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urbani ed aU’industriaLLsmo. Situazione anacroni­

stica: sul risparmio ili una agricoltura ancora ane­

mica e stremata si ergevano le metropoli e si

accentuava il ritmo di un’operosità gigantesca le

cui fondamenta erano «li creta.

La desolazione della palude, l’arsura della terra

fatta più aspra «lai clima mediterraneo, l'insuffi­

cienza delle strade, la mancanza di progressi tec­

nici nelle varie colture agrarie; tutto ciò non de­

stava alcuna preoccupazione.

1

reggitori della pubblica cosa, in ben altre

faccende affaccendati, non (ansavano che alla

dilatazione dei centri urbani e al moltiplicarsi

degli opifici. Erano perfino giunti a capovolgere

la logica di un ragionamento che in un paese

come il nostro avrebbe dovuto essere elementare.

Riesumate il pensiero e le dichiarazioni di quasi

tutte le personalità dell'ultimo cinquantennio: non

tarderete ad accorgervi che si voleva far dipendere

la prosperità delTagricoltura dallo sviluppo dei

commerci e dalla (utenza dell'industria.

Si diceva: il concentramento delle popolazioni

urbane e l'intensificarsi dei trattici industriali sono

causa di maggior consumo e, quindi, atti ad au­

mentare il valore dei prodotti agricoli. E ciò in

parte poteva essere vero; ma si ignorava o, meglio,

si fingeva di dimenticare che soltanto creando gli

elementi determinanti una maggiore e duratura

ricchezza agraria e fondiaria, potevano schiudersi

impensate possibilità di consumo ai prodotti indu­

striali e sviluppare i servizi commerciali e marittimi.

I passati governanti con una costanza vera­

mente degna di migliore causa, non tralasciavano

di invocare dalla... fraternità degli altri popoli una

più equa ripartizione delle materie prime, mentre

la più grande risorsa naturale che l’Italia possiede

era totalmente abbandonata.

Xiuna meraviglia, adunque, se in una simile

atmosfera abbia potuto sorgere tutta una legisla­

zione invischiata nella più evidente parzialità. 1

principi giuridici che ispirarono le norme legisla­

tive promulgate in materia di tributi, di credito,

di tutela commerciale all’interno e all'estero, pale­

sano il vizio d'origine.

II Regime stroncò i privilegi preesistenti, pose

termine alla politica autolesionista delle passate

generazioni,

bandì

insomma il comandamento rura-

lizzatore. L'esaltazione della terra e dell'acqua

in

uno sfolgorìo di sole,

non

si limitò ad

essere un'im­

magine efficace dell'eloquenza mussoliniana: volle

e seppe tradursi in realtà.

Riportare l'equilibrio nella ripartizione «lei ri­

sparmio significava implicitamente paralizzare o

attenuare gli armeggìi parassitari di camarille plu­

tocratiche, liberare gli Knti parastatali preposti al

credito da tutta la gamma di interferenze ed in­

fluenze che j>er lungo tempo si erano sovrapposte.

Soltanto un movimento rivoluzionario qual’è

il Fascismo poteva portare a compimento un’opera

di così alta chiiurgia politica.

Proclamato il piano della bonifica, legge fon­

damentale dello Stato, sorse come logica conse­

guenza hi mobilitazione dei risparmi.

Le direttive del Governo agli Enti parastatali

ed alle Casse di Risparmio furono d ’una chiarezza

veramente cristallina.

I

criteri d'investimento finanziario debbono e

sere rettificati; nessuna dispersione di capitali deve

aver luogo.

La solidarietà operosa e la disciplina consape­

voli esistenti nel campo sociale e politico debbono

essere estese alle concrete forze economiche della

nazione. Non ancora compiutamente alle direttive

del centro corrispondono gli equivoci sforzi della

periferia. Vi sono ancora (pia e là delle incompren­

sioni, dei ritardi, delle resistenze passive.

Di fronte a molti problemi si brancica nella

caligine dell’incertezza. Tra hi metropoli e la cam­

pagna alcuni enti locali non sanno decidersi: e si

fermano a metà strada.

È necessario essere conseguenti e sopratutto

non indugiare nella ricerca di formule che assai

spesso per l’assurda pretesa di voler conciliare le

cose e gl’interessi più disparati finiscono per non

approdare sul alcunché di concreto. È lontano da

noi il proposito — che fra l’altro sarebbe fra i più

riprovevoli — «li voler accentuare contrasti e dis­

sidi che nell’anno XV non hanno alcun diritto di

cittadinanza; soltanto desideriamo che la consueta

precipitazione e superficialità di molte persone co­

siddette dabbene non abbiano ad inceppare auspi­

catissime soluzioni. L’equilibrio fra agricoltura ed

industtia non deve sorgere dai compromessi della

finanza o dai giochi borsistici, ma dal consapevole

apporto di iniziative e di attività, svolgentesi cia­

scuna nel proprio àmbito, con un principio supe­

riore di interesse generale e di bene comune.

I

mòniti del Capo del Governo hanno un i

dubbio significato. La bonifica della terra deve

accompagnarsi a quella non meno necessaria di

superstiti mentalità.

RODOLfO ARATA

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