nel nostro Paese, dove la nuova moda, o, meglio,
la moda rinata, trovò, per ragioni di gusto e di
opportunità commerciale, le migliori accoglienze.
Riapparivano i fiori della moda, di seta e di velluto,
ma si facevano precedere, graziosissimo pensiero, dai
fiori veri. E, poiché questa è sempre stata la patria
dei fiori, ci parve che la moda volesse usarci un
particolare favore.
Vedemmo allora le signore ornare le loro vesti
da sera con ciuffi e ghirlandate di fiori. Sentimmo il
profumo di quei fiori confondersi con quello delle
essenze e delle ciprie. Vedemmo quei fiori a poco a
poco avvizzire, nel corso d ’uno spettacolo teatrale,
o d'un hallo, ispirandoci pensieri non forse peregrini
ma, comunque, degni di considerazione, sulla cadu
cità della vita, sulla fuga del tempo e sulla conse
guente necessità di non perdere le buone occasioni.
E poi altri pensieri ancora c’ispirarono, che però,
fedeli a (pianto dicemmo all’inizio, non vogliamo
denunziare.
La moda dei fiori, insomma, ricominciò col ritorno
della guernizione di fiori freschi, cui naturalmente
seguì quasi subito quella dei fiori artificiali. Un’altra
usanza, ch’era stata caratteristica di tempi supera
tissimi e che, per questo, non aveva mancato dessert
derisa da questi figli del secolo nuovo, riprendeva
in tal modo il suo modesto ma significativo dominio.
E oggi tuttavia essa resiste sulle posizioni raggiunte,
anzi pare disposta ad ampliarle e a confermare la
propria podestà, con logico compiacimento dei nostri
floricultori, che sono famosi nel mondo, e dei nostri
fabbricanti di fiori artificiali, che costituiscono nel
l’industria e nell’artigianato italiani un gruppo tut-
t'altro che secondario di forze e d’interessi.
La prossima primavera, dunque, non toglierà ai
fiori di entrambe le categorie, veri o finti, ciò che ad
essi non ha tolto neppure l'inverno. Li rivedremo
all’asola delle giacchette, intorno alla callotta dei
cappellini, fors’anche alla cintura, e poi sulle grandi
paglie d’estate (paglie di Firenze, s’intende) e sulle
teste nude e acconciate come quelle delle bambole,
per le gale delle sere estive. Le signore, a quanto
pare, apprezzano ancora questa moda gentile, come
l’apprezzavano le loro madri e le loro nonne (piando
il mostrarsi ornate di fiori era sicuro mezzo per farsi
dire, da qualche corteggiatore dell’epoca (solino alto
un palmo, baffi impomatati e polsi inamidati): -Ogni
simile ama il suo simile •*.
c.
m.




