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(li legno, semplici, bellissimi nella loro caratteristica

snellezza, altri «li canna di giunco o di papiro, legge­

rissimi. Nei locali interni: lussuosi letti con gambe in

forma «li zampe di leone, armatura di legno ed inte­

laiatura di corda vegetale. Nei cubicoli erano sgabelli

e tavolini, cofani «li legno o di giunco, taluni di

ebano con intarsio d’avorio; i guardaroba erano ri­

colmi di biancheria «li lino finissimo e dovunque si

vedevano vasi «li vetro, «li alabastro, di giada, ripieni

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di oli profumati. Anfore vinarie stavano nei oeDii

vasi contenenti grasso e burro nelle dispense, ei

erano vasi di terracotta ricolmi d’acqua e panieri

panierini tessuti con fibra «li papiro e le celebri copi

di smalto celeste che contenevano frutta: uva, fici

e datteri. Di fiori, principalmente di loto, ve ne era

a profusione dovunque.

In questa casa Mirit aveva trovato tutto ciò d

una giovanissima e ricca signora «Iella sua epoca pi

tesse desiderare e doveva aver trovati» anche la fri

cita. Al suo sposo «lonò in breve tempo tre

figlili

ed una bimba. Era ancor giovanissima «piando I

morte la colse improvvisamente. E certo fu coi

(ìli egizi tutta la loro vita trascorrevano pensando

crearsi l’eterna dimora; e per prima cosa provvedi

vano a procurarsi sum>fagi «legni del loro grado

a

ciale. Quando Mirit morì, per lei, caso ecc«*zionali

simo, non era stata preparata la bara: fu «lepori

in «piella che il marito aveva approntato

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Ed era troppo grande j>er quella delicata epieed

personcina. Fu necessario mettere attorno alla sali

avvolta nelle bende molti rotoli di fasce.

Come pegno d’amore l’architetto Cha, che fai

egli stesso aveva preparata la tomba di famigfi

aveva voluto che tutto ciò che era stato caro il

Sposa, i suoi gingilli, i suoi oggetti ed induraci

personali fossero deposti a lei vicino e Tacconi}

gnassero nella vita eterna. Anch’egli molto più tal

an«lò a raggiungere Mirit, e mobili e attrezzi dal

voro ed altre suppellettili arricchirono il terap

piramidale che millenni più tardi il compianto i

lustre egittologi» senatore E. Nehiaparelli doveva at

prire nella misteriosa Valle delle Regine.

Fu una scoperta preziosissima per la scienza:

n«m si conosceva ancora come fosse ammobiliata

casa di un grande dignitario vissuto all'epoca dd

maggior opulenza «li Tebe, nè si aveva la più

idea del tipo di illuminazione adottato per le

signorili, l'n esemplare unico, una lampada di

a forma di uccello, nella cui coppa era ancora

grasso, ma non il lucignolo, trovata'nella tomba

Cha. ha colmato questa lacuna. Certo i famigliali y

ma di suggellare la tomba avevano accesa la

che continuò a spandere la sua luce scialba

completa consumazione del lucignolo. Da quel

mento, per millenni nella cappella funeraria regnali

le tenebre.

Lo Schiaparelli provò una grandissima emodi

quando sollevato il coperchio del sarcofago

la salma della sposa dell’architetto Cha. Egli

« La mummia di Mirit mi apparve come in

‘sione. Aveva il capo e parte del petto coperti

bella maschera dorata; il capo eri il corpo

lievemente inclinati a sinistra:

riposava

fra lei

della dea Nat

(la

dea del Cielo) che era

l'interno della cassa. Conservava una posa

stanca di persona che riposi e che sogni,

occhi impietriti dalla maschera ma pure

gosciosa espressione, pareva fissare noi tutti

stavano attorno, quasi ad implorare che

s»mo in

pace ».