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passati e probabilmente anche i genitori

s eran alfine placati. Chi gli era com­

pagno d'infanzia si vantava dell amicizia

come lo può fare chi è onorato da spe­

ciali attenzioni da un sovrano, chi un

tempo forse I aveva deriso ora giurava

d'essere sempre stato certo della sua

magnifica riuscita, tutti poi ballavano

dalla gioia che Bosco, il loro Bosco

onorasse la citta colla sua permanenza

quando la stessa Londra non l’aveva

potuto avere.

Naturalmente venne subito chia­

mato da S. M. la Regina e la prima

rappresentazione avvenne alla presenza

della corte e dei più ragguardevoli per­

sonaggi. Il sovrano gradimento ed il

popolar plauso lo tennero nella sua

patria oltre sei mesi.

Torino in quei tempi era giornal­

mente mèta di illustri personaggi stra­

nieri, ambasciatori e lords. industriali

di tutto il mondo, nobili ed ufficiali

delle varie nazioni. Costoro onoravano

i trattenimenti di Bosco, il cui nome o

le cui gesta già avevano ammirato nella

loro nazione.

Ma Bosco non poteva star fermo.

La sua luminosa stella gli indicava nuove

mète, e l'Italia tutta lo richiedeva.

Eccolo a Milano, a Modena, alla

corte di Parma, a Firenze, ricevuto ed

apprezzato dal Granduca e dal Re delle

Due Sicilie in quel tempo di passaggio

m Toscana. Poi per Livorno e Roma

giunge infine nel 1837 a Napoli dove

subito è chiamato da S. M. la Regina

Maria Cristina di Sardegna, che già

l'aveva applaudito a Torino, a dar spet­

tacolo nella reale villa della Favorita

dove naturalmente convenne anche la

famiglia reale.

A Napoli Bosco volle con gentile

pensiero dare prova del suo buon cuore

offrendo uno spettacolo benefico in prò

dei colerosi al teatro del Fondo. Questo

tratto di vera pietà e disinteresse gli

attirò l'ammirazione di tutto il popolo napoletano

che corse in folla ad applaudire i suoi giochi miste­

riosi, per cui durante la sua lunga permanenza il

teatro segnò sempre un esaurito nonostante che il

trambusto creato dal morbo rendesse difficili i mo­

menti.

Ed a Napoli noi lasciamo il nostro protagonista

per non tediar oltre il lettore col ripetere quelle

che furono sempre le stesse grandiose accoglienze.

L'Europa tutta fu percorsa più volte da questo

instancabile torinese, e la stessa America, come ci

illumina il citato articolo dell'enciclopedia francese,

fu teatro delle sue gesta gloriose. Peccato che gli

itinerari di oltre oceano ci siano «conosciuti, per

quanto si possa immaginare le platee

di

Buenos Aires

invase da urlanti gauchos e quelle

di

New York

gremite dalla nuova aristocrazia

del

denaro allora

sorgente.

Ci è

stato tramandato

invece qualche pr>

gramma di spettacolo.

Giochi di palle invisibili, carte volanti, sparizione

ed apparizione della iuna nel fazzoletto, il canarino

obbediente ai comando degli spettatori, il morto

risuscitato, la bottiglia vesuviana in eruzione e così

di questo passo. Se si pensa che i numeri di cui

disponeva Bosco eran 75, si può immaginare quale

fosse il suo armamento fisico meccanico, come allora

era chiamato.

Persm canzoni, e poesie furon dedicate al nostro

Bosco e celebre fra tutte era quella che si cantava

sull'aria « L ’amour, l'amour, !'amour » e che comin­

ciava coi versi:

Perchè attoniti e senza respiro

stan costoro: A chi evviva si fa?

È un demonio bizzarro che in giro

sotto il nome di Bosco sen va.

La canzone era stata composta dal Sig. Belfort,

impresario teatrale parigino, e seguì con fortuna il

Bosco nel suo lungo peregrinare.

a