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La figura di monsignor Vibò si identificava con il modello seicentesco di vescovo,
essenzialmente politico e giurisdizionale, più che con il modello «pastorale» diffu-
so nel Settecento
20
. La famiglia Vibò, proveniente da Chambéry, nei primi anni del
Seicento aveva fatto fortuna nella segreteria ducale, ottenendo titoli e feudi e il
monopolio della commenda dell’abbazia di Rivalta. Lo stesso Michele Antonio
Vibò (1630-1716), laureato in diritto canonico e civile presso l’Università di Tori-
no, era stato consigliere ducale e abate di Rivalta, ma aveva poi lasciato il Piemon-
te per ricoprire incarichi politici al servizio della curia romana come internunzio a
Parigi, vicario amministratore a Ravenna e governatore di Carpentras. La nomina
di Vittorio Amedeo II alla diocesi di Torino lo aveva riportato in città nel 1690.
Di taglio essenzialmente politico e militare sono due brevi narrazioni, la
Relazio-
ne dell’assedio della città di Torino
e la
Relazione della battaglia
, inviate da monsi-
gnor Vibò a papa Clemente XI il 13 settembre 1706
21
per ragguagliare le autorità
pontificie sull’assedio, di cui egli era stato, come scrisse, «testimonio oculare».
Con notevole padronanza di strategia e di tattica bellica, l’arcivescovo descrisse
l’andamento della campagna militare e fece un dettagliato bilancio delle perdite
su entrambi i fronti, senza alcun accenno ad aspetti religiosi o devozionali, come
peraltro era nello stile delle corrispondenze dell’epoca tra i vescovi e la segreteria
di Stato di Roma. Nelle lettere di accompagnamento di queste
Relazioni
monsi-
gnor Vibò espose al pontefice e al segretario di Stato Fabrizio Paolucci anche i
danni subiti dalla mensa arcivescovile, che traeva le sue rendite da diverse comu-
nità della diocesi, e i cui beni erano stati «dilapidati dai francesi», con incendi
delle abitazioni dei massari, «uccisione de’ medesimi» e razzia di fieni e grani,
anche quelli per la semina
22
. La mensa arcivescovile necessitava perciò di un aiuto
economico, al fine di riparare le abitazioni e ristabilire la produttività dei terreni.
Poco tempo dopo, in ottobre, l’arcivescovo inviò al pontefice una lettera per dele-
gare un proprio procuratore, l’abate Carlo Orazio Rovillio, a compiere la visita
ad
limina
che gli ordinari erano tenuti a effettuare ogni tre anni
23
. Qui le violenze
della campagna di guerra emergono più duramente, compresi episodi sacrileghi,
ma si accenna anche all’intensità delle pratiche devote e di carità che durante l’as-
sedio avevano coinvolto il clero e tutti i cittadini, e particolarmente i canonici
della chiesa metropolitana.
LE
«
TANTE SUPPLICHE DEGLI ASSEDIATI
». Una cronologia precisa delle pratiche
devote promosse dalla città durante l’assedio ci è offerta dagli Ordinati del Consi-
glio comunale. Il quadro che ne emerge è piuttosto variegato e composito. In
primo luogo, nella ricerca della protezione soprannaturale, la città elesse tre nuovi
comprotettori, san Francesco di Sales, santa Deodata (24 maggio) e san Francesco
da Paola (12 agosto)
24
, che si aggiunsero ai protettori tradizionali, san Giovanni
Battista, san Secondo e i santi Avventore, Solutore e Ottavio (la cui chiesa dei Santi
Martiri era officiata dal 1577-1578 dai padri gesuiti). Già l’anno precedente, il 1°
giugno 1705, sempre a motivo della guerra, erano stati eletti comprotettori della
20
Sulla figura di monsignor Vibò si veda M.T. S
ILVESTRINI
,
La Chiesa, la città e il potere politico
cit., pp. 1157-
1158.
21
G. F
ROLA
,
Due relazioni importanti inedite dell’assedio e della battaglia di Torino
cit., pp. 3-8.
22
Ibid
., pp. 2-3. Il capitolo della metropolitana calcolò in 34.000 lire i danni subiti durante l’assedio: F. R
ONDOLI
-
NO
,
Vita torinese durante l’assedio
cit., p. 293. Diversi edifici ecclesiastici di Torino subirono danneggiamenti che
il Consiglio municipale avrebbe aiutato a sanare nei mesi successivi. Furono invece distrutte, fuori le mura, la chie-
sa di Pozzo Strada, fatta saltare in aria dai francesi, e la chiesa del Beato Amedeo presso il Regio Parco. Si veda-
no: ASCT,
Ordinati
, vol. 237, 1707,
passim
; F. R
ONDOLINO
,
Vita torinese durante l’assedio
cit., pp. 294-295; L
UCIA
-
NO
T
AMBURINI
,
Le Chiese di Torino dal rinascimento al barocco
, Torino: Le Bouquiniste, 1977, pp. 421-430.
23
La lettera è pubblicata in A. M
ANNO
,
Relazione e documenti sull’assedio di Torino nel 1706
cit., pp. 479-482.
24
ASCT,
Ordinati
, vol. 236, cc. 145-146, verbale della seduta del 24 maggio 1706 e c. 282, verbale della seduta del
12 agosto 1706.
Giovanni Antonio Belmond, Sant’Antonio da Padova,
eletto comprotettore della città durante l’assedio, inci-
sione in rame, 1751 (ASCT,
Collezione Simeom
, D 2293).




