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la concia, passa alla Scuola Tecnica di Calzaturificio —

nell'interno del medesimo Istituto — per la confezione

di calzature che si vendono a grosse partite ai nego­

zianti.

I

proventi di questa attività si uniscono ai diversi

mezzi di cui gode l'Ente per la propria esistenza. Essi

consistono nel contributo ordinario stanziato dal Mini­

stero dell'Educazione Nazionale anche per conto del

Municipio e della Provincia, in un contributo del Con­

siglio Provinciale deH’Economia, in un concorso finan­

ziario della Cassa di Risparmio di Torino e nelle tasse

d'iscrizione pagate dagli allievi che frequentano i corsi

diurni (i corsi serali per operai sono invece gratuiti).

Si aggiunga che il Municipio di Torino concorre, in

via diretta, concedendo gratuitamente il completo fab­

bisogno per l'illuminazione elettrica, l'acqua, il riscal­

damento, e addossandosi tutte le spese per la manuten­

zione dei fabbricati e dei locali: apporto considerevole

se riflettiamo che ogni anno, per assicurare o aggior­

nare la piena efficienza dell’istituto, si eseguiscono non

lievi restauri e ampliazioni.

I

lavori che, a fine didattico, si compiono nell'isolato

tra corso Ciriè, via Biella, via Pesaro e via Salerno, ove,

con ingresso da corso Ciriè n. 7. l'Ente ha la sua sede,

sono dei più interessanti anche all’occhio del profano.

Le pelli, mediante trattamento chimico, vengono por­

tate a un limite straordinario di morbidezza, flessi­

bilità e resistenza. Non basta: i risultati di certe

operazioni sono sottoposti a esame microscopico per

accertarne l’assoluta bontà. E il caso di dire che — per

determinati procedimenti — si esaminano gli effetti su

frammenti capillari o su settori minutissimi, quasi milli­

metrici; e vien fatto di concludere che se tuttociò che

indossiamo fosse lavorato con tale cura scientifica di

sistemi, tomaie, suole, pellicce, borse, ecc., avrebbero

senza dubbio una durata ideale e mostrerebbero una som­

ma di requisiti di gran lunga superiori a quelli che tal­

volta, con disappunto, ci accade di constatare.

Un po' di storia dell "Istituto, così schiettamente tori­

nese. La sua nascita risale al 1903, ma l'idea originaria

era sorta circa un lustro avanti, durante le sedute del

primo Congresso di industriali e commercianti in pel­

lami tenutosi in Torino nel 1898, promosso dall'Asso-

ciazione Italiana del Cuoio. Fra gli altri temi all'or­

dine del giorno si discusse allora quello riguardante

l'utilità di dar vita a una scuola professionale dedicata

alla produzione conciaria. La proposta, accolta

in

mas­

sima con unanime favore,

venne

poi studiata

diligente­

mente e infine concretata in un progetto che fu possi­

bile realizzare mercè il tenace sforzo di industriali lungi­

miranti.

« Conceria-Scuola Italiana » si chiamò l'Ente fondatonti

1902-03 a Torino, cor, sede in un alloggio di via Amedeo

Peyron e con una disponibilità d'area di appena cinque­

cento metri quadrati, compresi i locali sotterranei ove-

rano i laboratori.

Per valutare l’importanza dell'iniziativa è necessario

rifarsi alle condizioni di quell'epoca. Scarse, in genere,

erano nel nostro Paese le scuole professionali: la lorc

funzione, ancora, non si stimava abbastanza.

Quanto all’industria conciaria, verso il 1900 si cal­

cola che esistessero in Italia non più di duemilacinque-

cento aziende, delle quali pochissime possedevano uni

seria attrezzatura. La maggioranza era costituita da mo­

desti laboratori per lo più a carattere domestico, che

producevano in iscala limitata, con vecchi criteri d'uni

semplicità pressoché primordiale. A sessantamila ascen­

devano le persone addette a questa industria, cifra ir

cui erano inclusi i proprietari delle singole ditte, sovente

insieme coi famigliari.

Offrire agli artieri del cuoio la conoscenza di un mo­

derno indirizzo teorico e tecnico, in modo da aumentare

il numero e la varietà dei prodotti, migliorarne la qua­

lità. perfezionarne la lavorazione, tuttociò in armonia

con le accresciute esigenze del vivere civile, ecco gli

scopi della Conceria-Scuola, la cui fondamentale neces­

sità fu subito manifesta.

Si pensi al rapido incremento che in quegli anni ve

nivano assumendo gii esercizi sportivi e, dappertutto

aH'intensificarsi dell'uso delle calzature. Nuove appi»

caziom erano da porre allo studio, nuovi accorgiment

da ricercare. Questi compiti la scuola assolse con pre

cisione e slancio.

Già nel 1905 il Governo dava all’iniziativa privata i

suo riconoscimento e l'istituto diventava Regio Concerio

Scuola Italiana. Fino a quel momento essa aveva costi

tuito un esempio non comune di volontà, di passione

diciamo pure di sacrificio da parte di chi seppe crearli

finanziatori, amministratori e insegnanti erano stati gl

stessi promotori.

Entrato nel novero delle scuole professionali governi

tive, l'istituto si formò una direzione regolare, fissò u

più organico programma e si provvide di un adeguai

corpo insegnante. I corsi diurni, che all'inizio erano sti

biennali, salirono alla durata di tre anni; progredirò*

le iscrizioni tanto alle lezioni diurne quanto a quei

T

I

per operai tenute per alcune sere alla settimana e la

mattina della domenica; la scuola diventò ente di con­

sultazione. di assaggio, di esperimenti, di analisi: man­

sione affidatale ufficialmente con l'avvenuta annessione

della « R. Stazione Sperimentale per l'industria delle

pelli e delle materie concianti ».

Circa dodici anni di attività nell'angusta casa di via

Peyron: anni di potente rinnovamento nei processi di

produzione industriale. Il trionfo della meccanica portava

a un celere evolversi dei metodi in tutti i campi del

lavoro. Impossibile non seguire codesto febbrile travaglio,

e la R. Conceria-Scuola, che di tutte le innovazioni stava

al corrente, assecondandole e addestrandovi i suoi

iscritti sia con l'insegnamento sia con la pratica di la­

boratorio, avvertì presto la crisi di spazio.

Urgeva una sede di assai maggiori dimensioni, atta

a contenere i molteplici impianti, le aule, i servizi es­

senziali e sussidiari. Fu così che nel 1910 la Direzione

decise di chiedere l'intervento del Comune, il quale,

su proposta del Sindaco S. E. Teofilo Rossi, deliberò di

assumere in proprio la costruzione dell'attuale sede di

corso Ciriè, espressamente progettata dall'ing. Giovanni

Tirone. La prima pietra si pose il 19 settembre 1911.

Tre anni e mezzo dopo, alla vigilia della nostra entrata

nel conflitto Europeo, l’istituto si trasferiva nel nuovo

edifìcio, dove si trovò a dover affrontare l'ingente mole

di lavoro imposta dai bisogni di guerra. In quel periodo

esso svolse un'opera davvero memorabile con analisi,

perizie, pareri e relazioni. Di più: dalla Direzione Ge­

nerale dei Servizi Logistici fu affidato all'istituto torinese

il controllo di tutte le pelli delle macellazioni che si ef­

fettuavano al fronte; e a Torino si costituì all’uopo il

primo magazzino militare di dette pelli, gestito, appunto,

dalla R. Conceria-Scuola.

A dare un’idea dell’imponenza di questo movimento

sarà sufficiente rammentare che dal giugno 1915 al luglio

1920 più di due milioni di pelli tra bovine e ovine furono

ricevute dall'istituto, esaminate, classificate, conservate

e messe all’asta presso stabilimenti conciari, indicendo

fino a settantacinque aste pubbliche settimanali o, più

tardi, assegnandole a ditte prescelte. Con ciò non si è

segnalato che una parte dell ‘infaticabile cooperazione

data alle Autorità Militari per corrispondere alle continue

richieste di materie prime destinate alla confezione di

vestiario e corredo per le truppe.

Nel

1916,

intanto, si era avanzata la proposta di aprire

in seno all’istituto un «corso professionale di lavora­

zione meccanica delle calzature ». Il progetto fu attuato

e si creò il Calzaturificio. Dopo due anni, constatato il

suo brillante funzionamento, già appariva la necessità

di sistemarlo meglio in appositi locali. Anche qui, con

munifica larghezza, intervenne il Municipio, che nel

1919

— Sindaco allora il Senatore Cattaneo — fece a proprie

spese costruire, attigui alla sede di Corso Ciriè e con

essa collegati, il salone da laboratorio, quelli da disegno

e per il taglio, aule e stanze per le esercitazioni.

Con tale edificio si veniva a occupare l’intera area

dell'/so/o: seimilaseicento metri quadrati.

Le costruzioni contano ora, in complesso, tre corpi di

fabbrica da uno a due piani e con sotterranei, più l'anzi­

detto edifìcio a tre piani per la scuola di Calzaturificio.

Il corpo di facciata, all'angolo di corso Ciriè con via

Biella, è formato da una palazzina da cui s'allungano

due ali. Negli ultimi anni, col concorso finanziario degli

industriali, si procedeva alla sopraelevazione e al pro­

lungamento del corpo ove risiedono i laboratori tecnici

di conceria. Una spaziosa area interna resta destinata a

cortile-giardino e si potrà utilizzare in ampliazioni future.

Una descrizione particolareggiata dei locali riuscirebbe

lunga e lunghissimo,poi, sarebbe anche il semplice elenco

del materiale scientifico che forma la superba dotazione

dell'istituto. Qui, di volo, accenniamo che oltre le nu­

merose aule, le attrezzatissime officine per la concia,

tintura e rifmizione delle pelli, i gabinetti di chimica,

quelli di microscopia e batteriologia, la camera per fo­

tografia, i magazzini, le stanze per collezioni di pelli

estere e nazionali, gli uffici amministr?*' : A' direzione,

segreteria, ecc., si ammiiano pure comuu. aui,gallerie,

sale per conferenze, ambienti per riunioni ed una ricca

biblioteca fornita di circa duemila volumi.

Fra i macchinari — tutti squisitamente moderni —

ricordiamo solo, in quanto attesta l'entità del lavoro

che si compie nell'istituto, la Centrale termica, la quale

assicura il fabbisogno di acqua calda (duemila litri giorna­

lieri) ed il vapore per gli essiccatori e le vasche di concia.

Nel medesimo locale sono un bollitore per acqua calda

di millecinquecento litri ed uno di trecento litri per riscal­

damento concia.

Nella scuola di Calzaturificio va rilevata l'eccezionale

grandiosità del macchinario per tutta la lavorazione in

serie delle calzature.

L'Ente ebbe lo scorso anno dal Governo Fascista una

definitiva sistemazione. Con Regio Decreto 27 ottobre

1936 esso prendeva la menzionata denominazione di

R. Istituto Tecnico Industriale del Cuoio e derivati. Gli

allievi vi conseguono il diploma di Perito industriale co-

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