B A R T O L O M E O
B O S C O
PRESTIGIATORE TORINESE
F
olle silenziose, rattenenti il respiro e poi scat
tanti in applausi, granduchi e zar più curiosi
di bambini, i palazzi imperiali e reali di Francia,
d’Austria, di Germania, di Danimarca e d'Italia, i
teatri rigurgitanti di popolo, di dame, di lavoratori
e di gentiluomini, ecco i luoghi e le platee di un ce
lebre torinese dimenticato da noi tutti.
Applausi alla voce in tutte le lingue, battimani
che minacciavano di spegnere le candele sul proscenio
o le fumose lampade a petrolio delle sale d'allora,
popolo in delirio che accompagnava il drappello dei
banditori e dei suonatori di clarino e di trombone
che nelle vie delle metropoli annunciavano la pros
sima esibizione, di uno dei più celebri e famosi pre
stigiatori che mai sian apparsi sulle scene del mondo.
Ai colpi assordanti delle trombe e delle trombette,
al rullare dei tamburi il banditore avanzava gloriosa-
mente nelle vie cittadine fra le folle che contempla
vano i cartelloni dicenti mirabilia da parte dell’uomo
insignito da infinite medaglie e decorazioni, come un
grande ministro d’uno Stato potente, lontano e
misterioso.
Tanto poteva la fama che precedeva il nome del
nostro uomo che significava miracoli e meraviglie,
ammirazione che sbalordiva, potenza quasi magica e
soprannaturale!
E la brulicante carovana dei mocciosi disordinata
e pur magnifica che seguiva il frastuono si accordava
aN’anima dei tempi che nonostante tutte le guerre,
gli splendori di nuovi imperi, le scoperte di nuovi
pianeti e nuove terre, restava primitiva ed assetata
tanto di squilli alti e chiari di lucidi ottoni, quanto
di tutto ciò che le dava il senso del magico anche se
il prestigio avveniva attraverso le esibizioni di un
audace giocoliere.
Il cui nome, non certo aristocratico, suonava
Bartolomeo Bosco.
Se un giorno Torino intitolasse una delle sue
strade a questo suo figlio che corse il mondo fra
applausi precorrendo i fanatismi che solo un Tamagno
poteva suscitare, forse qualcuno direbbe che i padri
censori avrebbero potuto, fra tante glorie cittadine,
sceglierne una migliore.
Ma costoro ignorano certo che il nome del Bosco
è ricordato in quasi tutte le enciclopedie non solo
italiane come quelle del Boccardo e del Treccani, ma
anche in quelle estere, il che spero, dimostrerà come
non ci muova, nel magnificare e ricordare il citta
dino, un esagerato amor di campanile.
Il
lettore che voglia preferire alle citate opere il
Nouveau Larousse illustri troverà sotto tal voce:
« Bosco (Bartolomeo). Célèbre prestidigitateur
italien, né à Turin en 1793, mort près de Dresde
en 1863. Soldat a dix-neuf ans. il fut fait en 1812,
prisonnier an Russie. Rendu à la liberté, il utilisa
son talent d’escamoteur, et, grice à sa merveilleuse
adresse, acquit une grande réputation, non seulement
en France, mai dans les principales villes d'Europe et
d'Amérique ou. pendant presque un demi-siède, il
donna des séances de prestidigitation, et fit des
tours de cartes tout à fait extraordinaires ».
Le non brevi parole esplicative, inquadrano l’uomo
e ci dispensano da altri elogi.
La fantasia di ognuno corre a Napoleone ed a
questo suo soldato che sarà stato il prediletto dei
compagni nelle lunghe marce o nei riposi sotto la
tenda dove con i suoi giochi meravigliosi di bottiglie
e di carte, e la sua favella torinese, avrà fatto sì che
le ore fossero liete pur sotto la minaccia del cannone.
• * *
Nei modernissimi nostri tempi in cui possiamo
assistere alla scomposizione dell atomo, Bartolomeo
Bosco avrebbe destato certamente molto interesse
ancora, e richiamato folk come avvi»
- gli
italianissimi Fratellini, o per Grog, o per Charlie
Chaplin, anche se costoro agiscono in campi diffe
renti ma pur attinenti sempre al circo ed al diverti
mento inusitato.
Ma quando Bosco regnava, sovrano assoluto, nel
mondo delle illusioni, il suo nome, anche senza radio
e telegrafo, correva sulle bocche di tutti come I espres
sione del non plus ultra di destrezza.
Eran nate anche espressioni e modi di dire al
riguardo.
Quando l’amico, per scherzo o con consapevo
lezza, faceva elegantemente sparire un qualcosa lo si
ammoniva « di non fare il Bosco ».
I
borsaiuoli che con scaltrezza toglievano il porta
foglio o l’orologio, venivan chiamati «Bo sco »; chi
in una partita a carte mescolava un po' troppo bene
gli assi ed i re, lo si invitava a non fare il Bosco.
La massaia o la signora che invano cercava nel cas
setto un nastro od una spilla introvabile ripeteva
fra sè, quasi a consolarsi: «si direbbe che c'è stato
Bosco» e così per tutti i casi più strani della vita
nei quali gli oggetti scomparivano o si cacciavano nei
più assurdi luoghi.
E queste espressioni non eran solo torinesi, ma
correvano da Mosca a Parigi, da Madrid a Londra,
da Buenos Aires a Costantinopoli.
Seguire l’itinerario del torinese nei suoi 50 anni
di prestidigitazione e di destrezza è cosa ardua, perchè
se dovunque si parla di lui, documenti non esistono,
quasi come accadde all'araba fenice.
Faremo del nostro meglio col materiale esistente
nella nostra civica Biblioteca, gelosa custode di tanti
nonnulla che col tempo acquistan valore come si
tramutassero in preziosi incunaboli.
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Fisicamente Bartolomeo Bosco appariva bello e
virile, di membra ben proporzionate e muscoloso
come un lottatore. Un condottiero del ‘500 come si




