si è concluso ».

Da queirannuncio io rimanevo nettamente fuori. Fra

Orlando e il Piccolo Alessio non avevo mai avuta altra fu n ­

zione che di terreno neutrale

,

e siccome Orlando sosteneva il

principio che

*

litigare i necessario ai

veri

amici

»,

e con

me non attaccala mai lite, la sua amicizia era dunque tutta

per Alessio.

Per pigrizia. Orlando viveva della vita di Alessio, dopo

aver seppellito la sua di un tempo sotto un pesante strato di

mansuetudine. Certi atti improvvisi, simili alla cMera di un

selvaggio, facevano dire di lu i:

«

È un irragionevole », o

più spesso:

«

Un energumeno

>.

Era invece un grosso pulcino che abbaia, se smette di

pigolare.

La piccola chioccia, Alessio, gli volò incontro come per

gridargli:

«

Alleluia! Soniamo campane e trombe!» ma

ad un passo da lui, il pulcino lo arrestò di botto:

«

Non toc­

carmi

».

Alla chioccia non venne di meglio che un sorriso para­

litico; e tuttavia fece ancora un balzo a penne irte..., si trat­

tenne, la sua mano si levò lentamente sul viso di Orlando

per accarezzarlo. M a il pulcino scattò via:

«

Non toccarmi.

Guai se m i tocchi ».

«

Ma perché Orlando? ».

«

Perchè

i

meglio

»,

e si guardava di sbieco quelle mani

femminee, stonate, anch'egli con un sorriso ambiguo che

infastidiva dolorosamente Alessio.

Cominciò a prendersi il capo fra le palme

,

p oi le allonta­

nava come carboni accesi. Camminò, dondolandosi

,

con una

faccia stupida, che ora indispettiva Alessio, riempiendolo

di rancore

(«

Maledetto lu i!

»).

«

Ho fatto tanta strada da bucare le suole, ma a die serve?

- uggiolava il pulcino; - ho detto a tutti che sono un porco

,

ma a loro che im porta?».

«

Sentiamo, - fece Alessio con voce stizzosa, da vecchia

chioccia - che hai sulla coscienza? Tu sei puro a dispetto

dei santi ».

• Alessio, per carità, sta

*

zitto ».

Silenzio. Pausa. Indi Alessio taglia corto e gli soffio

una domanda aWorecchio. L'esasperazione di Orlando si

allenta, si ripiega. Assume uno sguardo

rosi

melenso da

far venire una matta voglia di prenderlo a pugni, calci,

basSonmte. Soggiungo dimessamente, borghesemente:

«

Hai