LE BASI STORICHE EDATTUALI ML’IMIIA M B
E IL SUD SVILUPPO FISO ALL’AVVESITODEL FASCISI*
L
a guerra trova la nostra città pronta a tra
sformare la sua attrezzatura per le nuove esi
genze belliche.
Le richieste militari favoriscono una condizione
tutta speciale. Durante la guerra Torino diventa la
città dell’intenso lavoro, (Iella produzione affannosa,
dell'offerta sempre più cospicua di prodotti ad uso
bellico. L'attrezzatura sviluppatasi negli anni pre
cedenti trova nuovo elaterio ed aumenta contempora
neamente il numero degli operai. A 220.000 se ne
calcola l’ammontare nel periodo bellico mentre la
speciale politica economica del tempo accresce lo svi-
luppo della nostra città, e la trasforma in senso sempre
più industriale. Ma è dopo la guerra che Torino
trova le basi del suo massimo sviluppo. Disgraziata
mente parte del nuovo incremento ha origine nel
l'inflazionismo creditizio e non in reali migliorate
condizioni di risparmio e di affari. La caduta della
Banca Italiana di Sconto e del gruppo Perrone aveva
messo in condizioni particolarmente difficili il Pie
monte; parte dei risparmi della sua robusta e previ
dente popolazione vennero distrutti dal grave ci
clone finanziario. Le industrie meccaniche, cotoniere
e laniere che erano già state favorite nel periodo bel
lico troveranno nell'inflazione nuove ragioni di svi
luppo. Intanto i salari che abbiamo visto crescere
fino alla guerra, non arrestano il loro movimento
ascensionale neppure durante il conflitto. Il K. Ispet
torato del Corpo delle miniere di quel tempo ci offre
dati che ci fanno meditare. Ad esempio rileviamo
che dal 1914 al 1918 i salari medi giornalieri per le
industrie minerarie salgono da 3,15-4,25 a 6-9 lire;
quelli per le industrie metallurgiche e mineralurgiche
da 4 a
8
; da 2,75-3,80 a 3-4; da 3-4,50 e 5-8 lire, ecc.
a seconda delle diverse attività; i salari cominciano
a seguire il movimento dei prezzi e qualche volta a
sopravanzarlo. Sarà dopo il 1919 che i prezzi, causa
l'inflazione, trascineranno maggiormente i salari con
non lieto conseguenze economiche, sociali e psicolo
giche.
Quali le condizioni della nostra industria nel pe
riodo che va dal 1920, anno in cui si profila una gene
rale restrizione, fino alla metà del 1921 al 1928-29
non è il caso di ripetere, essendo il ricordo assai vivo
in noi.
Alla crisi economica del 1921 s’accompagna la
grave crisi superata con mano ferrea dallo Stato
fascista a cominciare dui 1922, mediante l’imposizione
dell’autorità politica dello Stato sui gruppi professio
nali. E qui comincia la ricostruzione economica che
va, bisogna ricordarlo, di pari passo con la liquida
zione delle pendenze belliche.
Tuttavia nè crisi nè turbamenti politici arrestano
lo sviluppo industriale torinese, sebbene le restrizioni
nel credito intervenute in occasione della crisi del
1921 mettano molte industrie in difficoltà. A queste,
l'industria torinese riesce a far fronto con energie vi
tali proprie, con sane organizzazioni e sopratutto con
una volontà mai venuta meno nei nostri industriali.
Anzi nell'industria metallurgica si nota, proprio nel
1922, anno industrialmente e politicamente delica
tissimo, un aumento nelle assunzioni operaie, un
aumento nella produzione e nell’esportazione. Così
pure avviene nelle industrie tessili e dolciarie.
La statistica della disoccupazione torinese confron
tata con quella del Regno dimostra la valida effi
cienza della nostra industria in quei tempi. Tale effi
cienza riesce a vincere, meglio che in altre regioni,
le difficoltà generali economiche e l’indice dei salari
segna un continuo aumento dal 1913 al 1922. Da una
inchiesta della ('amera di Commercio di Torino del
1925 si rileva la salda compagine industriale della
città, che riuscì a riprendersi prontamente dopo la
guerra; segno anche questo della sua originaria sa
nità industriale, a tutto vantaggio della compagine
professionale torinese.
* « *
La crisi che viene a colpire l’Europa non poteva
certo risparmiare Torino; tuttavia lo sforzo industriale
della nostra regione diretto a conservare quel dominio
che aveva acquistato negli anni, si palesa sempre
più notevole.
Secondo il censimento industriale del 1911, vi erano
a Torino 5151 aziende con 93.329 addetti; secondo il
censimento del 1927, esistono 11.923 esercizi indu
striali con 158.974 addetti. Prevalente su tutte la
industria meccanica con 2032 aziende e 44.546
ad
detti. Naturalmente la situazione dal 1927
ad oggi
ha avuto delle notevoli varianti. Seguono l’industria
del vestiario
ed
arredamento (3678 aziende
e
17.851
addetti)
quelle
dei trasporti
e
comunicazioni (71
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