RA88E0XA DI POLITICA ESTERA
T E N E B B E D A L L ’ O B I E N T E
Sulla rarta della Cina la macchia d’olio giapponese
si estende, e nessuno può congetturare se continuerà
ad allargarsi e fino a che termine, nè se ci sarà
modo di farla restringere. Occupata la Manciuria
e creato il cosi detto stato Manciukuo nel 1931. in
harha alla Lejja; il dilagamento giapponese in ('.ina
è continuato con la conquista del Jehol ad occi
dente della Manciuria. nel 1934. e poi con una
penetrazione metà militare e metà politica nel
Ciahar ancora ad occidente e nell'Hopei a sud,
limitatamente, per ora. alla parte orientale di que-
st'ultima regione. Cogli avvenimenti di queste set
timane vien data l'ultima mano a tale opera di
penetrazione: niente di sensazionale nell'entrata
dei giapponesi a Pechino e a Tien-Tsin, ormai da
parecchio tempo lambite dall'onda nipponica. Gli
sguardi giapponesi si allungano già. come su prede
non più lontane, verso la Mongolia Interna (mo
vimento autonomista — cioè filonipponico — del
principe Teh: perchè in queste regioni è tutto un
improvviso fiorire di movimenti autonomisti, se
condo il Giappone), a sud-ovest verso il Shansi. e
verso il Shantung a sud-est. Dove si va a finire?
Andare troppo oltre dalla parte della Mongolia si
gnifica scontrarsi con l'U.R.S.S. La Mongolia si
divide in due parti, quella settentrionale o esterna,
che è una specie di Manciukuo russo, e che la
Russia ha già fatto sapere che non si tocca se non
con la guerra, e quella meridionale o interna, lunga
e stretta che è una provincia cinese. I giapponesi vi
si potranno definitivamente stabilire quando si sa
ranno allargati di più al sud. se ci riusciranno.
Se ci riuniranno. Ma chi può opporsi alla loro
avanzata? La Cina? Non si può dire nè sì nè no,
perchè la Cina progredisce sotto ogni aspetto; ma
quanto a farsi diga ai giapponesi bisognerà vedere
per credere. La Russia? Forse. Perchè se il Giap
pone estende il suo dominio in Cina accresce il suo
potere di minacciare i territori russi dell'Asia cen
trale e orientale. I due avversari finora si sono
guardati in cagnesco, perchè Puno teme l'altro e
così si fanno equilibrio. Ma vorrà la Russia aspet
tare che il Giappone sia diventato sicuro di vincere?
D altronde, per quanto si senta spesso dire che la
Russia bolscevica non fa altro che continuare la
politica imperiale degli zar, è ancora da dimostrare
che Stalin sia in grado di perseguire quella politica
meglio
degli zar.
o
per
lo meno non peggio.
Le
sue
idee
e i suoi programmi di sconvolgimento
sociale
non
gli sono
d'impedimento a vedere le necessità
e gli interessi della
Russia;
ma altro
è
sapere cosa
fare
e altro
è
il poterlo
fare.
G li sconvolgimenti
che il bolscev ismo ha recato in Russia, le inimicizie
che si è create in Europa, è dubbio che permettano
allo stato dei sovieti di fare in Estremo Oriente la
politica forte che potrebbe fare un paese ordinato e
in correttezza di rapporti con tutti gli altri.
E l’Inghilterra? I suoi interessi iu Cina sono gran
dissimi: l’allargamento giapponese li sommerge
rebbe. Poi, anche più in qua della Cina si va
creando una situazione che essa ha per lo meno bi
sogno di tener d'occhio. Turchia, Irak, Iran e Afga-
nistan hanno concluso un patto che « consacra la
comunità degli interessi e la solidarietà fraterna
degli stati firmatari », ma che può rafforzare la
determinazione di fare da sè in paesi che una volta
erano il pomo di discordia fra Rus.»ia e Inghilterra.
Se erano il pomo di discordia è segno che entrambe
ci avevano sopra le loro mire. Alla Russia sembra
che il patto sia piaciuto poco, all'Inghilterra sarà
forse piaciuto di più?
Ci sono poi due dominii britannici. l'Australia e
la Nuova Zelanda, sui quali incombe e comincia a
diffondere apprensioni il pericolo d'una futura co
lonizzazione giapponese. Finora la situazione stra
tegica deU'Estremo Oriente è tale per cui nessuna
grande potenza può aggredire il Giappone, nè il
Giappone può pericolosamente minacciare nessuna
grande potenza. Ma con un Giappone padrone della
Cina, non si potrebbe più fare lo stesso discorso.
Di fronte a tali avvenimenti, all'ammonticchiarsi di
nubi così grosse e gonfie, ognuno vede come siano
cosa meschina le preoccupazioni di coloro che si
scalmanano a fare le ragioni del governo rosso di
Valentia |»er difendere i .-«acri principii della de
mocrazia e far dispetto al fascismo. In Inghilterra
già si comincia a parlar meno frequentemente delle
grandi democrazie occidentali. C'è altro di ben più
serio. Con la loro ingenuità, con i loro pettegolezzi,
con la loro acredine le « democrazie » stanno per
ridurre l'Europa di fronte al mondo, a ciò che era
una volta la penisola balcanica di fronte all'Europa.
Cioè un campo sperimentale dei bolscevichi, una
conglomerazione di stati in discordia e in decadenza
di cui fuori d'Europa ci sono popoli che si prepa-
rano a raccogliere l'eredità.
L'asse Roma-Berlino, nelle presenti circostanze
della politica mondiale, assume anche il significato
di difesa della dignità e della civiltà europea. E le
protegge con la sua forza. Contro di esso si leva un
gran frastuono di parole inutili e decrepite, mani
festazione di un mondo che si va disgregando. L'im
pero inglese sta per scegliere fra una parte e l'altra.
Perchè al di sopra della mischia non
può
più
rimanere.
B K SM JU k D O 6 W V D I A U




