ITIN ERÀR I IN COLLINA
Le vieper Capotano
eperilParco dallaRimembranza
II
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gennaio si è inaugurato a San Remo, alla presenza del Sottosegretario alle
Comunicazioni S. E. Jannelli, l'undecima Conferenza Internazionale per la
istituzione degli autoservizi di gran turismo da esercirsi nel corrente anno.
L ’interessantissima Conferenza
—
i cui lavori si sono protratti sei giorni
—
ha
ascoltato, tra l'altro, la relazione svolta, per la regione Piemontese, dall’in
gegner Fuortes, direttore del Circolo Ferroviario d’ispezione di Torino.
L ’ing. Fuortes non ha mancato di metter in luce anche la grande importanza
turistica della collina torinese e nel programma di linee nuove ha annunziato
che saranno inclusi, molto opportunamente, due
«
giri
»
di essa, col percorso
dell'anello Sassi-Superga-Camaldolesi-Colle della Maddalena-Corso Moncalieri,
per la lunghezza di
32
chilometri. L ’iniziativa si attuerà non appena terminati
i lavori di sistemazione stradale ora
in
corso.
Con piacere rileviamo come per la prima volta la nostra collina abbia avuto il
meritato onore d’un ampio dibattito intemazionale, e tanto più a proposito
pensiamo giungeranno questi articoli, che incominciamo a pubblicare dal pre
sente numero, per illustrare tutte le possibilità offerte a chi intenda conoscerla
e ammirarla ne’ suoi molteplici aspetti.
L ’area del Comune di Torino misura complessi
vamente ettari 13013, dei quali 3529 costituiscono
la zona collinare, arrampicata sulle pendici di quel
fiorito
bastione che incomincia alle estreme propag
gini del territorio di Moncalieri e si prolunga, seguendo
il
corso del Po, fino a
Valenza sotto Bassignana.
I
poeti, in epoche diverse, levarono inni al bene
fico e paterno Elidano, cantando la pittoresca cor
nice naturale in cui, vicino alla capitale subalpina,
esso
fluisce solenne. Ma la collina torinese ebbe forse
il
suo
più fervido e delicato elogio da un prosatore:
Saverio De Maistre, il quale, in una pagina del
Viaggio intomo all* mia camera, alla collina —
ch’egli intravedeva e rievocava da una soffitta di
via della Provvidenza — dedicò alcuni periodi sin
golarmente atti a metterne in pieno risalto la sugge
stiva bellezza e la varietà di aspetti, tra l’infinita
grazia dei recessi ammantati d’ombra e l’imponenza
dei selvosi dorsali.
Per Torino, sul confine di levante, è come una
superba fascia di smeraldo — spalto e diadema —
contrapposta all’azzurra chiostra delle Alpi che $t
profila nitida nel lontano
orizzonte occidentale.
Ele
mento di valore decorativo
eccezionale e, nel tempo
stesso, vantaggioso
anche
dal
punto di viste igienico
per la salubrità del dima die
concorre od assi-
curare.
Lo sviluppo urbanistico della zona est, dalla col
lina è stato necessariamente costretto a limitarsi,
ma Torino se n'è ripagata espandendosi nella zona
piana, dove la cerchia delle abitazioni s’è allargata
con metodiche costanti magnifiche iniziative, tanto
a settentrione quanto a sera e a mezzogiorno.
La collina ha invece serbato, in prevalenza, il
suo carattere silvestre, che le innumerevoli ville —
sorte qua e là dal Seicento in poi e segnatamente
nel secolo scorso — non sono riuscite a turbare.
Le rimane, cosi, quella tipica impronta di luogo di
svago e di riposo, di solitario e silenzioso ritiro, die
forma e formerà sempre una fra le sue attrattive più
gradite.
È un mirabile avvicendarsi di bolse, di
poggi, di
vasti ripiani e di tetri valloncelli, di tortuosi sentieri,
di forre profonde e di dolci pendìi
in men o e cui
gorgogliano limpidi ruscelli e serpeggiano i
incidi
nastri delle modernissime carrozzabili..
Luogo, inoltre,
dato ai diporti invernali, quando —
se la neve
im
bianca i versanti — parecchi tratti subito
si traslor-
mano in frequentati campi di sci,
che possono dar
l’illusione dell’alta o
"»***«
montagna, col
vantaggio
di non
csmt
usciti
dalla propria città.
Flv la valorizzazinne defia collina Tarino non ha
mai Itamelo epe. Appaiono quasi in un vai»
1
tàoo i tempi in cui. par saMse e Snpeqp, rii
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