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termo-elettriche, soffrendo l'industria elettrica di un

rilevante numero «li Kw.-h. non fatturati; oggi in­

vece nuovi impianti e nuove derivazioni idriche

trovano compenso nelle sempre maggiori richieste

di energia. Non pare quindi che il suo prezzo possa

scenden», tuttavia non possiamo, almeno in via acca­

demica, non pensare che una riduzione pur minima

del prezzo per uso industriale influirebbe più di

(pianto forse si crede a migliorare uno degli elementi

del costo di produzione industriale.

Quando potremo avere a nostra disposizione ser­

vizi più perfezionati diretti a conoscere più esatta­

mente la situazione industriale di Torino e i prezzi,

non sarà ditlìcilc vedere come molti prodotti finiti

non denunciati nelle statistiche generali ufficiali si

vendettero nel periodo di crisi a prezzi che forse

sembrano irrisori!

l ’ na riduzione quindi del prezzo di questo impor­

tante servizio mentre aumenterebbe la domanda di

energia, diminuendo la richiesta di succedanei na­

zionalmente più onerosi quali la benzina, la nafta,

0 di altre forze motrici (è noto come in questo caso il

Diesel abbia una certa, se non definitiva importanza)

a tutto vantaggio delle società stesse, rappresente­

rebbe nel contempo uno di quei fattori di convenienza

sui quali sembra opportuno insistere per l’espleta­

mento del piano regolatore industriale.

* * *

Purtroppo i prezzi presenti non devono rispecchiare

gli errori passati: tutta l’economia è passata più o

meno attraverso errori. I prezzi attuali dei lavori

soggetti a monopolio o comunque non in ragione di

concorrenza corporativa non devono risentire tali

conseguenze. È troppo noto come i nostri industriali

che producono I

hmiì

non in condizioni di privilegio,

debbano ridurre i prezzi non in ragione dei costi

antichi, che i costi passati non servono più a regolare

1 prezzi attuali, ma in ragione dei costi nuovi di con­

correnza, costi più bassi, molto più bassi di quelli

di un tempo: chi crede di poter resistere a questa

nuova legge economica è destinato a fallire.

Il criterio che le forze economiche ci- obbligano a

seguire per la determinazione del prezzo è il costo

futuro,

e i prezzi dei prodotti finiti tendono oggi a

seguire questa legge. Chi dicesse che non può soste­

nere questi nuovi prezzi perchè »

suoi conti

furono

molto più alti, non troverà certo nessuno disposto a

tutelari* e proteggere queste sue pretese.

I

prezzi fino al 1936 sono andati giù e con essi i

profitti, dati i costi precedenti, per cui, data questa

legge che governa le imprese, perchè i prezzi dei beni

offerti in condizione di privilegio non avrebbero

dovuto essi pure regolarsi sul costo nuovo di ripro­

duzione degli impianti?

Non si deve tener conto dei costi postbellici per

giudicare dei prezzi attuali, anche se bassi, ma dei

costi futuri, che sono quelli ai quali tutti gli industriali

in genere ubbidiscono: orbene una riduzione ad

esempio del prezzo, anche di poco, di certi beni offerti

(piali servizi, non si risolverebbe solamente in un

minorato costo per il complesso aziendale torinese,

ma anche in una perequazione dei prezzi dei servizi

produttori e dei beni industriali. I/on. Motta ci ha

detto recentemente che il prezzo dell'energia elettrica

è piccola cosa nei confronti del prezzo totale del la­

voro all'ultimo consumatore; siamo d’accordo che il

costo di distribuzione del prodotto è ancora alto,

ma noi qui parliamo come

produttori,

ossia come

facenti parte della prima fase del ciclo; altri, già

10 sentimmo, dirà che il costo della mano d’opera

è piccola cosa nei confronti del costo totale; altri

ancora aggiungerà che il costo

*pe*e generali

nelle

imprese a produttività crescente non è gran cosa,

distribuendosi sul totale della produzione, e così

via. Ma allora chiediamo noi, qual’è il cespite di

spesa più importante? La verità è che, da industria ad

industria, variamente si distribuiscono spese gene­

rali, spese per materie prime, e materie sussidiarie,

spese per mano d’opera, ecc., ma che in qualunque

caso, nel momento attuale, anche una riduzione cente­

simale, ha sul totale della produzione, la sua grande

importanza, soprattutto allorquando l’energia, ad

esempio per certe industrie, non è più calcolata nelle

spese generali, ma nelle materie prime.

.Ma non b;tsta ridurre,

anche di poco

, il prezzo di

questi servizi per avere un distretto industriale che

eserciti* una attrazione costante; è necessario pure

migliorare i trasporti, sia interni che esterni, sotto il

punto di vista del costo.

È troppo noto, e ripetuto, che Milano gode di pecu­

liari condizioni commerciali, e sta bene: ma se To­

rino non è città a carattere agricolo, non è città a

carattere commerciale nel senso che non si trova

nell’incontro di punti radiali internazionali, e non

può quindi sviluppare un buon commercio (li inter­

mediazione, non è città, che goda di molte partite

cosidette invisibili quali l’afflusso di forestieri, tu­

risti, ecc., se Torino non è tutto questo, deve essere o

meglio deve permanere città industriale, e deve quindi

attirare il movimento commerciale, se non di inter­

mediazione e di transito, mediante facilitazioni e

miglioramenti nei trasporti e nelle comunicazioni.

11 che ci déve far altresì pensare all'importanza

assunta dai servizi automobilistici per cui è pure

opportuno ricordare che il raccordo ferroviario as­

sume oggi un'importanza minore data la comparativa

importanza del camion.

Si j>ensi che ad esempio per uno dei prodotti in­

dubbiamente fra i più pesanti, la carta, in genere

le cartiere hanno maggior vantaggio a fan» le spedi­

t i