I l r C E N T E N A B I O D E L L ’A B M E B U B E A L E
I
» Reale Armerìa (li Torino merita di essere collo
di eata fra le maggiori e più complete raccolte d’arm i
e arm ature del mondo. È , anzi, da ritenere che nes
suna arm eria - neppure quella famosissima di Madrid -
conservi una così ricca e varia raccolta «li cimeli sto
rico artistici comprendente «pezzi» «li tu tte le epoche:
dall’età prim itiva fino ai giorni nostri.
1
visitatori
che varcano la soglia dell’A rmeria Keale sono
indubbiamente molti, m a dovrebbero essere di più.
Nessuno dovrebbe ignorare i tesori autentici che
si conservano con amorevole cura nell’ampia « Ro
tonda », e nella famosa « galleria Beaumont, » che
prende nome dal grande artista che ne ha affre
scato le volte.
Non vi è straniero che. soggiornando a Torino,
dimentichi di dedicare buona parte del tempo a
sua disposizione alla visita dell’Armeria. Ma gli stra
nieri guardano con occhi «liversi dei nostri i preziosi
cimeli. P er noi questa raccolta preziosissima costi
tuisce la più viva ed evidente documentazione della
nostra storia e delle tappe gloriose dei nostri eser
citi. Molte di queste arm ature furono indossate da
Eroi e Condottieri invincibili, le cui imprese leggen
darie, tram andate «li generazione in generazione, sono
tu tto ra vive n«*l cuore del popolo e segnano i momenti
più salienti del cammino glorioso attraverso il quale
l’Italia è pervenuta alla sua unità materiale e spiri
tuale, degno preludio all'attu ale grandezza impe
riale.
Sotto «iuesto aspetto appunto, l’A rmeria Reale ci
è presentata «lai volume recentemente uscito nella
ricorrenza «lei 1° Centenario dell’istituzione.
L'iniziativa «Iella pubblù-azione è merito «l«*l Ten.
(
lener.deConte Merli Miglietti di Castelletto, A iu
tan te di Campo «li S. M. il Re Im peratore, D irettore
attu ale e Conservatore «Iella Reale Armeria.
Compiendosi il secolo «li vita dell’Armeria. fon-
«lata da Carlo A llerto nel 1837, il Conte Merli Miglietti
ha cm lu to opportuno sottoporre a S. M. l’ùlea «li
un’au stera celebrazione attraverso una pubblica
zione che illustrasse sì il valore artistico della grande
raccolta, ma che sopratutto, ponesse in evidenza i
valori storici e ideali che per gli italiani la raccolta
riveste.
Il
Sovrano si è degnato <*oneedere il Suo alto
consenso all'iniziativa, approvando inoltre la «celta
«lei collal>oratori nelle |M*rsone del Generale di D ivi
sione «lei Reali Carabinieri Gr. Uff. Luciano Merlo
e del collega Giovanni Puppo le hanno «lato la loro
intelligente
0
|»era.
Il
volume, in veste ricca, con copertina in tela
azzurra (il colore della Casa Sabauda) e incisioni in
oro, compremle q u attro capitoli oltre ad una prefa
zione d e tta ta dal Geu. (o n te Merli Miglietti e ad una
parte dedicata al doveroso ricordo delle personalità
che diressero l'Armeria nel primo secolo di vita.
«
Le origini e«l il corn etto informativo «lell’istituzione
sono ampiamente illustrati dagli autori nel primo
capitolo, «lai qual»* apprendiamo, fra l’altro, che il
Decreto col quale Re Carlo Alberto nom inava a
primo direttore il Capitano nel Corpo Reale d ’Arti-
glieria Conte Vittori*» Seyssel d ’Aix, reca la data
del 10 agosto 1837. Ma l’idea dell’Armeria era viva
già qualche tempo prim a nella mente del Monarca,
il quale a suo tempo aveva «•ommesso ;illo stesso
('onte Seyssel l’incarico di effettuare diligenti ricerche
nell’intento di rinvenire e raccogliere arm i, armature
e cimeli di carattere m ilitare relativi — come è speci
ficato nel primo catalogo curato dal maggiore Ange-
lucci e oggi «livenuto rarissimo — non solo a Principi
della Casa Savoia ma anche a « Capitani «li ventura
condottieri ai loro servizi o a quelli di altri sign«)ri
o repubbliche italiane ».
Questa affermazione recisa — precisano gli autori
— oggi più che mai ha un carattere speciale ed un
ulto valore storico, ma so p rattu tto uno spiccato signi
ficato patriottico, perchè fa chiaramente compren
dere quali fossero gli intendim enti «lei Sovrano e
come Egli volesse che la raccolta «li cui si fece muni
fico iniziatore «lovesse eompremlere arm i, armature
e cimeli riferentisi in modo particolare a quell'Italia
«la lui cotanto am ata, per la (filale aveva tan to osato,
tanto com battuto e tan to sofferto durante la trava>
gratissim a sua esistenza, sacrificandole persino la
Corona ed esponendo la vita.
t Tn altro capitolo è dedicato ai q u attro Sovrani,
che regnarono nel primo secolo di vita dell*Armeria; tu
terzo tra tta della storia dell’arte delle arm i; il quarto,
infine, è dedicato alle arm i, armaiuoli, armerie e Ban
diere. A ttraverso i q u attro capitoli gli autori, evitando
con cura di conferire al loro lavoro il peso di una
fredda elencazione, ci portano a rivivere le faa
attraverso le quali la Reale Armeria si è iniziata
e sviluppata, fornendo d ati precisi e istru ttiv i s»
maggiori cimeli conservati, correggendo creden*
errate e tu ttav ia ancor diffuse auche fra i compe
tenti come quella che si riferisce alla famosa spada
erroneamente attrib u ita a San Maurizio; ponendi
nella loro g iu sta luce cimeli di inestimabile vaio!»
come la Spada di Giustizia del Donatello, lo scudi
del Cellini, la corazzina in acciaio e ricoperta
é
velluto che fu dei Challant, ed offrendo una completi
documentazione di tu tto quanto la Reale Armerà
co n sen a: dal famoso rostro romano ]>escato nelh
acque del porto di Genova fino alle arm i che ricor
«lano gli episodi salienti della grande guerra e queft
raccolte nella recente gloriosa campagna per la co*
quista dell’impero.
Il
volume, del quale un lim itato numero di copi
verrà posto in commercio, è stato presentato
1
S. M. il Re Im peratore ed ha ottenuto la Sovra»
approvazione.
««
L a n o t t e d e i m o r t i
n e l l ’ A r m e r i a B e a l e
L'ombra discende fra grigie nuvole
e nebbia fosca per l’aria spandesi;
nel cupo orizzonte autunnale
cala tetra la notte dei morti!
Notte di sogni, notte di fremiti
che par deprima l’ardente spirito
perchè i trapassati ricorda
e l'eterno mister che li avvolge!
Ed ecco intanto, fra quelle tenebre,
apparir strane figure nobili
di antichi Sabaudi guerrieri
e cavalli anelanti alle pugne.
Elmi, corazze, brandi tinniscono
sulle pareti, d’onde si staccano,
ed armansi l’ombre risorte
come un tempo, per giostre o tenzoni.
Testa di ferro, racchiuso in lucida
ricca armatura, sembra che accostisi,
appena disceso d’arcione,
del Palazzo Reale alla Loggia.
S'avanza Eugenio, tuttora memore
di quell’impresa che rese libera
un dì la Città de’ suoi Avi,
ed agli altri Antenati si unisce
là. dove s’erge, come fantasima,
l’ombra severa del Re magnanimo
e dove per primo la sfida
Ei lanciò per la patria riscossa.
Ombra soffusa d’un velo mistico
entro cui vibra commossa l’anima,
che sogni, sventura ed esilio,
han votato ad avverso destino.
Ma s’odea un tratto un lento cantico
grave, imponente, quasi liturgico:
è l’inno del biondo Mameli
che riunisce il passato al presente.
A quelle note che via distendonsi
solennemente per l’aria tragica
accorron, siccome a un appello,
di Novara e di Roma le schiere.
Sono i «fratelli d’Italia » e cantano
che fu per Essa che un dì pugnarono,
poiché non è «terra dei morti »
questo lido alla gloria sacrato.
Nell’armatura allora s'agita
di San Quintino l’eroico vindice
e alzando la spada, saluta
la Croce avita sul tricolore.
Ma quando i fieri vincenti, reduci
da San Martino, dinanzi sfilano,
guidati dal «Re galantuomo»,
Carlo Alberto si scopre ed acclama!
Fra questi, passa cinta di candidi
fiori d’arancio, Sabauda vergine
che solo di patria l’amore
ha condotto ad imene straniero!
Ecco l’eroico Nizzardo giungere
con le sue rosse camicie indomite
recando corone intessute
a Marsala, a Milazzo, al Volturno.
Con altri armati passan due Principi
che della gloria l’amplesso colsero
sfidando la morte a Custoza
e nel quadrato di Villafranca.
Di Filiberto dal teschio Forbite
per strani lampi nell’elmo brillano,
vedendo l’atavico sogno
divenir la realtà della vita.




