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q,,usi

indovinato...

»,

e poi con uno slancio lirico:

«

Non ci

liu colpa

,

ma vorrei scomparire

».

«

Facci Un frego sopra. Orlando. Non pensarci. Ascolta...».

u

No. l oglio andarmene

».

«

Usciamo insieme

».

ono pochi minuti che vado dietro a loro,

al solito, come un pedinatore di donne

maritate. I l Piccolo Alessio ha ingra­

nato un discorso: » Tu sai. Orlando...

(ora il mutismo del pulcino è tacito

consenso per la chioccia e questi mo­

menti, se anche il solo ricordo di

altri analoghi ripugna al Piccolo

Alessio, in atto, poi, quando ha preso

l'a'ire, egli finisce per sopportarli benissimo. Solo dopo si

pente di essersi scaldato troppo) Tu sai. Orlando (ora può

raccontare qualche cosa lu i), tu sai quanto io, ad esempio,

sano attaccato a quella... Ci

venivo da

poco quanto tu sei

arrivato. Per quella... mi farei un'anima di fango, andrei

in prigione

».

(L'argomento è molto ben scelto. Orlando se

ne sta attento come un

«

violino

»

alle Elementari. Perchè

dunque, pensa il Piccolo Alessio, non abbandonarsi ad

un racconto patetico? E così comincia a parlare:)

«

Ieri sono stato a passeggio sul fiume. Era letteralmente

roi>erto dalle barche: un vero campo mobile di ricchi e di

poveri, che in costume da bagno, si sa, non li distingui.

»

Avevo con me una bella ragazza, bionda, stupida, una

certa Margot.

« -

Non sgranare gli occhi! T i spiego: - ieri mattina

eravamo sul ponte, ad un passo da me Dora mi tormen­

tava: - M'appoggio alla balaustra ora che il braccio

di Alessio non mi sorregge - ha detto ridendo. Vipe-

raccia!

«

Invito astiosamente Margot: -V ie n i con me

tu,

oggi. -

E Dora a rassicurarla dicendole che ne è lieta.

«

A ll'ora del convegno trovo anche Dora, sull'uscio, con

un'aria tra beata e viziosa, certe labbra viola: - Sono ubriaca,

devo appoggiarmi al muro.

on Margot ebbi un bel propormi di dirle

ad ogni bado: - Questo è per Poltra, con

te sono feroce, con lei mi cascano le brac­

cia... - La realtà scorna i propositi.

« L ’avventura

si prospettava quanto

mai difficile, benché m i sentissi forte ac­

canto a Margot, imbarazzata e intimidita.

Del resto di me hanno tutti paura, eccetto

Dora, Ci godevo un poco; strusciavo le

scarpe sul marciapiede; tenevo le mani affondate nelle

tasche.

«

Margot sembrava quasi intelligente perchè taceva, e il

suo

imbarazzo, la sua preoccupazione la facevano sembrare

piccina e pudi'u, mentre io la guardavo come si guarda una

scinunietta, un ombrello: con qualche curiosità. Commina-

ramo

accanto,

messi li dal caso, bizzarramente.

«

Sulle foglie fitte della scarpata, sugli arbusti,

il

sole

si

[tosava

a monete d'oro. L'assurda avventura mi lasciava

così

insoddisfatto chepotevo ancora pensare,letterariamente,

a una

Danae stesasu quel lotto di mutekio con qmslToro die

le spiovesse in grembo. Dissi ad alta voce, a Margot che sie

ritrasse spaventata :

“ quanti il a fui - tei qu'un écureuil, -

M>u rìre tremble encore à chaque feuille,

« T ra i cespugli, negli spazi, simili a corridoi di verde che

scendessero fino all'acqua, si vedevano le barche straripanti

di ragazze egiovanotti in maglietta, che riempivano l'aria con

i loro op-op sonori.

« -

Che bello, sarebbe! - sospirai. Margot mi guardò

sbalordita. Eppure dove entrava l'amore anche lei poteva

capirne qualche cosa. - Peccato, - disse.

«

La presi per un braccio, le cinsi la vita. Ero un fu r­

bacchione. Ella infatti sembrò sollevata.

«

Poi, divertendomi: - Sono desolato di sciuparti la do­

menica, Margot, ma capirai... -

«

Che delusione! Le speranze di Margot sgambettavano

nel vuoto e dovetti di nuovo circondarla col braccio, perchè

forse la sua persona era la speranza stessa, che dimenava le

gambe: non volevo che inciampasse

».

Orlando non fiatava, Camminava mansueto accanto al

Piccolo Alessio, dondolando le spalle.

W

llentai la stretta

-

continuò A -

lessio. - Eravamo a quel tratto

della riva dove i lillà cascano

vizzi sull'erba tra

u .....<. e

gli

avanzi delle merende. Ho sco­

perto dei bei cipressi in fila in­

diana. - Guarda come si drizzano

ai

vento, pare si gonfino daWin­

terno come vene, - dicevo a

Margot incredula. Era in soggezione.

«

Ed io: - Nessuno mi capisce.

Scarmigliato, faccia al vento, dovevo essere un tipo di

fascinatore uso rivista a

quinte centimes.

Naturalmente

Margot disse che le piacevo. M i parlò di sè, poi, protestando

che ero distratto, di Dora, p oi ancora di sè.

«

Così fino al crepuscolo.

«

Sostammo alla Casina delle Rose, compiaciuti ormai della

piega presa dalTavventura. Sulla pista di cemento ballavano

due coppie zitte zitte. La birra sapeva un gusto curioso

e

bruciava la lingua. Lei Vaccarezzavo con le dita, la stringevo

ogni tanto con il braccio. M i era molto riconoscente per queste

attenzioni.

«

E mentre pensavo die

f

indifferenza e la volontà sono,

in modo assai probabile, i poli di una stessa calamita, sulla

piazzuola si accendevano le prime luci e Margot con esse.

• - Voglio fare ramante,

-

diceva. - Niente matrimonio,

perchè quando avessi

iu» pupo

unto che non potrei più

amare mio marito. -

<

Margot diceva questo a labbra increspate, con una voce

irreale, come uff

«

Doveva lasciar passare altri due mesi, prima di diven­

tare

maggiorenne, libera, padrona del suo destino. Avrebbe

potuto legittimamente dispone di

un

piccolo patrimoni»

che le veniva da

una fanlana

parente e, prima di allevare il

pupo, se non lofosse ancora piovuto in

p ua h , w q ggifi

unpoco. Voleva conoocere unpo'di mondo. I mmaginava dm

il pupo, nascendo, m ne sarebbe nwtrits.