piano, mai più immaginando quale fine avrebbe loro
riservata il giorno che stava per sorgere.
Svegliatisi all'alba, intrapresero colla guida Pezzetti
la marcia verso i piedi della parete. Qui giunti la co
mitiva si divise in due parti: Maila, Nino, Bernardo,
Giuseppe decisero per il momento, consci della diffi
coltà che presentava la vergine parete specialmente
nella parte superiore, di iniziare un assaggio della stessa,
riservandosi di effettuare l’intera scalata se il tempo,
le condizioni atmosferiche, avessero concesso ai valorosi
soldati dell'Alpe di piantare sull'agognata vetta la bandie
rina tricolore della conquista.
Non si può in questa sciagura infatti parlaredi imperizia
o di temerarietà come qualcuno ha voluto accennare,
ma soltanto di fatalità, fatalità tremenda che ha travolto
quattro giovani esistenze.
Avevano gli scomparsi, prima di accingersi all'impresa,
effettuate numerose ascensioni ed un severo allenamento
di roccia ai «T re Denti di Cumiana» a alla «Gobba dei
Cammelli » dei quali si riproduce una fotografia presa
da mio fratello.
Erano le ore 13 del giorno di Maria Consolata. La vetta
sempre più si avvicina ai quattro. Maila e Bernardo sono
più in alto: più in basso Nino e Giuseppe attendono,
anzi il Piva sta togliendosi le scarpe chiodate, forse per
mettersi i peduli; coll'occhio vigile seguono i loro com
pagni che palmo a palmo conquistano la roccia, pronti
a seguirli non appena Bernardo ne dia l'avviso. Tutt'ad
un tratto fulminea avviene l'irreparabile sciagura.
Forse Bernardo sta per piantare un chiodo nella roccia
e attaccare il moschettone nel quale scorre la corda cui
è appesa anche Maila.
Questo momento è sempre dei più delicati.
NeN’attaccare il moschettone Bernardo deve aver
perso l'equilibrio ed esser caduto aH'indietro travol
gendo la sua compagna di cordata.
Giuseppe e Nino erano, come ho detto, più sotto
fermi, in attesa, sopra una piccola cengia. Forse non eb
bero nemmeno l'esatta pe-cezione di quello che stava
accadendo. Furono travolti e trascinati nel baratro.
Ma l'urto avuto con i corpi di Giuseppe e di Nino
valse a frenare la discesa di Bert e di Maila.
Uno spuntone, una sporgenza di roccia arrestò la
caduta di questi ultimi due. mentre Giuseppe e il Piva
precipitavano abbracciati nel vuoto per circa 250 metri.
Ciò
era durato pochi secondi.
Nessuno vide, nessuno senti l'immensa irreparabile
disgrazia che avrebbe fatto impazzire chiunque avesse
potuto assistervi.
I compagni di gita che colla guida Pezzetti avevano
effettuata la scalata del Becco della Tribolazione,
ma per la via normale, giunti in vetta intrapresero
la discesa. Verso mezzogiorno dall'alto delle creste Li
avevano ancora visti, poi Li persero di visti a causa di
un vallone che si frappone allo sguardo; nè maggiormente
si impressionarono quando alle 17 dello stesso giorno
non ritrovarono i compagni alla base ove si erano dati
appuntamento. Ma l'appuntamento non era perentorio.
Essi non volevano far stare in pensiero gli altri com
pagni, se non avessero potuto giungere per l'ora fissata
e non trovando Maila, Bernardo, Nino e Giuseppe
i compagni proseguirono la via del ritorno, dando però
il chi va là a Pezzetti.
Presentirono che una sciagura era avvenuta. M
ò
come
sempre l’ottimismo, la speranza si fece strada.
E la fedele guida Pezzetti chiamò per tutta la serata:
BeppeI BeppeI
E la valle riportava l'eco delle sue chiamate: Beppe!
Beppe! Ma nessuno rispondeva.
Avuta ormai la certezza di una sciagura si iniziarono
le prime ricerche. Ad esse parteciparono valligiani,
alpini, ed accademici del C.A.I.
Toccò ai fratelli Castelli di avvistare per primi le
salme delle quali riconobbero subito quelle di Nino
Caretta e di mio fratello Giuseppe che, particolare
commovente, giacevano ancora abbracciate.
Un 250 metri più in alto erano Bernardo e Maila.
Si delineò subito la difficoltà del trasporto a valle
delle salme, difficoltà che venne superata grazie ail'aiuto




