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M A S P I G A T I

S E R E N O

(e tm po' nostalgico}

Ci offre occasione ili parlare «li un raro scrittore

schiettamente italiano l'ultima opera sua. «

Quando

fa sereno

». edita in «piesti giorni da Mondadori,

libro die merita un'amorosa lettura ed un attento

esame. Infatti le \ive pagine del Marpicati. così

sapiente nel far \ilirare cose, persone e luoghi, del

pacato suo pieno affetto, sì da creare un'intensa

atmosfera di intimità e dimestichezza, hanno il non

comune predio di

commuovere.

raggiungendo in tal

modo anche il grande pubblico.

(Quella potenza di commozione ci suggerisce un ac-

colamento. for«e non del tutto illegittimo, al Ci*

villini, di «Odor d'erbe buone» e di «Trattoria

di paese » specialmente, permettendo di scoprire le

comuni radici dell'arte di ambedue nella spontanea

umana simpatia per le cose semplici ed umili, la

terra, la gente minuta, i paeselli lontani.

Restare \icino alla natura è necessita morale per

Marpicati. in «pianto essa sola >a concedere « qual­

che oasi d'oblìo» ove ritrovare la propria origi­

naria schiettezza. Un'amarezza improvvisa inva­

derà il nostro quando constaterà : « Abbiamo tutti

torto a non curarci più da vicino della natura, a

non tenercisi stretti, a dimenticarla troppo ». È

confessione al lume della quale si può intendere

rettamente il valore lirico della prosa di lui.

Le precedenti esperienze letterarie dello scrittore

di Ghedi non sono rimale infruttuose, la conti­

nuità dell'opera risultando chiaramente dalla as­

sidua ricerca del « benefìcio di qualche sosta ter­

rena ». Vogliamo dire che. attraverso le « Liriche

di guerra», il travagliato mondo della «Coda di

Minosse » o quello più pacato del « Piccolo ro­

manzo d'una vela ». la stessa aperta passione per

Foscolo (si rammentino le due opere: «Dramma

politici» di Ugo Foscolo» e «Ugo Foscolo a Bre­

scia »). egli è giunto a quella calma meditazione

che gli concede di ritrovarsi umile e nuovo dinanzi

a Magioni trascorse. Una meditazione tuttavia, che

non saprà spogliarsi d'un vago rimpianto, cosicché

suH'incalzare dei ricordi lontani o vicini d'una in­

fanzia un poco me«ta e un poco felice, d'una gio­

vinezza pensosa e tenace, d'una guerriera viri ita.

il tempo inavvertitamente dispiegherà un velo di

nostalgia. Dopo la festosa vendemmiata alla Ba>sa.

il poeta mormora accorato: « £ che di noi qualche

rosa in

quei giorni di gioia

è morto, che non tor­

nerà indietro... La vita corre molto più veloce della

natura. E noi avendo sempre fretta e non potendo

troppo appettare, vorremmo che ogni giorno fosse

vendemmia. La terra invece >a e può attendere

un'altra stagione dei frutti, e perciò si prepara ad

accogliere ra»egnata e sorridente anche i nebbioni

e i ghiacci dell'inverno ». £ «pii un'antica filosofia

(Orazio aveva detto: « Vitae stimma brevis spelli

n o s

velai inchoare longam »).

(guanto più la patina degli anni adombra le cose,

tanto meglio Marpicati le rivive e le risuscita. Si

direbbe abbia Insogno di veder di lontano ogni

cosa, quando l'opera del tempo abbia limato le

asprezze, rese sopportabili le ferite, «piando possa

fiorire il mito del passato ( le pagine più ispirate

sono cert«» quelle sulla infanzia, di cui pare il no­

stro vada narrando l'esile favola uscita dalla con­

suetudine quotidiana}. Man mano che la distanza

nel tempo ed aiudie nello spazio diminuisce, la

cronaca vince sulla poe^a «-he a stento serpeggia.

Il motivo di questo indebolimento può essere una

necessità artistica di ricordare.

Opera della maturità. «

Quando fa sereno

» chiude

una vita piena e sana, cui timi stile e«piilihrato e

aperti» dona immediatezza. Il periodare si fa tal«»ra

maestoso, d'una potenza contenuta e raccolta :

« Sotto le pupille socchiuse passano e ripassano le

esili •movenze dell'aria, i tremolìi «Ielle onde che

s'inseguono con intensa continuità e si dissolvono

I lina nell'altra, il tenero verde dei prati e delle

selve di castagni, lo scintillare nel sole delle sco­

gliere bagnate, il curvarsi leggero dei mand«»rli e

«lei pes(*hi sulle muraglie e sulle r«»c«’e; e paesi at­

toniti. bianchi, all'imbocco ombroso delle valli,

che. come pieghe in una gran veste, accrescono

il corpo già voluminoso e imminente delle mon­

tagne ».

L attenta, a.'sidua comprensione della natura non

è soltanto detta, è, diremmo, insita negli stessi

molti personaggi che vivono in queste pagine, figure

umili, tutte impregnate d un sano <»dor di terra e

«I erba e di fieno. Ma se l'autore, momentanea­

mente dimentict» della f«»nte propriamente sua, le

tragga talora .dalla storia, ecco esse s'afflosciano,

prive di quel sostrato potente «Ji vita.

(Questo diciamo, perchè ci pare necessario che Mar­

picati si contenga entro i limiti di quella che è la

sua vera poesia, che mai si scordi « di essere nato

in «ampagna ». nè di quei suoi « vasti sentori di

prati ». nè di quella indefinita « nostalgia di luoghi

perduti «» lontani », rhe hanno resa rara, special-

mente a noi giovani, la sua sensibile arte.

KZK> SAINI

M