a sua Torino e nel lungo peregrinare gli furon com
pagni i pochi scampati alla prigionia. Attraverso i
Balcani, l'Ungheria, traendo sostentamento dalle sue
prodigiose dita, sempre allegro e pronto a stordire
i semplici montanari ed i poveri pastori che lo pren
devano alle volte per lo stesso demonio, giunse, dopo
sei anni di assenza, in vista del colle di Soperga tanto
desiderato e sognato.
Ma le immaginate lacrime di gioia ed il suo pre
parato discorsetto non divennero realtà!
Bosco si trovò di fronte l'inflessibile anima pie
montese che non rimase colpita dalle sue prodezze
e che anzi continuò con ogni mezzo a dimostrargli
la ripugnanza che nella famiglia destava la sua arte.
Le continue ma inutili rimostranze perchè desi
stesse dalla vita di ciarlatano s'infransero contro l’in
vincibile passione per gli esercizi a cui si sentiva
chiamato. Egli era venuto col cuore alla mano e
veniva accolto più freddamente che al momento della
sua partenza. Lo sostenne, in questo frangersi di
tutti i suoi più cari sentimenti, l'intuizione che la
carriera a cui si sentiva predisposto gli avrebbe infal
libilmente aperto le vie della gloria e della fortuna,
per cui, decise di ripartire ritornando in quella
Russia dove con tanta gioia era stato accolto, dove
ebbe principio la sua carriera, dove infine il suo
talento era stato apprezzato, riconosciuto e sopra
tutto lautamente compensato.
Partito povero ed oscuro soldato dalla sua To
rino, ora la lasciava in una elegante carrozza da
viaggio, e di tappa in tappa trionfalmente raggiunse
la Polonia e quindi la Russia spingendosi sino a Pietro
burgo dove venne accolto con grande onore. Anche
nella capitale suscitò così caldi entusiasmi che lo
stesso Zar, curioso di tutto quanto era occidentale,
lo volle a corte, ed egli
coi suoi spettacoli formò
la delizia e l'ammirazione
del sovrano e dell 'infinita
schiera di granduchi e di
boiardi che mai in vita loro
così giocondamente si era
no divertiti.
Dalla sua partenza a
tutto il 1828 troviamo le
altre capitali d'Europa in
vase da frenesia al solo suo
nome: Berlino l’accoglie e
lo ospita per molto tempo.
Varsavia lo rivuole, Potsdam
e Londra se lo contendono.
Egli giunge in queste città
preceduto dal suo magico
nome, mentre già altre me
tropoli attendono, come
una grazia, che egli si rechi
anche da loro. Non è quin
di solo un fenomeno mo
derno. quella curiosità col
lettiva che invade le folle e
le fa restare per giornate
sotto il sole
o la pioggia
per poter vedere
in
carne
ed ossa, per
un solo
istante,
Charlie Chaplin, o Greta
Garbo! Già prima il nostro
SirSm.-L
iUiVL
Bosco aveva provato tali ebbrezze che egli accolse
sempre sorridente e modesto senza inorgoglirsi
troppo.
Nuove glorie ed altre ricchezze egli raggiunse a
Vienna dove, come al solito, l’imperatore Francesco I
lo volle a corte. E la corte di Vienna era certo qual
cosa di meglio, di più raffinato che non la fredda ed
ancora primitiva residenza russa!
Ma quel che dimostra, se ancora occorresse, la
potenza e la gloria raggiunta dal Bosco, sta il fatto
che proprio in Vienna la prima rappresentazione la
diede alla presenza del l'imperatore, tanto ormai era
solida la sua fama.
Per ben cinque anni egli percorre l’Austria e
l'Ungheria che aveva traversato in parte da soldato;
di nuovo la Germania, dove, reclamato a gran voce
dai cittadini di Amburgo, vi si reca infine.
Incredibile fu l'accoglienza che gli si preparò. Lo
stesso Bosco, che ormai non avrebbe dovuto far caso
agli applausi ed ai deliri, narrava commosso le feste
indimenticabili che aveva ricevuto.
Ed Amburgo che non aveva castelli reali da aprire
al glorioso torinese e che più non sapeva come ono
rarlo, gli conferì, come si farebbe oggi per un gran
scienziato, la palma accademica della locale Accademia
di Belle Arti in vista del suo straordinario talento e
della propria riconoscenza.
Non sappiamo se Bartolomeo Bosco avesse un
segretario che ogni mattina gli rendesse conto di
tutte le suppliche di cittadini delle più lontane con
trade che chiedevano l'onore della sua presenza, ma
presumibilmente una gran difficoltà di scelta doveva
presentarsi al grand’uomo allorché da una città do
veva trasferirsi. Come dir di no a sovrani, a principi,
a signorotti, a ricchi mercanti... a tutto il mondo?
Pregandoli di un po' di pa
zienza, il nostro Bosco ac
contentò tutti.
Da Amburgo si trasfe
risce in Danimarca dove
S. M. il Re lo voleva nel
suo castello di Fredersberg
prima di concederlo al de
siderio dei suoi amati sud
diti, ma dalla Francia, che
finora aveva trascurato,
viene reclamato a gran vo
ce. Eccolo a Parigi nel 1833.
Le Tuilleries si aprono per
lui immediatamente e Fi
lippo I e tutta la corte lo
applaudono freneticamente
rilasciandogli luminosi atte
stati e ragguardevoli com
mendatizie in segno di sti
ma e di ammirazione. E
se pensiamo che Parigi da
secoli era il centro della
buffoneria, il regno di tutti
gli avventurieri,
giocolieri,
prestigiatori,e similegenia,
l'incontrastato successo di
Bosco d conferma di quali
straordinarie doti doves-
__
sero essere mutate le sue
« r j r V i S velocissime mani.
citarli
idi hi
e
Ut»!




