Table of Contents Table of Contents
Previous Page  158 / 336 Next Page
Information
Show Menu
Previous Page 158 / 336 Next Page
Page Background

158

immunità agitavano minacce di scomuniche e di interdetto contro le autorità lai-

che. Ma di questa delicata vicenda le fonti relative all’assedio non contengono

alcun cenno, separando così la sfera dei rapporti politici tra Vittorio Amedeo II e

la curia romana da quella del culto e della devozione e sottraendo la figura del

sovrano a ogni rischio di delegittimazione religiosa.

GLI SPAZI SACRI URBANI

. A inizio Settecento la geografia degli spazi sacri di Tori-

no, unica sede arcivescovile del Piemonte, era caratterizzata, come nelle altre città

italiane, dal policentrismo dei luoghi di culto e dal pluralismo dei soggetti sociali

che a essi facevano riferimento

9

. Il nunzio, come si è visto, non era più presente,

mentre vi era ancora l’inquisitore, padre De Gubernatis. L’arcivescovo Vibò era

l’autorità ecclesiastica più prestigiosa e, insieme con il capitolo della cattedrale

metropolitana di San Giovanni, era al vertice del clero secolare, composto di circa

ottocento sacerdoti e chierici residenti in città, occupati nello studio o nella cele-

brazione di messe presso gli altari delle diverse chiese e delle cappelle private

delle dimore aristocratiche. Dall’arcivescovo dipendevano gli uffici di curia, il tri-

bunale vescovile e il seminario, fondato nel 1567. Il capitolo cattedrale, dotato di

ampia autonomia di governo interno e di un’antica tradizione, aveva il diritto di

nominare sia il curato della cattedrale di San Giovanni, la parrocchia più popolo-

sa della città, sia i parroci delle due chiese dei Santi Simone e Giuda e dei Santi

Marco e Leonardo.

Insieme con il clero secolare, erano protagonisti della vita religiosa torinese il

clero regolare, maschile e femminile, e le confraternite laicali, i cui insediamen-

ti nello spazio urbano rispecchiavano la storia recente della città. Rispetto ad

altre realtà italiane, fortemente plasmate da un vivace passato medioevale, la

fisionomia religiosa di Torino si era infatti riconfigurata a partire dalla seconda

metà del Cinquecento, a seguito del nuovo ruolo di capitale e residenza della

corte, della burocrazia e della nobiltà. Dapprima l’attivismo religioso dei laici,

con la fondazione, a partire dal 1563, di numerose nuove confraternite, poi, nel

Seicento, l’insediamento nella «Città nuova» di ordini religiosi tipicamente con-

troriformistici, invitati e sostenuti da duchi e duchesse di casa Savoia, avevano

reso più articolata e complessa la geografia dei luoghi di culto, senza tuttavia

modificare significativamente l’antica rete delle parrocchie che continuava a

rimanere fragile quanto a risorse economiche e umane. A inizio Settecento le

confraternite canonicamente erette erano nove, in parte stabilite presso chiese

parrocchiali e in parte presso proprie chiese, e a esse si aggiungevano numerose

aggregazioni di laici con finalità religiose – compagnie e università di arti e

mestieri. Il clero regolare, più consistente di quello secolare, era rappresentato

da diciassette ordini religiosi maschili (oltre agli oratoriani di san Filippo e a tre

ordini residenti fuori le mura) e nove ordini femminili, ognuno con la propria

chiesa e convento o monastero

10

. Gli ordini più antichi (tra cui i domenicani e i

francescani) e quelli giunti a Torino prima degli ampliamenti seicenteschi (cister-

censi, carmelitani, agostiniani calzati, frati minori osservanti, barnabiti) avevano

i loro conventi nel centro cittadino, mentre gli ordini di più recente insediamen-

to erano invece stanziati nelle aree degli ampliamenti. Ordini religiosi maschili e

confraternite, spesso in competizione e in contrasto tra loro e con i parroci per

9

Si sintetizza qui il quadro della geografia ecclesiastica urbana delineato in M

ARIA

T

ERESA

S

ILVESTRINI

,

La Chiesa,

la città e il potere politico

, in

Storia di Torino

, IV, G

IUSEPPE

R

ICUPERATI

(a cura di),

La città fra crisi e ripresa (1630-

1730)

, Torino: Einaudi, 2002, pp. 1129-1140 in particolare, cui si rinvia per ulteriori indicazioni bibliografiche.

10

Gli ordini maschili contavano, compresi gli inservienti, 637 uomini e quelli femminili, comprese le educande,

658 donne; si veda F

ERDINANDO

R

ONDOLINO

,

Vita torinese durante l’assedio. 1703-1707

, Torino: Stamperia Reale,

1906, p. 5.

Friedrich Bernhard Werner,

Seminario Arcivescovale in

Torino

, incisione in rame acquerellata, [1730] (ASCT,

Collezione Simeom

, C 7292).