I
l problema dei medi ceti è problema non solamente
borico, ma attuale. Quale sia sta ta la funzione di
questa classe nel periodo elle Ila preparato l’avvento
del Fascismo è sufficientemente noto, essendo storia
troppo recente per essere dim enticata. Quale lo tta
abbiano questo classi com battuto per litierarsi e svin
colarsi ila quelle forze che corcavano «li rigettarle in
basso è noto a quanti hanno osservato i fenomeni
sociali accaduti a cavaliere dei secoli X IX e XX .
Agli inizi del capitalismo oommerciale è la elasse
media — storicamente chiam ata media-borghesia —
che, con la costituzione commerciale, crea le basi
della sua futura conservazione o della sua futura
duratura potenza.
Nuove categorie di produttori e consumatori ven
gono a formarsi entro le mura cittadino od entro i
comuni rurali. Coloro che nella abbastanza rapida
trasformazione seppero resistere diedero origine a p
punto a quella classe i cui componenti, pur m utati
nel tempo, dimostrarono di posseder»* quelle virtù
conservatrici e risparm iataci alle quali le Nazioni e
gli Stati dovettero le loro seeolari fortune.
A questa classe che vediamo formarsi piano, piano,
che ricerca la propria libertà anche a costo di lotte
cruentissime — anzi la sua forza sta precisamente
nel coraggio dimostrato nel saper difendere le proprie
posizioni e nel volerle perfezionare — spetta il com
pito non facile di conservare i capitali eoi lavoro
fecondo dei campi, con una produzione modesta, p ru
dente, m a tenace nel campo artigianale e commer
ciale, con una accumulazione lenta, ma costante di
capitali in investimenti di sicuro riposo; capitali rica
vati da mille e mille modesti rivoli che giustificano
la prudente salvaguardia dei proprii averi e la innata
diffidenza di questa elasse che, originariamente sorta
dalla terra, riporta alla terra i modesti tesori, af
finchè il calore suo li fecondi e li conservi.
Si lamentavano alla fine del secolo XVIII alcuni
autori piemontesi, tra i quali il Napione, di questo
pavido ritorno alla terra quando sarebbero state desi
derabili, nella classe dei commercianti, più ardite
forme
di rinnovata ed inarrestabile attività economica.
La verità è che in Italia si era venuta manifestando
nel secolo XVIII, una tendenza ad accentrare le ric
chezze
a danno di una buona perequazione. Lo aveva
part
Molarmente messo in evidenza la Società Agraria
di Vicenza nel 1778, attraverso una nota inchiesta alla
quale avevano partecipato, oltre l’Abate Creano ed
il Napione, altri autori rimasti anonimi. Sarà il suc
cessivo sviluppo industriale che contribuirà ad una
nuova e più duratura formazione di ceti medi, i quali
*i erano già venuti riformando fin dall’epoca comu-
nale ed
anche prima allorquando gli organi eccle
siastici avevano favorito l'ascesa dei ceti più bacai.
È lo sviluppo del commercio che, iniziatosi coi se
i-oli IX e X, mentre crea figure nuove quali quelle
dei « mercatores ->— in verità già nel ’70<) troviamo
la presenza di « negotiatores » liberi — crea le basi
per il sorgere di una borghesia commerciale, alla quale
vanno man inano aggiungendosi elementi e gruppi
venuti «lai piccolo commercio e dall’artigianato. An
che la nobiltà contribuisce indirettam ente a queste
nuove forma/ioni dedicandosi sempre più al com
mercio in grande stile. E cosi i vecchi ceti rigoro
samente classificati a poco a poco, si fondono in
questa nuova classe professionale favorita sempre più
dalla formazione del mercato.
Nè si deve — in questa lenta metamorfosi — d i
menticare il contributo apportato dalla nobiltà infe
riore, una parte della quale dà vita alla borghesia
vera e propria (in senso storico ed economico) d iretta
a sviluppare una sempre più intensa a ttiv ità m er
cantile.
E se è vero che dobbiamo conferire grande impor
tanza storica alla classe dei « mercatores », i cui nuclei
sembra ormai asserito esistessero già fi
»1
'epoca
longobarda, non dobbiamo dimenticare che- uc-ua for
mazione «Iella classe media è rilevante il contributo
di quello strato connettivo che viene a trovarsi fra
questi nuclei dom inanti e quelli al disotto, veri pro
letari, alle di]>eudenze delle due classi, i quali faranno
sentire poi la loro voce nelle prime questioni nascenti
dei rapporti fra apitale e lavoro. Non pochi dipen
denti rimasti lilieri nel processo di disgregazione del
l’economia curtense concorrono, nella discesa entro
le mura cittadine, a rafforzare questa classe «
bor
ghese »
dell'artigianato e del piccolo commercio, o a
portare, come rivela il Doren, direttam ente dalla
campagna nelle c ittà queste stesse attiv ità.
È nel contadino italiano, infatti, che nei tempi
tristi troviamo la conferma delle sue possibilità di
provvida ripresa e la base di feconda conservazione
di riposte energie dopo le parentesi dolorose. E ce
ne accorgeremo allorquando nel 1700, sottoposte al
cune regioni dell’Italia settentrionale a fondamentali
trasformazioni nei metodi di conduzione agraria, assi
steremo con la sostituzione del grande affitto alla
mezzadria ed al piccolo e medio affitto, all’esodo di
intere famiglie lavoratrici verso la città o alla loro
trasformazione professionale, con la conseguenza di
aumentare non solo la classe misera e proletaria a
scapito della media, che nelle forme di conduzione
agricola prima esistenti trovava la possibilità di esi
stenza e di formazione, ma anche di favorire moti
e sommosse le cui origini non «ano politiche, ma
squisitamente economiche. Il Piemonte fu un grande,
pe pur triste, centro di tali «sperimenti.




