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& :

r i

( >gni qualvolta si turba un discreto regimi* di buona

distribuzione della ricchezza le conseguenze si riper­

cuotono immediatamente sulle classi sociali e ne sca­

pitano questi nuclei i quali, meglio di altri, contri­

buiscono all’equilibrio sociale. E se è forse da ripren­

dere in esame la tesi del Keines che sostiene come la

ineguaglianza di distribuzione della ricchezza avesse

reso possibili vaste accumulazioni di risparmio, è

certo però che una relazione assai stretta esiste tra

condizioni di distribuzione delle ricchezze fra i vari

compartecipi alla divisione del prodotto e formazione

di risparm io. Senza prendere in considerazione questo

problema limitiamoci ad alcune brevi considerazioni

sul processo «li distribuzione, il quale era certamente

soggetto ad acerba critica nel secolo in esame (XV III)

e non per opera solo di isolati o privati cittadini. Ci

si lam enta specialmente in Piemonte (Vasco, Xa-

pione) dopo il 'tiOO, e specialmente nel ’TOO, del vi­

zioso comporto della ricchezza e si lam enterà mag­

giormente il Balbo all’aprirsi «lei secolo X IX , ma il

fenomeno doveva sempre aggravarsi con il rafforzarsi

del sistema capitalistico moderno. Pochi erano i nego­

zianti ed i manifatturieri, accentrati in poche mani i

risparm i ed i capitali, restii i redditi ad investirsi in

imprese ed in commerci. Si lam entano i nostri memo­

rialisti interrogati dalle nostre accademie agrarie —

dell’andazzo venuto «li Francia di non volerei dedi­

care alle a rti ed ai commerci considerati poco nobili.

E il fenomeno è generale — ricorda il Maffei — « le

classi nobiliari non vogliono più dedicarsi alle arti

ed al commercio e neppure alla medicina e alla giuri­

sprudenza, non sembrando queste professioni suffi­

cientemente degne del casato e del blasone ».

Xe risulta una soluzione di continuo fra classe infe­

riore e superiore e la mancanza di questo tessuto

connettivo è dolorosamente sentita nel corpo sociale.

Xe consegue una sperequazione dannosa nei valori;

il prezzo «lei lavoro «Ielle classi intime sempre più

basso per la concorrenza che si fanno tra di loro i

lavoratori in cerca «li occupazione, mentre la domanda

di lavoro «la parte della classe danarosa si ri«luce

sempre più in quanto, essendo ognor più elevato il

numero di coloro i quali desideravano nobilitarsi e

salire ai più alti gradini della piramide sociale, scarso

è l’interesse verso le a ttiv ità commerciali e profes­

sionali. Se invece — osserva nello stesso tempo il

Xapione — fosse esistita maggior domanda di lavoro,

non solo il suo prezzo sarebbe salito, ma più equa­

mente si sarebbero distribuite le ricchezze e più pro­

lifiche sarebbero state le classi inferiori. Xon stupisce

quindi il poco conto in cui erano tenute, in questo

tempo, le classi medie, le quali malamente erano

alim entate «lalle classi lavoratrici inferiori e poco

conforto potevano trovare in una formazione sociale

che permettesse di perfezionare la

loro

istruzione ed

educazione. «

I ricchi

diventano

sempre più ricchi

i

poveri sempre

più

poveri »

sembra essere il grido

generale; • l’assenteismo dei proprietari dei fondi è

la causa di questo malessere > sostengono le Acca­

favorito il ris«»rgere di nuove

frazionamento «li larghe proprietà terriere, la loH

bonifica e sistemazione e«l un rigoglio economico as­

ciale che segnerà l'inizio del grandioso sviluppo c o » rart0»«

scattano sugli spigali

merciale ed industriale continuato negli anni seguenti

E il crearsi di nuove attiv ità industriali nel modem

immunità, favoriva investimenti, ecc.

In Riemonte alla fine del

’TOO

si formerà poi

vero ■proletariato urbano > in seguito al travoi

mento di quelle classi medie e specialmente nob:

incontrollata di carta moneta ridurrà a misere coi

zioni. Ben dolorosa sconfortante situazione per

classi medie risparmiatrici chè l'attitudine al ris

è carattere non obliabile di questi medi ceti.

A N TO N IO

demie, nè « la legislazione economica e successori»

perm etterà un miglioramento «Iella situazione » rile­

vano i pubblicisti.

La verità è che non solo nella prima m età del «e-

colo XV III, ma anche lungo tu tto il secolo stesso

non possiamo parlare dell’esistenza «li una robusta

classe-me<lia svolgente quelle funzioni che, in altri

tem pi e specialmente in epoche più vicine contribuì

vano tanto al mantenersi «li un composto equilibrio

fra istituzioni commerciali e politiche. A parte le

condizioni economiche dell’Italia meritlionale, anche

in Piemonte, ad esempio, ove il risveglio di v ita per

opera «li Vittorio Amedeo II creava condizioni nuove

di progresso economico agrario, «lai calcoli dell’Ei­

naudi e «lei Prato non ci pare p«iter desumere resi­

stenza «li larghi strati «li popolazione componente i

ceti medi, a causa delle <liffic«>ltà che si incontra­

vano negli impieghi di commercio o «li industria.

L’inventario compilato dall’Einaudi assegna a quest*

epoca (principio del secolo XV III) una quota di soli

5.900.000 di L. P. sopra un totale «li redditi di

50.169.625 L. P. da distribuirsi fra i re«lditi dei com­

mercianti, artigiani, banchieri, usurai, avvocati, pro­

curatori, me«lici, notai, speziali. E più specificato'

mente a L. 42.762.625,15 assommavano i redditi

provenienti «lalla terra; a L. 2.000.000 i redditi edilizi;

a L. 5.900.000 come detto i redditi «lei commercio,

industria, e professioni, il tu tto riferito ad u n a popo­

lazione «li 800-850.000 abitanti. E la massima parte

«li questi re«l«liti commerciali e professionali prove

niva «lai m inuto commercio, «lalla piccola industri*,

dall’artigianato individuale. Sembra quindi doverti

concludere che la capacità economica «li queste cla«i

no'n doveva essere rilevante e meno ancora lo erano

i re«l«liti provenienti «la immobili o servizi personali

Xè molto «liversa doveva essere la situazione nelk

altre regioni dell'Italia superiore, ini eccezione prò-

babilmente della Lombardia, «>ve le riforme della se

conila metà «lei secolo XV III —

jht

le «juali si eri

ado ttato un nuovo estimo si erano abolite le cor

porazioiu i fidecommessi, e le manomorte — avevano

. .

classi lavoratrici, i

inutUe

***

,u t iUuda * M anicargli un po'

P I A N 0 L A

È sempre stata fra le cose, segrete ed incomprese. Bimbo,

mi affacciavo con una certa ansia alle finestre della spersa

rilla immensa nella salvatica piana canavesana appena

ravvisavo lontano, dai suoni discordi e sconnessi, il bar­

roccio. con gli zingari, il cane tutto pelo anche negli occhi,

r, nel coro dei bimbi selvaggi, il troneggiante piano con la

manovella lucente.

Allora giù di corsa, passando magari attraverso il cor­

tile dei rustici, poi a destra lungo la carraia polverosa,

una polverefina che entra nei sandaletti e incipria le gambe

abbrunile. Quando giungevo sulla provinciale, grazie a Dio

facevo in tempo a scrutar da presso i suggestivi girot'aghi.

Ormai avevano un volto tutto eguale e confuso, con occhi

ficcati profondi nel cranio velatamente e sorrisi scialbi

stracchi. Ormai non m'ero più affacciato da anni per

seguirli. Ormai Forecchio era uso ad ascoltare con fastidio

le musichette lontane sbrindellate.

Ini ece oggi esse mi stroncano il pigro sonno pomeri­

diano; e destandomi d'un umore stranamente remissivo mi

sale su dalla memoria nella buia stanza

—

che il nebuloso

giorno rischiara poco

—

ricordi di motivi uditi, di accenti

noti. E allora mi pare che questi alleviino quel peso segreto

rhe ciascuno di noi si porta dietro tutta la povera vita:

quel iteso che oggi è più gramo e domani o ieri più benigno,

che muta spesso, ed è pur sempre quello; indefinito di

rigurgiti e di amaro delTesistenza fra gli uomini.

Così mi affaccio senza vergogna, per rivedere il lontano

carretto della pianola. Non è fiacca nostalgia d'infanzia

poiché non ricorderò se non dopo che la pianola è legata

alla mia impubertà campagnola.

La pianola è qualche cosa d'altro. Un essere che va.

Un piacevole gracchiarti* che sa bene sopportare le sue

i

Ielle tue. Ne ha fin troppo di quelle che la sorte gli affidò:

te ne accorgi fra una pausa e Coltra mentre i nascosti

Tuttavia è molto serena la pianola perchè con quel poco

he le è stato concesso se la cava mica male e si mette su

e nel bergamasco attirò lombardi e stranieri fave un

mondo senza profondità e quindi senza fastidi. Un

riti «lalla politica liberale che perm etteva impiegò

mondo traballante finché vuoi e lustro fin troppo, imbril-

kntato come certe madame di campagna il giorno delle

,

i:>

del primo figlio; un mondo che può parere anche

'liari

nasce dagli scenari vecchi e frusti di teatrini.

.

.

.

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f orae

f s wslf is

Ò meno immediata e ti vien su

che avevano avuto fiducia nei Monti e che 1emissic*™

°

io* .

n(j|

troPpo precisa peréti intanto, aWangolo detta via. Mo­

le grandi ruote sul

wlriod,

tambureggiando i apparto

barroccio eoa gli zingari, i marmocchi e su, noi mosto,

pianola a maniglia tronfia e vivace por corte scene finte

casaccio o con colorì da scatola Quegli stesti colorì

di quei torti scenari. E qui c'I Napoli con tutto

il sole e tutto il mare e tutto il Vulcano che gli sono dovuti:

grandi palme verde ramarro in primo piano; certe foglie

poderose che leccano le prime onde. Ora queste vorrebbero

essere molto più giù, oltre quella striscia bianca che

è

molto

probabilmente una balaustra di cemento armato.

Il

ventino che si dà alla bimba più sgargiante non

è

per pietà. Forse più per simpatia. Forse più ancora per

la curiosità di vedersela correre sotto la finestra, alzare il

capino così btuno, fissarti con gli occhi vividi proprio

rientrati nella testa, guatando dal profondo; potrai notare

10 sfoggio variopinto delTabitino sporco, quelle bretelline

che si incrociano sulle povere spalle scarse a reggere il

gonnello. Intanto per secchi scatti si snodano i motivi popo­

lari, parlano per tintinnii così incerti, come balbettanti,

per trilli crescenti in dissonanza, e si crea quasi un pizzo

esile tutto sbagliato con punti esagerati tirati giù di fretta

e certi altri minutini, di cura particolari. L'assieme è

tuttavia armonico, non ostante quella caterva di errori.

E la melodietta si snoda come un filo rosso nel ricamo

bianco: po'.chè non scompare mai, puoi seguirla con faci­

lità in quel carosello di tinnii e di nacchera

orbot-

tomenti.

Uno dopo Poltro i pezzi di moda vengono rapidamente

a schierarsi tutt'intorno uno più buffo e sempliciotto del­

l'altro. Se poi la bimba maggiore che era nascosta negli

stracci cacci fuori quelTacerba vocetta stridulosa, che pare

aneh'essa raddolcimento d'uno stridìo metallico; e slunghi

11 collo secco in certi acuti piacevolmente goffi; e giri gli

occhi attorno imitando Veronica; allora ecco, ti pare die

quella canzoncina la custodisse lei nel petto per tutti ed

ora la sveli come un segreto tesoro

,

simile alla freschezza

limpida di certi rusceUuzxi sassolosi.

La rozza ha una lunga coda corvina che quasi tocca terra

e con quella si spazzola tutto Fampio dorso infastidito dalle

mosche insistenti in questo giorno coperto.

Quando la madre zingara dà una stratta alla briglia

tutto quel trabiccolo s'avvia lungo il pietroso fondo dello

strada vuota, e le bimbe mocciose s'inchinano per vezzo,

senza nessun motivo; la cantatrice rinterra con cura la

canzoncina che ha

fatta sua. Poi si volge alTuaica finestra

aperta, piega il capo da un lato e sorride. Negli occhi i

g ii qualcosa di quello sbrigliata malizia senza reticente

che un giorno non lontano ravviverà il suo volto di pelle­

grina nelle disperse festicciole quando

zingari imbattutili

danzeranno in un prato di lontana

periferia, intomo a

uno spento fo li di asti; o Iti ù ta r i

esita

una margherita

di quello stetto prato, por piacere, poetala fra i rapali

corvini, al moretto riccio che

miterhisrt

nelTakra

briccola di esuli.