manico isolante i sericei fili, ecco lo «tesso fenomeno
riprodursi colle stesse modalità.
Nell'elettroforo di Volta la manovra può essere
più volte rip etu ta senza elettrizzare ogni volta la
resina, in quanto l’elettricità di questa non si comu
nica al disco ma serve solo a provocare il fenomeno
dell’induzione. Anche Cigna aveva notato questo
fatto e così lo descrive nel suo facile latino: «
Tam ia
rkclrini a plumbn dimota cui contrariarti et aequalem
tlectricitatcm conciliarti, propriam eìectricitatem fere
integrimi serrare deprehenditur
».
Cigna espone questi suoi esperimenti nel gennaio
I76<! c non ò che nel giugno 177.** che Volta comunicò
e scoperte del suo elettroforo in una lettera al Priest-
ey. Questa affermazione non venne a conoscenza
lei Cigna che nel 1781 leggendola nella «Scelta di
jpuscoli interessanti ecc. », pubblicata in quell’anno
i Milano.
Seppe vincere allora la sua abituale bonarietà per
intestare altam ente contro quello che considerava
in evidente plagio dell’opera sua. Si lagnò aperta-
nente con tu tti i suoi amici, scrisse qualche nota ri
guardante la p riorità della sua scoperta nella ristam pa
attasi a Torino nel 1785 della «Scelta di opuscoli
nteressanti » e finalmente si appellò ancora al Priest-
ey ed al Lagrangia con lettere nelle quali provava
•he l’elettroforo del Volta non era che il suo « appa-
wchio moltiplicatore dell’elettricità » da lui descritto
lei Tomo II I delle memorie dell’Accademia Reale
Ielle Scienze.
Rimasero ben convinti delle ragioni del Cigna
1 Vassalli Eandi ed il Beccarla, ma Alessandro
Tolta soverchiava ormai colla sua fama il modesto
rienziato torinese alieno da ogni esibizionismo e le
uè proteste non ebbero l’effetto che egli desiderava,
'latoniche adesioni epistolari di amici, un perfetto
ilenzio da p arte del Volta e non si parlò più della
triorità del Cigna nella scoperta dell’elettroforo.
Certamente il fisico piemontese ebbe il torto di
lon proseguire le iniziate ricerche e di trarn e i corol-
uri pratici come invece il geniale comasco seppe fare,
sacrosante sono le parole scritte dal Beccaria in
[nell’occasione: « Io ignoro se il Volta avesse o
on avesse notizie delle esperienze del Cigna nelle
[Bali si trova il principio dal qoale si deduce l’elet-
roforo, ma so anche per propria replicata esperienza
he non basta dare il fondam ento di un a teoria o di
a apparecchio per ottenerne il nome, il quale sovente
on si (là al primo scopritore, ma bensì a chi rende
otissima la scoperta ».
Le parole del Beccaria sono assai giuste e chi segue
t storia delle scienze può contare numerosissimi
itti del genere. Ma nel caso del nostro Cigna le sue
roteste di priorità avrebbero m eritato di essere più
M-oltate e per le inoppugnabili prove
prodotte e per
sintomatico silenzio del Volta del
quale pure cono*
à»m<» l’immenso epistolario
a fisici
e
potentati di
kwzo il mondo...
Morì
poi il Cigna nel 1790, consigliere effettivo del
rotomedicato, membro di numerosissime accademie
fra le altre anche della Beale Società di Londra.
i
A IE S S ANIDRO T O M A
Mi è piaciuto ricordarlo perchè troppo
igi*
>ono
certe belle figure di studiosi piemontesi dei secoli
scorsi che se pure non attinsero alle più alte vette
della gloria, seppero pure occupare un posto non
piccolo nella gerarchia dei cultori della scienza. Il
Cigna, ottimo anatomico, fisiologo e fìsico, non è
ultimo fra i pionieri dello studio di quel fluido elet
trico che allora appariva ancora oggetto di una paurosa
meraviglia e le cui applicazioni oggigiorno ci sono cosi
famigliari da farci dimenticare l’enorme rivoluzione
da esse provocate nella vita dell’intera umanità.
La gloria di Alessandro Volta è poi così grande che
penso non possa venire in alcun modo intaccata se
parlando dell’elettroforo si unisse al suo nome quello
tanto più modesto ma non meno degno di Gianfran-
cesco Cigna.
PAMFMIO PIER LUDOVICO
( I)
Re»!
Collegio delle Provincie: Fondato
nel
1729
da
Vittorio Amedeo I I perchè a spese dello Stato fossero acco'ti
cento giovani delle varie Provincie desiderosi di seguire gli
studi universitari in Torino. Ebbe riforme nel
1771
da Carlo
Emanuele III, fu conservato dai Francesi al nome di Pri
taneo. poi di
Pnmomut Académiquf,
fu affidato nel
1824
ai
Gesuiti che però vi rimasero pochi anni. Ebbe ancora riforme
nel
1845
da Cario Alberto
e
nel
1860
fu chiuso.
Da allora si corrisponde ai giovani prescelti un’annua
pensione per tutta la durata dei comi Universitari.
(S) Flogisto. Nome attribuito da Giorgio Stahl (chimico
tedesco
1
M
0
-
17
M ) ad una sostsnn elementare sai
ftn trù
alla
quale i metalli dovevano la loro combustibilità.
Secondo la teorii del flogisto i metalli sarebbero composti
di questa sosta■■ e di ra ta o torva metallica. Damate la
combustione il Flogisto si svolgerebbe dal corpo dando orìgine
•i fenomeni di calore e di lare.
Vìeeversa il fhgwto esistente nefl'sria sì toserebbe ai
metalli che ae sono privi multandoli con carbone, olii, eec.
B




