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vede nei ritratti del tempo se alla maglia di seta si

sostituisse la corazza.

La bacchetta magica e le braccia conserte hanno

un insieme di re democratico.

Bei capelli inanellati, occhi grandi ed incantatori,

faccia da galantuomo.

Quando appariva in scena la sua stessa personalità

s'imponeva prima ancora dei suoi prestigi.

Incantava con un sor­

riso, dominava la folla nel

gesto di saluto: si com­

prendeva che a lui dove­

vano ubbidire le forze na­

scoste della natura e gli

uomini stessi.

Bell'uomo adunque e

certo suscitatore di palpiti

femminili per quanto la

storia non dica.

Se poi alla bellezza uni­

va il richiamo della sua

arte, il successo doveva es­

sere incontrastato.

Arte?

Non creda il lettore

che l'arte del prestigiatore

veramente degno di tal

nome sia da paragonarsi a

quegli improvvisi destreg-

giatori che si producono

negli odierni caffè-concerti

o nei varietà dei cinema­

tografi!

É un'arte per la quale

si nasce con speciali dispo­

sizioni, e gli stessi gioco­

lieri giapponesi (quelli autentici) che non è molto

deliziavano le platee del mondo, mettevano in grande

evidenza quale differenza passasse tra loro... e quelli

improvvisati.

* * *

La sua vita avventurosa attraverso l'Europa è

possibile ricostruirla almeno sino ad una certa data,

1837, in quanto esiste un interessante libretto edito

a Napoli in tal anno, dal non breve titolo: « Curiose

avventure - e - brevi cenni sulla vita - di Bartolomeo

Bosco da Turino -Esimio prestigiatore -ed -Inventore

della magia egiziana - con un compendio nominativo

di dilettevoli giochi - di fisica e di meccanica da lui

ritrovati - Napoli - Dalla Stamperia e Cartiera del

Fibreno - Largo S. Domenico Maggiore N ° 3 - 1837 ».

Il

libretto di 38 pagine era evidentemente un opu­

scolo reclame del tempo, sui cui fogli si saran posate

avide le pupille dei sognanti napoletani i quali, in­

tessendo commenti preparavano convenientemente

lo spinto alle future rappresentazioni.

Nonostante che il colera facesse strage nei popo­

losi e non troppo puliti quartieri della città meravi­

gliosa. fors'anche i napoletani avran pensato che

l'inventore della magia egiziana (poveri jerofanti un

tempo splendenti di ori e simili a dèi non foste dunque

voi coloro che scendeste a competere col gran Mosè

a crear serpi e magici prodigi?) avrebbe colia sua

fatata bacchetta allontanato o fatto sparire il morbo

come faceva colle carte e coi fantasmi, coi vivi e cogl

oggetti più disparati. Certo è che anche a Napoli,

Bartolomeo Bosco, deliziò il popolino dopo aver

deliziato la Sovrana.

Ma il nostro colto e rispettabile pubblico desidera

certo che noi procediamo con ordine, e vorrà sapere

del suo Bosco fin da quando era bambino!

Lo accontenteremo con la miglior grazia.

Taluno forse avrà pen­

sato che il nostro Bosco

fosse figlio di qualche sal­

timbanco se non addirit­

tura figlio della strada.

Niente di più errato. Le

cronache ci descrivono i

genitori come gente dab­

bene ed onesta, fornita di

mezzi, tanto che all'età di

sette anni il nostro futuro

re dei prestigiatori era

stato posto in collegio per

avere una regolare e fon­

data educazione. Ciò ci

dimostra come un lusso

simile non sarebbe stato

possibile ad una umile fa­

miglia!

Ma le discipline scola­

stiche non eran fatte per

lui.

Bisogna credere ad una

predestinazione se il bim-

betto fin da allora « desi­

derio vivissimo pungealo di

apprendere quest'arte, ed

una inconcepibile forza lo

entusiasmava sempre, e vedesse o parlare udisse di

quei comuni giocolieri, che il più delle volte privi

di gemo, trattengono il pubblico con limitate o vol­

gari operazioni ».

È naturale quindi che anche in collegio seguisse

questo suo istinto che era in lui la sua stessa natura

e passasse i giorni ad inventare giochetti da far stra­

biliare i compagni ed i maestri che non gli lesinavano

le legnate! E se pensiamo che in collegio egli vi rimase

per ben nove anni, le battiture non dovettero essere

poche o per lo meno in numero inversamente propor­

zionale a quello dei punti di merito ottenuti. Non

sappiamo se qualche suo professore lungimirante

abbia qualche volta ammonito i parenti a non insi­

stere o meglio ancora li abbia fatti edotti di quale

fortuna essi stavano per essere beneficiati, scono­

scenti versp il Creatore che li aveva donati di un

figlio dalle mani prodigiose... Certo oggi un bim-

betto come Bartolomeo Bosco non sarebbe stato a

marcire tanto tempo in collegio, ma avrebbe guada­

gnato fior di dollari emulando in contratti Jachie

Coogan e fatto piangere di gioia la madre ed il padre

al suono di monti d'oro.

Ma che cosa mai poteva rappresentare, per una

ben nata famiglia del 1800 e torinese per giunta, un

figlio che non divenisse od un onesto commerciante,

speculante sul metro, od un quasi dottore se non

almeno uno scriba in qualche pubblico impiego?

Giocoliere, saltimbanco, prestigiatore era scen­

dere all'ultimo livello sociale, ed io penso ai pianti

m

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