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Artigianato

H H CKU IM I IN

€ASA MOSTRA

VETRO MOLATO

C

onfesso che il primo sentimento è stato di delu­

sione. Infatti, allorché gli oggetti di cristallo

finemente istoriati che avevo ammirato nell’ufficio

dell’ing. Antonini, Segretario della Delegazione pie­

montese dell'E. N. A. P. I., mi avevano indotto a

scoprire

questo maestro dell’arte del vetro, mi ero —

chissà perchè — immaginato di trovarlo alle prese con

la pasta malleabile del vetro ancora incandescente.

Il freddo poi che intenso ed umido filtrava dai

veli tenui d e ll’u ltim a

nebbia mattutina aveva

colorato di desiderio la

idea primitiva.

Invece niente di tutto

questo. Si apriva da­

vanti ai miei occhi un

capannon e ampio dai

muri male intonacati

sui

quali grosse cinghie

di

cuoio facevano cadere le

linee opache della loro

ombra.

Niente forni, niente

via vai affannoso di o-

perai sudati. Vicino alla

porta un ragazzo intento

ad agitare un miscuglio

di acqua e sabbia. Il suo

sguardo, sperduto in lon­

tani pensieri, vaga sullo

specchio liquido.

Piò

lontano un uomo

di

mezza età lotta contro

una cassa che resiste im­

mobile. Nel fondo del

laboratorio due donne

grigie passano e ripas­

sano con gesto sempre

uguale un oggetto sopra una piccola mola in mo­

vimento. Qua e là, sparsi alla rinfusa, disparati

pezzi di cristallo sembrano in attesa.

Da una porticina alla mia destra ecco spuntare

Petri Mazzino, il padrone del laboratorio. I capelli

rossicci s’adergono sulla fronte ampia solcata da

rughe profonde che denunciano anni e preoccupazioni.

Mi precede rapido nel io piccolo stu

i can­

zone della legna che scoppietta vivace in un piccolo

cam in e tto ci accoglie.

Mentre mi scaldo alla

fiamma spiego al mio

nuovo ospite lo scopo

della visita. Sorride lu­

singato. Ben presto il

dolce tepore dello studio

fuga il ricordo del fred­

do. Ritorniamo nel labo­

ratorio. È un vasto

ca­

pannone affogato

dove

via

Orvieto destreggia

il

suo

nastro d’asfalto tra

una profonda depressio­

ne del terreno e la fer­

rovia che unisce Porta

Susa alla stazione Dora.

Quasi

al centro della de­

pressione s'innalza il

la-

baratone.

Degli

scalini

intagliati

nel

terrenopor­

tano dal aglio della via

all'ingresso che si apre

sa un orto addormentato

sotto

un

sottile velo di

brina.

Il

sole ora — fegato

gli «Itimi veti di

nebbia

— (avviva eoa

grandi