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La lapida dw ricorda II Bofgio sulla caaa di via Marcanti

nalla qual* agli abitò

ci appare come uno studio fatto con grande cura,

compiutezza e precisione, badando solo all'essen­

ziale, sobrio, rapido, animato.

Beltà, perfetta è l’edizione.

* * *

Pier Carlo Boggio era nato nel 1827 a Torino:

ventenne, dopo che già aveva collaborato alla Goz­

zetta Italiana della Principessa Beigioioso in Pa­

rigi, fu chiamato da Cavour fra i fondatori del

Risorpimento. Allontanatosi e riavvicinatosi più

vohe all'importante giornale, ne ebbe la direzione

quando Cavour succedette al I)'Azeglio nella pre­

sidenza del Consiglio dei Ministri, e vi diede par­

ticolare attività nel 1856 con articoli numerosi e

vivaci sulle questioni vitali del momento.

Esercitava l'avvocatura e gli furono affidate cause im­

portanti : insegnò all'Università di Torino dal '54,

e dal '61 vi tenne la cattedra di Diritto Costitu­

zionale come professore ordinario.

Era uomo di carattere battagliero, focoso, estroso,

così che ebbe anche una serie di duelli e ver­

tenze. Alla Camera piemontese e poi alla Camera

nazionale, fece sentire la sua voce in tutte le

discussioni di maggior rilievo : « il più aggressivo »

dei deputati, come fu definito: d'intuizione pronta,

caustico e fecondo.

Fu sostenitore della politica cavouriana in tutto quel

mirabile lavoro di preparazione che condusse alla

guerra risolutiva del ’59 e ’60: e ciò è confermato

dai lineamenti che in quella politica egli traccia,

nella sua amplissima « Storia politico-militare del*a

guerra dell'indipendenza italiana 1859-1860 com­

pilata su relazioni e documenti autentici » oltre

che dagli innumerevoli opuscoli, libri, articoli, coi

quali trattò le questioni che furono via via fulcro

e leva dell'azione del grande Statista. Questi scom­

parso. analizzando, alla Camera, con un discorso

coraggioso e inesauribile, la situazione e gli errori

che avevano causato il triste episodio di Aspro­

monte, a ragione esclamava: c se una incompa­

rabile sventura non ri ave&se colpiti, se noi aveMÌmo

ancora il conte di Cavour, non avremmo avuto

Aspromonte ». Yien qui a proposito di ricordare

una biografia di Garibaldi, dal Hoggio scritta con

spirito entusiastico, mentre >i compiva l'impresa

di Sicilia, nel 1860: biografìa che ebbe dieci ri­

stampe in un anno, e. tradotta in inglese e in fran­

cese, fu stampata anche a Londra e a Bruxelles.

Essa è pure una dimostrazione che l'autore, nono­

stante la sua ferma posizione di liberale moderalo,

e nonostante quel suo temperamento polemico e

difficile, era uomo di larghe vedute politiche, di

nobile animo e di generosa fede, che sentiva e

operava come elemento non disgregatore ma unifi­

catore di tutte le grandi forze nazionali, senza dub­

biezze, diffidenze, angustie di mente o di cuore.

Nè meno interessante ci appare, dalla rievocazione

di E. Amicucci. un altro aspetto del pensiero e del­

l'opera del Boggio, che si occupò a lungo e a

fondo della « questione romana ». Nelle sedute del

marzo '61, Cavour, chiudendo un suo famoso di­

scorso con la nota formula: « libera Chiesa in

libero Stato » dichiarava: « Sono lieto di trovarmi

adesso particolarmente d'accordo con l'onorevole

Boggio, come già lo ero teoricamente, quando egli

pubblicava un suo pregevole scritto sulle relazioni

della Chiesa e dello Stato ». L'allusione di Cavour

va ad un'opera pubblicata dal Boggio alcuni anni

prima: « La Chiesa e lo Stato in Piemonte »; ma

questi aveva partecipato anche alla discussione di

quei giorni alla Camera, ed aveva preceduto im­

mediatamente il Cavour con un discorso eloquente,

chiuso nei termini che oggi possono sembrarci pro­

fetici, come giustamente osserva il suo biografo:

« Le labbra del Pontefice si riapriranno ancora una

volta per benedire l'Italia risorta in Campidoglio ».

Non cessò più tardi di occuparsi del grave pro­

blema. e si recò anche a Roma dove ebbe un col­

loquio di singolare importanza con Pio IX. nel 1865 :

ma anche a questo riguardo, tempi e possibilità

erano ormai mutati, dopo la morte di Cavour.

* * *

Nel

1848,

Boggio aveva visto partire per la prima

guerra dell'indipendenza nazionale il suo amico più

caro, il quale aveva indirizzato a lui l'ultimo sa­

luto : Augusto Cavour. « Carissimo Amico, stanotte

alle tre riceviamo Taspettatissimo ordine di partire.

T i scrivo subito per darti un ultimo bario, un

ultimo addio. Spero rivederti quando indipendente

sarà la Patria. Se questo non sarà, più niente spe­

riamo per noi. Non però lascio ogni speranza di

vederti oggi fuori od al passaggio del Reggimento,

poiché viste le moltissime faccende che ho, sì in

casa si in quartiere, non mi posso recare da te.

« Saluta e da* l'addio ad Alfieri, non so se lo potrò

vedere.

« Addio carissimo amico. I voti del caldissimo cuo-e

ci assisteranno, pensa a me. Tutto tao A. Cavour ».