Table of Contents Table of Contents
Previous Page  1705 / 1801 Next Page
Information
Show Menu
Previous Page 1705 / 1801 Next Page
Page Background

I

l problema dei medi ceti è problema non solamente

borico, ma attuale. Quale sia sta ta la funzione di

questa classe nel periodo elle Ila preparato l’avvento

del Fascismo è sufficientemente noto, essendo storia

troppo recente per essere dim enticata. Quale lo tta

abbiano questo classi com battuto per litierarsi e svin­

colarsi ila quelle forze che corcavano «li rigettarle in

basso è noto a quanti hanno osservato i fenomeni

sociali accaduti a cavaliere dei secoli X IX e XX .

Agli inizi del capitalismo oommerciale è la elasse

media — storicamente chiam ata media-borghesia —

che, con la costituzione commerciale, crea le basi

della sua futura conservazione o della sua futura

duratura potenza.

Nuove categorie di produttori e consumatori ven­

gono a formarsi entro le mura cittadino od entro i

comuni rurali. Coloro che nella abbastanza rapida

trasformazione seppero resistere diedero origine a p ­

punto a quella classe i cui componenti, pur m utati

nel tempo, dimostrarono di posseder»* quelle virtù

conservatrici e risparm iataci alle quali le Nazioni e

gli Stati dovettero le loro seeolari fortune.

A questa classe che vediamo formarsi piano, piano,

che ricerca la propria libertà anche a costo di lotte

cruentissime — anzi la sua forza sta precisamente

nel coraggio dimostrato nel saper difendere le proprie

posizioni e nel volerle perfezionare — spetta il com ­

pito non facile di conservare i capitali eoi lavoro

fecondo dei campi, con una produzione modesta, p ru ­

dente, m a tenace nel campo artigianale e commer­

ciale, con una accumulazione lenta, ma costante di

capitali in investimenti di sicuro riposo; capitali rica­

vati da mille e mille modesti rivoli che giustificano

la prudente salvaguardia dei proprii averi e la innata

diffidenza di questa elasse che, originariamente sorta

dalla terra, riporta alla terra i modesti tesori, af­

finchè il calore suo li fecondi e li conservi.

Si lamentavano alla fine del secolo XVIII alcuni

autori piemontesi, tra i quali il Napione, di questo

pavido ritorno alla terra quando sarebbero state desi­

derabili, nella classe dei commercianti, più ardite

forme

di rinnovata ed inarrestabile attività economica.

La verità è che in Italia si era venuta manifestando

nel secolo XVIII, una tendenza ad accentrare le ric­

chezze

a danno di una buona perequazione. Lo aveva

part

Molarmente messo in evidenza la Società Agraria

di Vicenza nel 1778, attraverso una nota inchiesta alla

quale avevano partecipato, oltre l’Abate Creano ed

il Napione, altri autori rimasti anonimi. Sarà il suc­

cessivo sviluppo industriale che contribuirà ad una

nuova e più duratura formazione di ceti medi, i quali

*i erano già venuti riformando fin dall’epoca comu-

nale ed

anche prima allorquando gli organi eccle­

siastici avevano favorito l'ascesa dei ceti più bacai.

È lo sviluppo del commercio che, iniziatosi coi se­

i-oli IX e X, mentre crea figure nuove quali quelle

dei « mercatores ->— in verità già nel ’70<) troviamo

la presenza di « negotiatores » liberi — crea le basi

per il sorgere di una borghesia commerciale, alla quale

vanno man inano aggiungendosi elementi e gruppi

venuti «lai piccolo commercio e dall’artigianato. An­

che la nobiltà contribuisce indirettam ente a queste

nuove forma/ioni dedicandosi sempre più al com­

mercio in grande stile. E cosi i vecchi ceti rigoro­

samente classificati a poco a poco, si fondono in

questa nuova classe professionale favorita sempre più

dalla formazione del mercato.

Nè si deve — in questa lenta metamorfosi — d i­

menticare il contributo apportato dalla nobiltà infe­

riore, una parte della quale dà vita alla borghesia

vera e propria (in senso storico ed economico) d iretta

a sviluppare una sempre più intensa a ttiv ità m er­

cantile.

E se è vero che dobbiamo conferire grande impor­

tanza storica alla classe dei « mercatores », i cui nuclei

sembra ormai asserito esistessero già fi

»1

'epoca

longobarda, non dobbiamo dimenticare che- uc-ua for­

mazione «Iella classe media è rilevante il contributo

di quello strato connettivo che viene a trovarsi fra

questi nuclei dom inanti e quelli al disotto, veri pro­

letari, alle di]>eudenze delle due classi, i quali faranno

sentire poi la loro voce nelle prime questioni nascenti

dei rapporti fra apitale e lavoro. Non pochi dipen­

denti rimasti lilieri nel processo di disgregazione del­

l’economia curtense concorrono, nella discesa entro

le mura cittadine, a rafforzare questa classe «

bor­

ghese »

dell'artigianato e del piccolo commercio, o a

portare, come rivela il Doren, direttam ente dalla

campagna nelle c ittà queste stesse attiv ità.

È nel contadino italiano, infatti, che nei tempi

tristi troviamo la conferma delle sue possibilità di

provvida ripresa e la base di feconda conservazione

di riposte energie dopo le parentesi dolorose. E ce

ne accorgeremo allorquando nel 1700, sottoposte al­

cune regioni dell’Italia settentrionale a fondamentali

trasformazioni nei metodi di conduzione agraria, assi­

steremo con la sostituzione del grande affitto alla

mezzadria ed al piccolo e medio affitto, all’esodo di

intere famiglie lavoratrici verso la città o alla loro

trasformazione professionale, con la conseguenza di

aumentare non solo la classe misera e proletaria a

scapito della media, che nelle forme di conduzione

agricola prima esistenti trovava la possibilità di esi­

stenza e di formazione, ma anche di favorire moti

e sommosse le cui origini non «ano politiche, ma

squisitamente economiche. Il Piemonte fu un grande,

pe pur triste, centro di tali «sperimenti.