rosi vi sono ancora sempre altri che a quest’arte
negano alcun sostanziale valore.
Bastava nei giorni scorsi passare dal salone de «La
Stampa » dove davanti ai trentun quadri del Casorati
si rinnovava continuamente una folla scelta, perchè
quest’arte richiama un pubblico speciale, per sentire i
più disparati giudici. Ciascuno vi trovava ragioni per
esaltare o biasimare l’opera dell’espositore, ma nessuno
rimaneva indifferente. L’indifferenza che uccide una
data forma d’arte è bandita attorno ai lavori di Caso*
rati, e bastavano appunto, come si è fatto rilevare, le
vive discussioni che essi suscitano per constatarne la
vitalità.
Ma l’arte del Casorati può essere per il grosso
pubblico? No. Il grosso pubblico non può avere una
preparazione, una cultura artistica che gli permetta
di sentire che solo lo spirito è tutto e che esso può
aver ragione anche della forma e sorpassare certi
limiti come nel caso della
Venere Bianda
o in quel-
l’altra figura di donna accoccolata, ma che può costi
tuire un’originalità incontestabile, suscitare miste
riose attrazioni.
Anche in questa Mostra vi è però un terreno
neutro sul quale i più disparati giudici si annullano
in un generale consenso. Davanti al ritratto della
figlia dell'architetto Rigotti cessano le discussioni.
Anche coloro che si scandalizzano per le sproporzioni
di certe mani e certi piedi, per la deformazione di
toni di nodo, trovano purezza e nobiltà di disegno, di
chiaroscuro e di colore, ammirano le mani affusolate
disegnate da maestro, fermento di vita. E tutto:
csnputinoae, taglio
del quadro,
finitima e cura non
disgiunte mai
da una —periore ca— ani—
artìstica
die— al
pubblico
quali e quante
sono le
passibilità,
i
menai
di n pm riia i di cui è
eignnrc
•
padrona
I paesaggi sono anch'essi accettati senza le discus
sioni che suscitano gli studi di figura. Certo non vi
si nota alcun abbandono a facilonerie, nessuna con
venzione ad ottenere effetti di colore, ma solide qua
lità di chi in cospetto della natura ha provato una
personale sensazione e questa sensazione ridà a chi
osserva il quadro.
Il pieeoi» porto di Genova
con
l’ingombro dei barconi.
La nevicata in una strada di
Mondavi
, il
Meriggio
, il
Paese
presentano ciascuno
dei pregi reali, indiscutibili, il segno inconfondibile
di chi sa infondere all’opera un po’ della sua vita
interiore. Un’altra piccola tela richiama con ancora
maggior suggestione i visitatori; ed è il ritratto della
madre dell’artista, presentato due «nni or sono «Hi
Quadriennale di Roma. I meno benevoli lo dicono
uno schizzo, e se con tal nome deve chiamarsi un
lavoro eseguito in tempo brevissimo, senza penti
menti, con quella fretta, anzi con quella febbre che
prende l’artista quando vuol fermare su un foglio
o sulla tela impressioni che possono mutare di minuto
in minuto, il ritratto di cui facciamo cenno pnò
effettivamente chiamarsi uno schizzo. Ma la vita, il
sentimento, l’espressione che quel ritratto, invero aaso-
migliantissimo, racchiude sono dati appunto da qndle
affrettate pennellate esi direbbeche qualunque aggiun
ta, qualunque successivo ritocco allo scopo di ottenere
un’opera finita — nel senso che alcuni vorrebbero —
ne avrebbe pregiudicato la spontaneità e In be&eaaa.
Le opere sono ormai giudicate dalla critica; oggi
interessa sopratutto constatare l’interesse che sempre
esse suscitano e registrare questo — cesse di pubblica,
tutti gli artisti alla testa, che dal giamo deffapsttnia
della Mostra del Casorati si sono affollati davanti ni
trentun snei qundri.




