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E il giovane amico cadde valorosamente, con quattro

ferite, a Coito il 30 maggio.

(... oh giorni,

ultimi giorni del fiorente maggio,

oh trionfante

suon della prima italica vittoria

che mi /tercosse il cuor fanciullo !...).

Era, Augusto Cavour, nipote di Camillo, e da questi

amatissimo. Il grande zio volle che la tomba di lui

e la propria fossero vicine, come a Santena si legge:

« Augusto Benso di Cavour, che pugnando a Goito

per l'italica indipendenza, cadde ventenne. Qui

posa accanto aH'amato zio Camillo, che la propria

salma a quella del nipote desiò nella tomba unite ».

Sono anche note le parole, misurate e appassionate

ad un tempo, con le quaH Cavour scrìsse della

morte eroica di questo nipote: « la perdita che ab­

biamo fatta è immensa: è principalmente amara

per me, che vedevo rivivere in Augusto, in una

forma più bella e più forte, i miei sentimenti e le

mie idee. Nulla di hasso e di volgare era entrato

nel suo cuore. Augusto vide giungere la sua fine

con perfetta calma. È morto col sorriso sulle labbra,

da soldato e da cristiano. Certamente è la morte più

bella e invidiabile : ma è terribile per chi rimane ».

Lo zio conservò sempre nella propria camera da

letto la tunica del giovane Augusto, forata dai

proiettili che lo avevano ucciso.

Nel '59, P. C. Boggio era capitano della Guardia

Nazionale e corse a S. Giorgio Canavese per armare

volontari e portarli ad Ivrea, sovrastando la mi­

naccia della invasione austriaca.

Nel '66. per deliberato proposito volle partecipare

alta guerra: « obbligo assoluto di prender parte

alla guerra — scrive ad un amico di fede — io non

aveva certamente; pur tuttavia mi sembra doveroso

il farlo. Credo che le ragioni Ella già le conosca.

Mi parve conveniente ed opportuno che tutti coloro

che ne avessero le possibilità dessero il concorso de)

loro braccio alla Patria, in questa lotta suprema

della sua indipendenza. Si aggiunse per me un altro

motivo speciale: la necessità che gli uomini di parte

moderata non lasciassero ai soli deputati della si­

nistra il merito di fare sacrificio di sè, incontrando

volonterosi i pericoli della guerra nazionale ». E

allo stesso amico affida la cura dei propri figli : c Se

mi succeda disgrazia, ma se la nave si salva (la

Re

d’Italia,

sulla quale era imbarcato), Ella verrà per-

sonafcnente in Ancona o nel porto dove sarà la

nave, e mi renderà questo ultimo servizio: di far

ritirare il mio portafogli e le mie carte, nonché i

miei effetti, tra i quali in ispecie l'uniforme di

marina, che desidero pervenga ala mia famiglia. So

quanto ella ami i miei figli. L i raccomando a Lei ».

Nessun secondo fine. Il Governo pensava a nomi­

narlo commissario di Trieste o d’altra provincia:

ma egli scrìve alla moglie : « Io, finita la campagna,

torno a casa, perche ci tengo a prendere parte alle

operazioni di guerra, non ci tengo affatto al Com­

missariato. Ho il desiderio di poter dire d'aver latto

Il bw w

m

Mar Carta l» « l» alla H Uafrard * « Tarla»

il mio dovere e pagato di mia persona nei perìcoli,

al pari di qualunque altro. Non ho ambizioni, ed

a qualunque più onorifica posizione preferisco le

gioie della vita di famiglia ».

Ma egli in realtà aveva il presentimento della pros­

simità del necessario sacrificio: fra le lettere de­

stinate ad aprirsi in caso di morte, ce n'era una

diretta a suo figlio Italo: « Appena saprai leggere

ti mostreranno queste note e ti narreranno la morte

di tuo padre, che cominciasti a conoscere. Cresci

figliolo docile, fratello affettuoso, uomo onorato.

Sii religioso, ama la Patria, e sarai benedetto da

Dio. Tuo padre, se Dio gli usi pietà, veglierà con­

tinuamente sopra di te ».

Aveva da poco affrettatamente portato a termine,

col terzo volume, la sua opera sula guerra del *59:

la chiusa vibra delle nuove grandi speranze:

c Queste pagine cominciai a vergarle quando il

rombo del cannone annunziava sulle spende del Po

le prime vittorie delle armi italiane ». E ripeterà

('auspici* da lui formulato all'inizio dell'opera :

« Piaccia alla giustizia divina

té

alla fortuna

d'Italia, che prima che io deponga la penna il ean-

none saluti dal Campidoglio quell'ultÌBM vittoria,

m