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sguardo od il muto linguaggio di pientii par­

ticolari dell'abbigliami'alo, diamo di tutto un

/lussato dalh

•

traccie tanto più profonde quanto

maggiori sprazzi di luee lo hanno illumi­

nato.

E quel ehe più eolpisee è la trasformazione ehe

si nota in uomini il eui volto porta netti i segni

di una vita e di una razza ehe non possono esser

classificate nè tra le comuni nè ira le più sane

in senso fisico e morale.

Anche qua dentro c'è chi vuole, anatra lavorare

e riesce a rendersi utile non solo nei leggeri servizi

interni, ma in piccoli lavori per l'esterno. Ed il

veder questi esseri al tramonto ehe apprestami

con le tremule mani cavallucci in cartapesta e

cavalli a dondolo per la gioia dei piccoli

,

che

schiacciano, mondano, selezionano noeeiuole con

una piccola organizzazione industriale sussidia­

ria di quella dolciaria, ha un sapore strano di

vita irreale, di cosa da accettarsi così com'è senza

badare ai contrasti.

L'Ospizio di Mendicità inerita di esser segna­

lato per Vopera che svolge, per lo spirito che

questa opera informa ed è perciò che ospitiamo

qui la storia della lunga vita di questa istituzione

feconda di bene che presto entrerà a far parte

delVEnte Comunale di Assistenza recetiteviente

creato e ehe forse presto potrà utilizzare gli ampi

terreni che attendono di esser coperti da caseggiati

atti a consentire una più ampia azione limitata

solo dalle esigenze matrigne dei registri di am­

ministrazione.

R

icorri* quest'unno il centenario del Ricovero ili

Mendicità, unu delle più nobili creazioni dellu

beneficenza torinese.

Xella rinunciti* internu che caratterizzò il Regno

Sardo sotto Curio Alberto e lo preparò a divenire il

cuore d'Italia, tutti i problemi economici e sociali

di unu nuzionc moderna furono sviscerati ed unche a

quello del pauperismo e dell'accattonaggio si cercò

di dare una soluzione intiera e definitiva.

Era lo spirito del tempo che sotto tutti i cicli d'Ku-

ropa portava i cuori più nobili a meditare sopra questa

tremenda cancrena sociale, da cui l'umanità era tra-

vugliutu senza rimedio tin dall'epoca più antica.

Negli Stati della Monarchia di Savoia si era già

•creato a più riprese nei secoli precedenti di distrug­

gere l'accattonaggio, dapprima con mezzi violenti,

cioè carcere e fustigazione per coloro che fossero

stati trovati a chiedere l'elemosina, in seguito con la

distribuzione di qualche soccorso e l'organizzazione

di istituti che ebl>ero tuttavia per molto tempo

carattere abbastanza simile alle prigioni. Così era

nato nel l.*i92 l’Ospizio di Curità, riorganizzato poi

dal gesuita Padre Andrea Guevarre nel 1716-1717,

per incarico del Re Vittorio Amedeo II. Mostratosi

poi tale istituto insufficiente, perchè in parte adibito

ad altri scopi, che non il ricovero dei rei d’aecatto-

naggio, erano sorti altri istituti del genere, come

« ridotti per i mendicanti » e « depositi di mendicità »,

ch'ebbero tutti carattere effìmero e dir *'’ brevissima.

Come opera adatta alla profilassi dei pauperismo

è giusto ricordare la « Mendicità Istruita », nata nel

1770 per l'educazione dei tìgli dei poveri, ma questa

non riguardava specificamente la piaga del mendi*

cantismo.

Nè a creare un ricovero per i mendicanti era valsa

l'iniziativa di un benemerito cittadino, l’avvocato

Carlo Antonio Giovanni Roasio, che con testamento

del 17!N> aveva destinato la sua cospicua sostanza,

più di un milione di lire, all’erezione di un istituto

atto ad estirpare la mendicità. Questa somma in­

fatti, non essendosi potuto far nulla, fu devoluta

all'Opera della Mendicità Istruita, alla quale era stata

destinata dal testatore, nel caso che l’istituto da lui

ideato non si fosse potuto effettuure.