Non spetta a me di commentare lo stato delle abitazioni torinesi, tanto meno di dare indicazioni per
l'avvenire. Per granae che sia il mio amore d'italiano e di siciliano alla Città augusta, prima capitale del
patriottismo
italiano e del Risorgimento nazionale, ci sono lim iti di competenza e di attribuzione, che non
è lecito a chicchessia di oltrepnsare.
Mi limiterò quindi soltanto ad alcune poche considerazioni, le une comparative, le altre d'ordine generale.
Comparativamente la situazione delle abitazioni in Torino, descritta in percentuali statistiche,
è
tra
le migliori d'Italia (e dico è, perchè dal
1931
ad oggi non può che essere ancora migliorata
), sì
per il com
plesso dei servizi di cui le abitazioni anche le più modeste sono dotate, si per il rapporto medio complessivo
tra popolazione e abitazioni. Essa fa onore al civismo
e
allo spirito d'iniziativa delle pubbliche ammi
nistrazioni torinesi.
Questa constatazione non può tuttavia acquietare
(
d'altronde, nè in Torino, nè altrove) le sfere di
popolazione che stanno ancora male o che aspirano, a buon diritto, a star meglio. È certo che l ’insieme
di
95.975
abitazioni
affollate e sovraffollate
su un
totale di 178.055,
cioè circa il
54
% d i abitazioni insuf
ficienti, dà da pensare, anche se altri centri, come Roma, Milano, Napoli, stanno ancora peggio.
Non bisogna invero sorvolare sul fatto, che il significato delle percentuali è sempre discutibile da due
punti di vista opposti. Ricordate l'interrogatorio del maestro Signor Me Choakumchild, statisticamente isti
tuito, alla piccola alunna
S/ss/,
fornita di solo buon senso, intorno alla «naturai prosperity»? (in
Hard
Times di
Dickens). Chiedeva il maestro:
« Quest
'aula è una nazione e qui dentro ci sono
50
milioni di lire.
Questa nazione non è essa ricca? e voi non siete pure ricchi?
».
Ma la piccola stupida Sissy, per la dispera
zione del
maestro,
rispondeva di non poter dire nè sì nè no, perchè non sapeva a chi toccava il denaro e
se ce ne fosse stato per lei. E il maestro incalzava:
«
Quest'aula è una grande città con un milione di abi
tanti e di questi abitanti solo
25
muoiono di fame per le strade nel corso di un anno. Cosa pensate di questa
percentuale? ». E la piccola stupida
S/ss/
a osservare, che per quelli che muoiono di fame non conta nulla,
se
gli altri sono un milione o un milione di un milione. Altra domanda analoga:
500
annegati all'anno su
centomila viaggianti. Analoga esasperante risposta.
Aggiungeremo che la giusta ambizione di una
città
moderna bene amministrata coincide col punto
di vista della piccola
S/ss/, e si
fa uno scrupolo di eliminare qualsiasi situazione nociva alla sanità fìsica
e morale di ogni pur piccola frazione della popolazione, senza residui.
In lìnea generale è poi mio convincimento, che una sana politica della casa debba orientarsi nel senso
di favorire sulla più larga scala possibile la diffusione della proprietà edilizia a tipo familiare.
Ho svolto questo punto di vista in una serie di articoli in
Gazzetta del popolo
(I) e in un saggio
R itorno
alla domus
nella rivista
« Le assicurazioni sociali »
(Roma, gennaio-febbraio
1937-XV); e
non starò qui a
ripetermi.
Dirò soltanto, che l'indirizzo generale della più moderna urbanistica va subendo una profonda evolu
zione, sotto la pressione incalzante di fattori diversi; e che questa evoluzione concorda con l'esigenza
etico-sociale del ritorno alla piccola casa isolata e riservata a un nucleo familiare per sè stante.
Mentre cioè sino a pochissimi decenni fa tutto concorreva all'addensamento della popolazione in grandi
centri urbani e su aree intensamente sfruttate, e questo, oltre che per esigenze del gusto e con una certa
emulazione civica, per la più economica e migliore concentrazione e distribuzione dei servizi pubblici e
per la più facile difesa militare; oggi le ragioni supreme della difesa m ilitare, ma non meno quelle della
bonifica umana, consigliano di diffondere il più possibile le
singoi*
abitazioni sulle aree più vaste (certo con
una complicazione nuova e maggiore pei servizi pubblici) e d'incorporare per così dire la campagna nella
città.
Il problema è posto ed è
estremamente
complesso, perchè involge tu tti i problemi propri dell'urbani
stica in termini
senza
precedenti, e tutti gl'interessi fam iliari e personali, nel più alto senso umano, in con
tinuo progresso, tendente questo a un più sono e
più
degno tenor di vita, avente necessariamente a base
una casa che sia una vera casa.
Questo problema dominerà almeno per alcuni decenni sulle amministrazioni delle città italiane, grandi
e piccole. E noi possiamo esser sicuri che anche in questa fasi di revisione critica e di realizzazioni corag
giose la nobilissima città di Torino sarà, come sempre, antesignana di civile
progresso.




